Ex Ilva decisioni politiche non solo tavoli tecnici


Il Governo continua a sottrarsi alle proprie responsabilità

La vicenda dell’ex Ilva è ormai il simbolo del fallimento della politica industriale del Governo Meloni e del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il Governo di Giorgia Meloni, fieramente rivendicato come il più longevo della storia repubblicana, non è stato in grado di garantire né la tutela della salute dei cittadini di Taranto né la salvaguardia dei livelli occupazionali delle migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati negli stabilimenti del gruppo, da Taranto a Genova-Cornigliano, Novi Ligure, Racconigi e Marghera. In questi anni l’Esecutivo si è limitato a rincorrere l’emergenza, privo di una strategia industriale credibile, di un piano di rilancio sostenibile dal punto di vista ambientale e di una visione capace di assicurare il futuro della siderurgia italiana

A certificare questo fallimento è arrivata anche la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro novanta giorni, rilevando la presenza di amianto non rimosso e il superamento dei limiti di legge delle emissioni di polveri sottili. Una pronuncia che mette in evidenza anche l’inadeguatezza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025, incapace di subordinare realmente la prosecuzione dell’attività produttiva all’attuazione degli interventi di risanamento ambientale e di decarbonizzazione

Le conseguenze di questa crisi si ripercuotono sull’intera filiera siderurgica nazionale e su migliaia di lavoratrici e lavoratori che continuano a vivere nell’incertezza più totale. Eppure è stato lo stesso Governo a rivendicare, a più riprese e con particolare solennità, il carattere strategico dell’ex Ilva per il sistema produttivo nazionale. Se davvero l’ex Ilva rappresenta un asset strategico per il Paese, come più volte sostenuto dall’Esecutivo, non può essere lasciata in balia di decisioni improvvisate, dell’assenza di una strategia industriale e dell’incapacità dimostrata nella gestione di questa vertenza. Alle dichiarazioni, infatti, non hanno mai fatto seguito scelte politiche coerenti né un piano credibile in grado di garantire il rilancio della siderurgia italiana, la tutela dell’occupazione e la salvaguardia della salute e dell’ambiente. 

Ancora più grave è quanto accaduto oggi a Roma nel corso dell’incontro convocato con tutte le organizzazioni sindacali. A rappresentare il Governo erano esclusivamente i tecnici dei Ministeri interessati dalla vertenza, mentre è mancata la presenza della politica. Un’assenza assordante che attesta la volontà dell’Esecutivo di sottrarsi al confronto e all’assunzione delle proprie responsabilità su una delle più importanti crisi industriali del Paese. 

I lavoratori, i territori e le organizzazioni sindacali hanno bisogno di risposte politiche, non di interlocuzioni esclusivamente tecniche. Hanno bisogno di una presa di posizione netta e inequivocabile. È il Governo che deve assumersi la responsabilità delle scelte e indicare una prospettiva chiara sul futuro dell’ex Ilva. 

Per questo chiediamo al Governo di chiarire con tempestività come intenda dare attuazione al provvedimento della Corte d’Appello di Milano, anche attraverso il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025. Chiediamo inoltre di conoscere lo stato della procedura di cessione degli impianti e quali strumenti di intervento pubblico intenda mettere in campo, compresa l’eventuale assunzione di un controllo pubblico degli stabilimenti, qualora ciò si renda necessario per salvaguardare un asset strategico nazionale. 

L’Italia ha bisogno di un piano industriale serio, di investimenti credibili e di una strategia che sappia conciliare salute, tutela ambientale, occupazione e continuità produttiva. Continuare a procrastinare le decisioni o a delegarle esclusivamente ai tecnici significa condannare il Paese a un declino industriale dagli esiti nefasti. 

Cosimo Borraccino

Consigliere Regionale

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