Fa caldo e Governo e politica tacciono


Caldo estremo, WWF: “l’Italia in ginocchio per la crisi climatica, governo e politica fanno finta di niente”

Le 5 proposte dell’associazione per favorire la sicurezza climatica del nostro Paese

Con profonda tristezza e forte preoccupazione per ulteriori sviluppi del disastro climatico tra Nepal e Tibet, originato dal collasso di un ghiacciaio, l’Italia sta subendo l’ennesima ondata di calore con temperature record che per oggi si prevede raggiungeranno, in alcune regioni, i 45°C. Già ieri, in molte località si sono avute temperature record, ben oltre i 40°C. 

Da maggio a oggi in Italia e in Europa si sono registrati forti e costanti aumenti della temperatura, intervallati, in alcune regioni, da brevi perturbazioni che però hanno provocato fenomeni molto intensi e ulteriori danni.  Tutti i cittadini ne stanno soffrendo le conseguenze, a partire da quelle sulla salute, anche se i dati, per esempio quelli sulle morti premature, in Italia non sono disponibili, a differenza che in altri Paesi. Ma l’impatto è fortissimo su interi sistemi, a partire da quello idrico, e sull’economia. A rischio c’è quindi la sicurezza dei cittadini, dei settori economici e quella del Paese. ​

I dati di questa estate sono inequivocabili. Secondo Copernicus, giugno e luglio insieme sono stati i più caldi mai registrati nell’Europa occidentale, ben 2,79 °C sopra la media 1991-2020 e quasi 0,9 gradi centigradi oltre il precedente record del 2022. Questo ha colpito gli ecosistemi e la vita di milioni di persone.  ​

La fusione dei ghiacciai alpini sta trasformando gli ecosistemi di alta quota e aumentando la vulnerabilità dei territori montani. In Italia, oltre 90.000 ettari di foreste sono stati percorsi dal fuoco, con un aumento del 92% rispetto alla media degli ultimi vent'anni in questo periodo (49.000 ettari), con quasi un terzo dei roghi in aree protette. Temperature record, siccità, scarsità d'acqua e incendi mettono sotto stress anche la fauna selvatica: per questo il WWF ha chiesto alle Regioni di sospendere la caccia a settembre. ​

Anche mari e oceani hanno registrato temperature record. Secondo i dati forniti dal Copernicus Marine Service (CMEMS), il programma dell'Unione Europea per l'osservazione della Terra, per il Mediterraneo giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato. Le anomalie locali hanno raggiunto picchi estremi fino a 8 °C in più. A luglio l’acqua in alcune zone ha superato i 30°C.  

L’acqua dolce è sempre più la questione chiave e mette a rischio la sicurezza di tutti e del Paese. Con una siccità estesa e molto grave in molte zone di Europa, dalla Gran Bretagna al Reno e al Danubio, in Italia si sono registrate forti diminuzioni della portata di molti bacini, con il Po e molti altri fiumi in secca. Nel Delta del Po, la riduzione della portata ha favorito la risalita del cuneo salino.   ​

Nel frattempo, nelle città il caldo estremo ha aumentato il rischio per la salute e amplificato le disuguaglianze. Quest’estate, tutte le 27 città monitorate dal Ministero della Salute sono arrivate contemporaneamente al massimo livello di allerta per il caldo.  E il caldo non colpisce tutti allo stesso modo: sono più esposti anziani e fragili, lavoratori all'aperto e chi vive in case poco efficienti o quartieri con meno verde e ombra. ​

Nel complesso, però, mancano i dati sull’impatto sanitario: occorre rafforzare sorveglianza, prevenzione e informazione per i cittadini e gli operatori sanitari, anche solo per individuare le situazioni a rischio. ​

L’inazione costa all’Italia: dai campi ai conti pubblici 

Spesso si evidenziano i costi dell’abbattimento delle emissioni e della transizione energetica ed ecologica.  Ma non agire costa molto di più. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno causato in Italia circa 135 miliardi di euro di perdite economiche tra il 1980 e il 2023, circa 2.330 euro per abitante. Confartigianato ha calcolato su dati EEA il costo per l’Italia in 7,5 miliardi l’anno, 74,7 miliardi di euro tra il 2015 e il 2024. ​

Secondo uno studio del CMCC e del Politecnico di Milano, la siccità del 2015-2018 è già costata all'Italia 24,3 miliardi e 330.000 posti di lavoro in meno. Con un aumento della temperatura di 2 °C, salirebbe a circa 74 miliardi e 960.000 posti di lavoro, quasi tre volte tanto. 

