La coalizione Epstein ha perso la guerra per l’egemonia globale
Gli Stati Uniti non hanno attaccato l’Iran per difendere l’America.
Lo hanno fatto perché l’Iran è centrale nella loro strategia per contenere la Cina. E noi europei veniamo trascinati dentro come sempre, senza che ci si chieda il permesso.
A dirlo è una che la macchina da guerra americana l’ha vista da dentro: Karen Kwiatkowski, tenente colonnello in pensione dell’Aeronautica USA, 20 anni tra Pentagono e NSA. Lei la definisce una “guerra di scelta”. Non di necessità. Una scelta sbagliata e contraria alle reali possibilità degli USA.L’Iran non è diventato improvvisamente una minaccia. È diventato centrale e vincente.La Cina oggi importa circa il 10% del suo petrolio dall’Iran. Nel 2021 ha firmato con Teheran un accordo strategico di 25 anni. L’Iran è entrato nei BRICS. Sta costruendo corridoi terrestri ed energetici per aggirare le rotte navali controllate dalla Marina USA.Per Washington “contenere la Cina” non vuol dire solo Taiwan. Vuol dire tagliare a Pechino l’energia a basso costo e le vie commerciali alternative. E quelle vie passano da Teheran e dallo Stretto di Hormuz, prima della guerra libero, ora invece ben controllato dall’Iran.Colpire l’Iran significa colpire indirettamente la Cina. È questo il calcolo. Kwiatkowski lo chiama “un errore storico che si ripete”. L’arroganza di pensare di poter ridisegnare l’Asia occidentale per vincere una guerra economica nel Pacifico.In Asia Occidentale gli USA non comandano più. Li guida Israele.Qui arriva il punto più duro.Kwiatkowski è chiarissima: “Israele ha il pieno controllo del nostro apparato di intelligence”.Tradotto: in Asia Occidentale gli Stati Uniti non hanno più una rete umana sul territorio. Non hanno più HUMINT credibile in Iran, Siria, Libano, Iraq. Sono 20 anni che perdono con invasioni e cambi di regime falliti.E allora cosa fanno? Si affidano al Mossad.Israele detta i target, fornisce le informazioni, definisce la minaccia. Il Pentagono esegue. Il Congresso lo ha pure messo nero su bianco integrando il militare israeliano dentro il bilancio della difesa USA tramite l’NDAA.Non è più un’alleanza tra pari. È Israele che fa da capofila regionale e gli USA gli prestano portaerei, bombe e copertura diplomatica all’ONU. Noi europei facciamo da base logistica e da scudo diplomatico. E anche da supporto militare senza dichiararlo apertamente.È una guerra per procura. Solo che la procura non è più a Kiev. È a Tel Aviv.Gli USA sono il nostro “grande fratello”, un impero in declino che scarica il conto sull’Europa.L’economia americana è a pezzi. Ha perso la partita industriale con la Cina. L’Ucraina “non ha le carte” per vincere la guerra per procura contro la Russia.Invece di ritirarsi, Washington apre un nuovo fronte. Perché un impero che perde credibilità non può permettersi di non rispondere. Anche con un debito pubblico di 40 trilioni.E il conto chi lo paga? Noi.Lo paghiamo con il gas che schizza se Hormuz salta.Lo paghiamo con l’inflazione e l’industria europea che diventa meno competitiva per le sanzioni imposte da Washington contro Russia, Iran e Cina.Lo paghiamo in termini di sicurezza, perché il Mediterraneo diventa il cortile di casa di un conflitto che non ci appartiene.Ci raccontano “valori condivisi” e “alleanza atlantica”. In realtà siamo il cuscinetto che ammortizza il declino americano, dissanguandoci nel riarmo folle e inutile.Kwiatkowski avverte: sarà un’altra guerra “costosa e non vincibile”. Uguale a Iraq e Afghanistan.Obiettivi politici confusi. Intelligence pilotata. Un paese che non può permettersela e che però non sa fermarsi. Anche per la corruzione dell’élite americana.Da europei dovremmo avere il coraggio di ribadire con fermezza che “non è la nostra guerra”.Il contenimento della Cina è una priorità americana, non europea. A noi serve energia, commercio, stabilità. Una guerra in Iran ci dà esattamente il contrario.Se Washington vuole difendere la sua egemonia nel Pacifico usando Israele come avamposto in Asia Occidentale, lo faccia da sola.Noi non siamo sudditi. O almeno non dovremmo esserlo più.Basta basi americane usate per guerre altrui. Basta sanzioni decise a Washington e Bruxelles. Basta seguire un impero che affonda nell’arroganza di un’egemonia che non esiste più e vuole sfruttarci tutti.Basti pensare alla questione del gas e al Nordstream.Non mi aspetto che i governi facciano gli interessi dei cittadini. Sarebbe ora di svegliarsi. I popoli non vogliono le guerre. A parte Israele che continua il genocidio con un largo sostegno popolare all’annientamento dei palestinesi. Secondo sondaggi Eurobarometro, un’ampia e trasversale maggioranza dei cittadini europei ritiene che l’Unione debba fare di più per promuovere la pace nel mondo, vedendo nella pace uno dei suoi valori fondamentali. Ma la pace non verrà calata dall’alto come una colomba. Bisogna creare un movimento di massa nonviolento che blocchi tutto e pretenda la pace nel mondo. Diserzione globale.L’unica “guerra” da affrontare sul serio dovrebbe essere quella ai cambiamenti climatici, che stanno producendo danni inauditi.
