Andre KoL in un disco medicina per guarire
Il primo disco-medicina pensato per curare il mal d’amore: Andre KoL pubblica “Post-Rottura 1000 modi per guarire”
Undici brani seguono il decorso di una separazione e
trasformano il mal d’amore in una terapia in musica tra ricadute, ritorni e
lenta ripresa
“Post-Rottura 1000 modi per guarire” (Daylite
Records), il debut album di Andre KoL, nasce come il primo
disco-medicina pensato per il mal d’amore: undici brani, un percorso scandito
come una terapia sentimentale, un concept che racconta il tempo che si apre
quando una relazione si chiude.
Ascolta su Spotify.
L’artista piemontese prende i postumi di un cuore infranto e
li trasforma in un disco che ne segue gli effetti nel tempo, affidando a ogni
traccia uno spazio ben definito che contribuisce a ricomporre, passaggio dopo
passaggio, le ricadute, i ritorni e la lenta ripresa.
La fine di un rapporto, in questo album, non è un episodio
da liquidare in poche righe, ma una condizione che altera il sonno, la
percezione del tempo, il rapporto con le abitudini, con lo spazio domestico e
perfino con l’idea futura di sé.
La capacità di rimettere insieme la propria vita dopo essere
stati lasciati prende forma in una tracklist che segue il decorso di una
separazione come se fosse una terapia non clinica, pop, accessibile. Dalla
disillusione radicale di “Non ci crederò mai più” al sorriso finto e quasi
difensivo di “Come va? Tutto bene!”, dalla dipendenza affettiva di “Un’altra
dose di te” fino alla presa di coscienza conclusiva de “La mia parte migliore”,
il disco accompagna chi ascolta in un itinerario che non prescrive guarigioni
immeditate, ma offre una mappa, una bussola per potersi orientare dentro sé
stessi prima ancora che in un mondo che, una volta venuto meno il noi, chiede
di essere guardato con occhi nuovi.
Andre KoL, anziché provare a rassicurare, a dire “passerà”,
mostra come fa male mentre passa. La sua scrittura, infatti, insiste su
dettagli, immagini, reazioni sproporzionate, pensieri che si ripresentano nei
luoghi più ordinari. Il postino che suona quando si spera che a farlo sia l’ex,
i pugni al muro, i binari, le finestre aperte per far uscire un odore rimasto
in casa, il feed dell’altra persona che continua a vivere anche quando il
proprio tempo sembra essersi fermato.
Musicalmente e concettualmente, “Post-Rottura 1000 modi per
guarire” si muove dentro una linea pop contemporanea che non rinuncia alla
forma-canzone, al ritornello, alla melodia, alla possibilità che un disco del
genere funzioni tanto come ascolto che come specchio per guardarsi finalmente
dentro, rimettere insieme i pezzi e ricostruirsi. È anche per questo che il
progetto ha una portata trasversale: parla a chi sta vivendo una separazione, a
chi ne è appena uscito, a chi non l’ha ancora davvero elaborata, ma si estende
anche ad un pubblico più ampio perché intercetta un argomento che riguarda età,
contesti e linguaggi differenti, senza restringersi al solo racconto
generazionale.
“Post-Rottura 1000 modi per guarire” è un concept album che
parla di separazione senza renderla un pretesto, ma provando ad ordinarne il
caos e a farne un luogo in cui riconoscersi, fino a ritrovare sé stessi al di
là della fine.
A seguire, tracklist e track by
track del disco.
“Post-Rottura 1000 modi per guarire” – Tracklist:
“Post-Rottura 1000 modi per guarire” – Track by Track:
“Non ci crederò mai più” è l’inizio del percorso e
coincide con la caduta della fiducia. Non è soltanto la fine di una storia,
duqnue, ma il crollo dell’idea stessa di eccezione, di quell’illusione che
porta a credere che almeno una volta l’amore possa sottrarsi al fallimento. Il
brano apre il disco come un trauma iniziale, quasi una sentenza pronunciata a
caldo.
In “Come va? Tutto bene!” il dolore smette di avere
una forma composta e si traveste da normalità. Il titolo è già una maschera,
mentre il testo mette in fila insonnia, rabbia, irritazione, smarrimento,
autocontrollo mancato. È il brano della risposta automatica, della frase che si
dice agli altri quando dentro, in realtà, sta cedendo tutto.
“… Ma per sempre ti amerò” è il pezzo con cui Andre
KoL entra nella zona più ambigua del distacco, quella in cui lasciare andare
qualcuno non equivale affatto con smettere di amarlo. Il brano lavora sul
paradosso di un sentimento che sopravvive anche alla fine e che, proprio per
questo, fa ancora più male.
La separazione si misura negli spazi e nei gesti rimasti
senza controparte. La casa, il letto, le finestre, le scale, gli oggetti: tutto
continua a esistere, ma ha perso il suo doppio. “Senza di noi” fotografa
la concretezza dell’assenza e la rende quasi tattile, come se il distacco
avesse lasciato una traccia fisica nell’aria.
In “Un’altra dose di te” il lessico diventa
apertamente dipendente. L’ex relazione viene trattata come una sostanza da cui
non ci si riesce a staccare, e il desiderio di un’ultima volta somiglia a una
ricaduta annunciata. È uno dei passaggi più espliciti del concept: il mal d’amore
come astinenza, come bisogno che si riconosce tossico eppure continua a
chiamare.
“Lasciatemi qui”: dopo il picco della dipendenza
arriva la stasi. Non c’è ancora l’esigenza di ripartire, non c’è ancora piena
elaborazione, c’è piuttosto il desiderio di restare fermi dentro un ricordo,
come se il tempo esterno potesse andare avanti senza trascinare con sé anche
chi soffre.
“Ricominciare” è la prima vera svolta del disco. Non
perché la guarigione sia compiuta, ma perché si affaccia finalmente l’idea che
una vita, pur malvolentieri, debba rimettersi in moto. Andre KoL racconta quel
momento imperfetto in cui si tenta di ripartire senza essere pronti, sapendo
che il corpo va avanti più lentamente di quanto gli altri si aspettino.
In “Ovunque” il ricordo invade ogni cosa: il
traffico, le fermate, i vestiti, la spesa, le vittorie, i giorni storti. L’ex
diventa una presenza diffusa, quasi una trama invisibile infilata dentro la
realtà. Ma nel finale il brano apre una piccola torsione: ciò che oggi viene
cercato ovunque, domani potrà essere ritrovato altrove, in nuove case, in nuovi
racconti.
“Morti insieme”: la relazione viene riletta come una
guerra finita senza vincitori, ma non senza conseguenze. Il titolo è netto,
esplicativo, e racconta la morte simbolica di un “noi” che continua tuttavia a
sopravvivere nei ricordi. È una canzone che unisce riconoscenza e impossibilità
di cancellazione.
Ne “La mia parte migliore” Andre KoL smette di
interrogare l’assenza e comincia a interrogare sé stesso, i propri errori, ciò
che rimane, ciò che si può ancora imparare. La guarigione, qui, non coincide
con la rimozione ma con una nuova disposizione del ricordo, meno tossica, più
abitabile.
Il disco si chiude con “Goditi lei”, un finale cambia
leggermente fuoco, passando dalla perdita all’impermanenza. Il brano non parla
soltanto a chi è stato lasciato, ma a chi ama senza capire che il tempo
concesso non è infinito. Dopo dieci brani attraversati dal dolore, dalla ferita
dell’abbandono e della separazione, Andre KoL chiude con una frase semplice e
severa: ogni cosa passa, e proprio per questo va guardata meglio mentre c’è.
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