Anche l’agricoltura paga il conto: il Joint Research Centre della Commissione europea segnala impatti severi sulle colture estive nel Nord e Centro Italia, mentre a livello europeo le previsioni di resa sono scese fino al 14% sotto la media degli ultimi cinque anni. ​

E il rischio è anche macroeconomico. Un’analisi del CMCC, con Deloitte Climate & Sustainability ed European University Institute, stima che nel 2050 i danni climatici potrebbero ridurre il PIL italiano tra il 2,2% e il 6% e raddoppiare il rischio di rifinanziamento del debito. È il possibile climate spread: il rischio climatico che dall’economia reale si trasferisce ai conti pubblici. ​

Il silenzio della politica 

Il WWF prende atto del fatto che, nel Governo, il solo ad accorgersi, dopo un lungo silenzio, dell’impatto del caldo e degli eventi estremi sembra essere stato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che nei giorni scorsi ha riconosciuto la necessità di fare di più sull’adattamento e aperto alla possibilità di un confronto bipartisan sulla crisi climatica.  ​

Ma la sicurezza climatica non riguarda soltanto il Ministero dell’Ambiente. Riguarda Palazzo Chigi, quando si stabiliscono le priorità del Paese; il MEF, quando si allocano le risorse pubbliche; le Infrastrutture, quando si progettano opere destinate a durare decenni; la Salute, quando il caldo mette a rischio le persone; l’Agricoltura, quando acqua e raccolti sono sotto pressione; le politiche industriali, quando gli eventi estremi colpiscono imprese, lavoratori e filiere. ​

E anche le opposizioni sono chiamate a fare la loro parte: la crisi climatica deve entrare stabilmente tra le priorità del confronto politico, traducendosi in proposte, risorse e impegni verificabili. ​

C’è bisogno di un’azione urgente sul clima, a 360°, per l’abbattimento delle cause –emissioni di gas climalteranti derivanti dall’uso dei combustibili fossili- e per l’adattamento al danno già fatto, ovvero il clima ormai cambiato. Nella coscienza che dobbiamo cercare di scongiurare che la crisi climatica vada avanti, perché potremmo non avere più modo e mezzi per affrontarla.  ​

Cinque scelte per la sicurezza climatica dell’Italia 

Per il WWF Italia servono cinque decisioni:  

  • attuare e finanziare davvero il PNACC, con priorità, responsabilità, risorse pluriennali e tempi certi per la prevenzione e l'adattamento;  
  • accelerare l'uscita dai combustibili fossili, investendo nelle soluzioni disponibili oggi: rinnovabili, reti, accumuli, efficienza ed elettrificazione;  
  • fare della natura un'infrastruttura di sicurezza, attraverso un Piano nazionale di ripristino della natura realmente ambizioso con governance efficace e finanziamenti certi e pluriennali; 
  • approvare una Legge quadro sul clima, con obiettivi, carbon budget, responsabilità chiare e monitoraggio scientifico indipendente;  
  • garantire una transizione giusta, utilizzando pienamente le risorse europee derivanti dal sistema ETS e dal Fondo Sociale per il Clima per la transizione e per fare in modo che sia accessibile a tutti. 
“Alle prossime elezioni politiche non ci interessa una gara a chi si definisce più o meno ambientalista. Chiederemo a ogni forza politica cosa farà, con quali risorse e in quali tempi. La crisi climatica riguarda salute, acqua, cibo, lavoro, territori ed economia: continuare a ignorarla significa mettere a rischio la sicurezza del Paese”, conclude il WWF Italia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Borraccino: "Vertenza call center commessa ENEL, a fianco ai lavoratori"

AVS Taranto: no alla deregolamentazione del lavoro nei call center ENEL

“Divinamente donna”, le insignite speciali e la classifica del premio letterario