Balla Gina, canta Gina
Non si tratta di una elaborazione del lutto e neanche nostalgia, nel sogno cerco di incontrare le persone care defunte affinché il desiderio di mantenere vivo un legame affettivo trovi una forma. Anche di un racconto.
La presenza del defunto nel sogno può simboleggiare il bisogno di sentirlo ancora vicino e di conservare il ricordo, alimentando così la connessione emotiva che persiste anche dopo la perdita.
Prima di addormentarmi ho pensato chissà se riesco a sognare Nina, mia zia suora persa da tre anni. Invece nel sogno incontro Gina, la più grande delle sorelle di mia madre, morta una decina di anni fa.
In fermata Paradiso sognai mia sorella Lucia e mia madre Nunzia.
Ambientazione e simboli nel sogno
Sono in una casa del borgo, forse casa mia, ma più grande e con più stanze, con un corridoio - come nelle case degli anni 60 -. I luoghi nei sogni sono sempre un miscuglio di immagini che elaborano le sinapsi accendendo e spegnendo neuroni.
Nelle stanze dei sogni c’è sempre tanta gente, è come se le case accolgano presenze spirituali di chi ha abitato in cento anni una casa del borgo. Non si tratta di fantasmi ma di persone tranquille. Tra di esse c’è Gina, mia zia, giovane e sorridente; ha una camicetta di pizzo su una lunga gonna marrone plissettata.
Ad un tratto zia si alza, esce dalla stanza e apre la porta di casa. Mi affaccio alla finestra della stanza che assomiglia alla stanza mia di adolescente e guardo giù nel cortile.
Mia zia ha bussato tutte le porte ed escono musicisti, uno con una tromba, uno con un piffero ed uno col tamburo, a mia zia qualcuno ha dato un organetto.
I musicanti si mettono in viaggio uscendo dall’atrio e attraversano il portone cantando: “Balla Gina, canta Gina” un verso che ripetono di continuo; attraversano la strada - che riconosco é Via Guglielmo Oberdan - e girano per via Duca di Genova.
Scendo anch’io frettolosamente e attraverso la strada. Vedo Pinuccio il fruttivendolo col negozio aperto - purtroppo nella realtà ha chiuso da tempo – e sorridendo gli dico: “è passata mia zia, hai visto i musicanti?”
Pinuccio mi viene incontro, mi prende sottobraccio e camminiamo nel quartiere buio per la notte. Parliamo del più e del meno, poi lui mi lascia per tornare al lavoro. Della zia nessuna traccia.
La incontro svoltando in una strada. È ferma, sembra sfatta dalla stanchezza, la prendo per mano e le dico: «Torniamo a casa, è notte».
Arriviamo a casa, ma lei quando arriva agli ultimi scalini si siede. Non vuole più andare avanti. Le dico: «su zia cara» e vedendo che non si alza la prendo in braccio come se fosse una bambina col volto sulle mie spalle.
Entro dentro casa e cerco la sua stanza da letto, davanti la porta della stanza, seduta per terra c’è una adolescente, è mia cugina Annamaria (anch’essa defunta) le dico: “vedi è la mamma”. Lei sorride e guarda la mamma con stupore.
Entro nella stanza e vedo in fondo un letto che corre lungo la parete con una donna in piedi con una vestaglia che sta un po’ piegata come per vomitare, è mia sorella Silvana (anch’essa defunta). Poi la rivedo a letto con un neonato in braccio, è mio figlio Valerio che mi dice: “te ne devi andare”. Ora sapete che questa frase col punto interrogativo significa chiedere se devi andare via, senza punto è un vero invito a sparire dalla vista.
Mostro a Silvana la zia che ho in braccio ed esco dalla stanza.
Passo dal corridoio e trovo un'altra stanza. Qui il lettino e al centro della stanza con una coperta blu aperta che fa capire che qualcuno ha abbandonato il letto, so che quella è la stanza di mia sorella Lucia, anche essa nel mondo dei più. Approfitto del letto vuoto e metto zia, ma mi rendo conto che è un corpo inerte come un burattino. La copro comunque ed esco da quella casa.
Girovagando per le strade buie sento in lontananza: "Balla Gina, canta Gina". Mano a mano che si avvicinano rivedo i musicanti che continuano a suonare e a cantare, ma zia non c’è. "Balla Gina , canta Gina".

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente