Papa in Guinea Equatoriale: ‘Continuate sulla strada tracciata dai missionari’
Leone XIV a Mongomo ricorda i 170 anni di evangelizzazione. L'invito a tutti i battezzati a essere "testimoni di una nuova umanità". Richiamato l'appello di Paolo VI: "Siate i vostri stessi missionari". "Ricchezze naturali" siano "benedizione per tutti". Denunciate "disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati".
Nel pomeriggio la visita alla prigione di Bata.
Mongomo (AsiaNews) - “Di cosa ha fame oggi questo Paese?”.
Leone XIV stamane ha celebrato la Messa nella Cattedrale di Mongomo - dedicata
all’Immacolata Concezione, Patrona della Guinea Equatoriale - nel penultimo
giorno del suo primo viaggio apostolico in Africa. C’è fame “di un futuro che
sia abitato dalla speranza”, dice. Di un avvenire che generi “nuova giustizia”,
e che porti “frutti di pace e fraternità”. Prevost celebra i 170 anni di
evangelizzazione nelle terre solcate in questi giorni. Esprimendo “gratitudine”
per l’opera di missionari, missionarie, pastori e laici “che hanno speso la
loro vita al servizio del Vangelo”.
Il pontefice nell’omelia esorta “tutti i battezzati” del
popolo della Guinea Equatoriale - primo fautore di un futuro di speranza -
affinché “si sentano coinvolti nell’opera di evangelizzazione, diventino
apostoli di carità e testimoni di una nuova umanità”. Proprio percorrendo la
“strada” tracciata da coloro che li hanno preceduti: persone che hanno
“accolto le attese, le domande e le ferite del vostro popolo, illuminandole con
la Parola del Signore”. “Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte”,
afferma.
Il servizio di “missionari, missionarie, sacerdoti
diocesani, catechisti e fedeli laici” è “segno dell’amore di Dio”, ricorda
Prevost. La loro è una storia che non si può “dimenticare”, e che accompagna
ciascuna persona a essere “protagonisti dell’annuncio del Vangelo”. Ecco
che tale servizio si può imitare, accogliendo l’invito di San Paolo VI
condiviso in Uganda, nel 1969: “Africani, voi siete, d’ora in poi, i vostri
stessi missionari. La Chiesa di Cristo è davvero piantata in questa terra
benedetta”.
Prevost sottolinea che “a ciascuno è richiesto un impegno
personale che coinvolge la vita totalmente”, affinché la fede “nutra le vostre
attività caritative e la responsabilità nei confronti del prossimo, per la
promozione del bene di tutti”. Anche se tale impegno “richiede perseveranza,
costa fatica, talvolta sacrificio, ma è il segno che siamo davvero la Chiesa di
Cristo”.
Il pontefice afferma che in mezzo a situazioni personali,
familiari e sociali “sfavorevoli”, l’opera del Signore “fa germogliare il seme
buono del suo Regno per vie a noi sconosciute”. Il papa ricorda le “ricchezze
naturali” della Guinea Equatoriale - spesso saccheggiate, come petrolio e
risorse minerarie - esortando a “cooperare” perché siano “una benedizione per
tutti”. Ancora, Leone XIV invita a operare per il “bene comune”,
denunciando “le inique disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati”.
“Crescano spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la
dignità della persona umana: penso ai più poveri, alle famiglie in difficoltà;
penso ai carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e
sanitarie preoccupanti. Fratelli e sorelle, c’è bisogno di cristiani che
prendano in mano il destino della Guinea Equatoriale. Per questo vorrei
incoraggiarvi: non abbiate paura di annunciare e testimoniare il Vangelo!”,
afferma Prevost al termine dell’omelia.
Nel pomeriggio il pontefice visita la prigione di Bata, città costiera. Luogo di detenzione duro, definito in un articolo ripreso da Amnesty International del 2021 tra le “più famigerate carceri del mondo”: nel Paese “centinaia di prigionieri languiscono in carcere per anni, senza possibilità di ricevere visite dei loro avvocati o familiari”.
È la prima volta per Leone XIV in una struttura carceraria dall’inizio del pontificato. Poi, il papa rende omaggio alle vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021, presso il monumento che a Bata ne fa memoria. L’incidente avvenne nel quartiere di Nkoantoma, in una caserma militare: oltre 100 persone morirono, oltre 600 rimasero ferite. Non vi è una versione univoca sulle cause del tragico incidente che scosse la Guinea Equatoriale.

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