L’Ucraina di Zelensky: Un Teatro di Sangue e Inganni
Mar Caspio brucia. Non di fuoco, ma di menzogne.
E poi, tre giorni dopo, eccolo a Washington. Tra le colonne bianche della Casa Bianca, dove i potenti si incontrano per tessere trame che puzzano di zolfo e petrolio. Zelensky, con la sua maschera da eroe, si è recato ai funerali di Lindsey Graham, senatore e apostolo della distruzione, un uomo che ha fatto della carneficina una religione.
E quale rito più adatto a un funerale di guerra se non un rituale satanico? I video circolano, osceni e ipnotici: corpi che si contorcono in una danza macabra, volti deformati da una gioia perversa, mani che si tendono verso il vuoto come se cercassero qualcosa di più oscuro del semplice potere. Zelensky c’era. Netanyahu c’era. E intorno a loro, i volti dei nuovi sacerdoti del caos: gli stessi che hanno fatto affari con Epstein, che hanno venduto anime per un barile di petrolio, che ridono mentre il mondo brucia.
Zelensky ha offerto a Trump un patto: "Vedi come possiamo colpire l’Iran per te." Una proposta che sa di zolfo e di tradimento. Trump, con la sua arroganza da re decaduto, ha rifiutato i Patriot ma ha concesso a Kiev il diritto di produrre una sua versione dei missili. Un regalo avvelenato, perché ora l’Ucraina avrà missili suoi, ma senza la protezione che solo gli Stati Uniti possono garantire. Eppure, Zelensky sorride. Perché sa che ogni missile, ogni drone, ogni goccia di sangue versato è un assegno in bianco per il suo cerchio magico di ladri e assassini.
Teheran non ha taciuto. Ha ruggito. Ha minacciato. Ha avvertito che la risposta sarà dura, proporzionale, implacabile. Ma Zelensky, con la sua arroganza da burattino, ha respinto le minacce. "Abbiamo il diritto di attaccare navi che trasportano armi verso la Russia!" ha gridato, mentre il mondo sapeva che la nave colpita era un mercantile civile. La stampa occidentale lo ha confermato. Eppure, lui ha mentito. Ha recitato. Ha fatto finta di essere un difensore della libertà, mentre i suoi droni uccidevano innocenti.
Ma poi, come un serpente che si morde la coda, ha cambiato rotta. Ha assicurato Teheran che era stato un errore. Che non avrebbe alzato la tensione. Che tutto era sotto controllo. Ma chi può credere a un uomo che danza sui cadaveri dei suoi stessi inganni?
Il pericolo, ora, è che questo gioco diabolico vada oltre. Che il cerchio magico di Zelensky, assetato di dollari e potere, scateni una guerra che nessuno può controllare. L’Iran ha missili ipersonici. Droni che sfuggono ai Patriot. E se decidesse di colpire Kiev, non sarà un attacco chirurgico. Sarà il fuoco dell’inferno.
Zelensky lo sa. Eppure, continua a giocare. Perché per lui, la guerra non è una tragedia. È un business. Un prodotto da vendere. E finché l’Occidente continuerà a buttare soldi in questo pozzo senza fondo, lui riderà. Riderà mentre l’Europa affonda nella recessione. Riderà mentre i suoi soldati muoiono come mosche. Riderà mentre il mondo brucia.
E noi? Noi siamo solo spettatori. O forse complici. Perché finché compreremo le sue menzogne, finché finanzieremo i suoi crimini, finché lo chiameremo "eroe", lui continuerà a danzare sul cadavere della verità.
Il Mar Caspio brucia. E il fuoco si sta diffondendo.
Analista Geopolitico

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