Gli Stati Uniti non hanno attaccato l’Iran per difendere l’America.
Lo hanno fatto perché l’Iran è centrale nella loro strategia per contenere la Cina. E noi europei veniamo trascinati dentro come sempre, senza che ci si chieda il permesso.
A dirlo è una che la macchina da guerra americana l’ha vista da dentro: Karen Kwiatkowski, tenente colonnello in pensione dell’Aeronautica USA, 20 anni tra Pentagono e NSA. Lei la definisce una “guerra di scelta”. Non di necessità. Una scelta sbagliata e contraria alle reali possibilità degli USA.
L’Iran non è diventato improvvisamente una minaccia. È diventato centrale e vincente.
La Cina oggi importa circa il 10% del suo petrolio dall’Iran. Nel 2021 ha firmato con Teheran un accordo strategico di 25 anni. L’Iran è entrato nei BRICS. Sta costruendo corridoi terrestri ed energetici per aggirare le rotte navali controllate dalla Marina USA.
Per Washington “contenere la Cina” non vuol dire solo Taiwan. Vuol dire tagliare a Pechino l’energia a basso costo e le vie commerciali alternative. E quelle vie passano da Teheran e dallo Stretto di Hormuz, prima della guerra libero, ora invece ben controllato dall’Iran.
Colpire l’Iran significa colpire indirettamente la Cina. È questo il calcolo. Kwiatkowski lo chiama “un errore storico che si ripete”. L’arroganza di pensare di poter ridisegnare l’Asia occidentale per vincere una guerra economica nel Pacifico.
In Asia Occidentale gli USA non comandano più. Li guida Israele.
Qui arriva il punto più duro.
Kwiatkowski è chiarissima: “Israele ha il pieno controllo del nostro apparato di intelligence”.
Tradotto: in Asia Occidentale gli Stati Uniti non hanno più una rete umana sul territorio. Non hanno più HUMINT credibile in Iran, Siria, Libano, Iraq. Sono 20 anni che perdono con invasioni e cambi di regime falliti.
E allora cosa fanno? Si affidano al Mossad.
Israele detta i target, fornisce le informazioni, definisce la minaccia. Il Pentagono esegue. Il Congresso lo ha pure messo nero su bianco integrando il militare israeliano dentro il bilancio della difesa USA tramite l’NDAA.
Non è più un’alleanza tra pari. È Israele che fa da capofila regionale e gli USA gli prestano portaerei, bombe e copertura diplomatica all’ONU. Noi europei facciamo da base logistica e da scudo diplomatico. E anche da supporto militare senza dichiararlo apertamente.
È una guerra per procura. Solo che la procura non è più a Kiev. È a Tel Aviv.
Gli USA sono il nostro “grande fratello”, un impero in declino che scarica il conto sull’Europa.
L’economia americana è a pezzi. Ha perso la partita industriale con la Cina. L’Ucraina “non ha le carte” per vincere la guerra per procura contro la Russia.
Invece di ritirarsi, Washington apre un nuovo fronte. Perché un impero che perde credibilità non può permettersi di non rispondere. Anche con un debito pubblico di 40 trilioni.
E il conto chi lo paga? Noi.
Lo paghiamo con il gas che schizza se Hormuz salta.
Lo paghiamo con l’inflazione e l’industria europea che diventa meno competitiva per le sanzioni imposte da Washington contro Russia, Iran e Cina.
Lo paghiamo in termini di sicurezza, perché il Mediterraneo diventa il cortile di casa di un conflitto che non ci appartiene.
Ci raccontano “valori condivisi” e “alleanza atlantica”. In realtà siamo il cuscinetto che ammortizza il declino americano, dissanguandoci nel riarmo folle e inutile.
Kwiatkowski avverte: sarà un’altra guerra “costosa e non vincibile”. Uguale a Iraq e Afghanistan.
Obiettivi politici confusi. Intelligence pilotata. Un paese che non può permettersela e che però non sa fermarsi. Anche per la corruzione dell’élite americana.
Da europei dovremmo avere il coraggio di ribadire con fermezza che “non è la nostra guerra”.
Il contenimento della Cina è una priorità americana, non europea. A noi serve energia, commercio, stabilità. Una guerra in Iran ci dà esattamente il contrario.
Se Washington vuole difendere la sua egemonia nel Pacifico usando Israele come avamposto in Asia Occidentale, lo faccia da sola.
Noi non siamo sudditi. O almeno non dovremmo esserlo più.
Basta basi americane usate per guerre altrui. Basta sanzioni decise a Washington e Bruxelles. Basta seguire un impero che affonda nell’arroganza di un’egemonia che non esiste più e vuole sfruttarci tutti.
Basti pensare alla questione del gas e al Nordstream.
Non mi aspetto che i governi facciano gli interessi dei cittadini. Sarebbe ora di svegliarsi. I popoli non vogliono le guerre. A parte Israele che continua il genocidio con un largo sostegno popolare all’annientamento dei palestinesi.
Secondo sondaggi Eurobarometro, un’ampia e trasversale maggioranza dei cittadini europei ritiene che l’Unione debba fare di più per promuovere la pace nel mondo, vedendo nella pace uno dei suoi valori fondamentali. Ma la pace non verrà calata dall’alto come una colomba. Bisogna creare un movimento di massa nonviolento che blocchi tutto e pretenda la pace nel mondo. Diserzione globale.
L’unica “guerra” da affrontare sul serio dovrebbe essere quella ai cambiamenti climatici, che stanno producendo danni inauditi.

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