La morte di Report
In questo scorcio d’estate, una notizia domina media e social: l’arrivo di nuovi conduttori a Report.
Tutto avviene con il consueto garbo ipocrita a cui Rai e Governo, che ne orienta le scelte, ci hanno abituati. Non siamo di fronte all’editto bulgaro di Berlusconi: lui, almeno, aveva il vezzo di esporsi in prima persona. Meloni, invece, non firma editti; si limita a commentare, magari rispondendo a Schlein, mentre lascia che il plotone dei giornali di Angelucci continui a spargere fango.
È evidente che la Rai rischia di perdere un pezzo importante,
come già accaduto con Fazio, passato al Nove. Il punto non riguarda tanto i diritti
sul nome della trasmissione, che restano alla Rai, quanto la possibile perdita
dell’intera redazione.
Ecco infatti cosa dichiarano i redattori di Report in Viale Mazzini:
“La decisione assunta dalla Rai è per noi del tutto
irricevibile.
È inaccettabile nel metodo, perché l’azienda ha rifiutato ogni
confronto con la squadra nelle ultime settimane, facendoci apprendere la scelta
dalle agenzie. Ed è inaccettabile nel merito, perché le figure individuate non rappresentano
in alcun modo la storia e i valori di Report.
Poiché l’intenzione dell’azienda sembra essere quella di distruggere
la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico,
annunciamo che:
se la Rai non tornerà sui propri passi, abbandoneremo il programma in blocco”.
Una trasmissione privata della sua storia e dell’esperienza dei
suoi inviati risulterà inevitabilmente svuotata. Una cosa, però, appare certa: la figuraccia di Meloni davanti al mondo.
Un altro elemento rafforzerebbe la scelta dei redattori di lasciare in massa: molti di loro non sono dipendenti Rai, ma collaborano a contratto su singoli servizi. Solo con una figura come Ranucci possono sentirsi tutelati dalle querele: Sigfrido ne ha affrontate 240 senza alcuna condanna e, anzi, ottenendo importanti risarcimenti dei perdenti a mamma Rai.
Concludendo potremmo fare nostre le osservazioni di Corradino Mineo che prima di essere un politico è stato un giornalista Rai e ora scrive sul libero muro di Substack dove si è rifugiato anche Roberto Burioni per non avere gli insulti dei terroristi novax.
Scrive Mineo, dopo aver messo un articolo in cui parla del crollo di immagine della Rai sul caso Ranucci e del motivo per cui ne parla: " Non volevo sembrare omissivo sullo scontro tra “pennivendoli” e “giornalisti a schiena dritta”
Ecco la conclusione che leghiamo al dito, lo stesso che sorreggerà una matita nel 2027, perché una cosa è oltremodo sicura: le stronzate vannacciane e gli attacchi alla libertà nella nuova gestione Rai troveranno le risposte. Come al voto referendario.

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