Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista e Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la pace sul 25 aprile a Milano
Riprendiamo la seguente dichiarazione dalla pagina Facebook di Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista.
Sabato abbiamo raccontato della nostra esperienza di ebree
ed ebrei “contro il fascismo in ogni tempo e luogo”, che hanno attraversato il
corteo del 25 aprile senza problemi, mentre a poche centinaia di metri si
consumava per quasi due ore una forte tensione tra lo spezzone della Brigata
Ebraica e altre componenti del corteo, che si è conclusa con l’allontanamento
dei primi dalla manifestazione.
L’obiettivo dell’intervento non era raccogliere complimenti
né tantomeno avallare l’idea, come leggiamo amaramente nei commenti, che
“l’antisemitismo non esiste”. Piuttosto, abbiamo voluto utilizzare la nostra
voce per disinnescare un’escalation del dibattito che rischia di non cogliere
mai il punto.
Le frasi antisemite rivolte verso alcuni dei partecipanti
come quelle sulle “saponette mancate” sono inaccettabili e disgustose. Al
contempo, riteniamo estremamente problematiche le provocazioni che intendono
minare la riuscita di una giornata dedicata a valori condivisi.
Lo spezzone della Brigata Ebraica, o sue componenti,
rompendo accordi con l’ANPI, ha tentato di collocarsi più avanti nel corteo
insieme a gruppi iraniani monarchici, sventolando bandiere israeliane e altri
simboli, tra cui bandiere statunitensi e cartelli con il volto di Trump
inneggianti alla guerra in Iran.
Troviamo indifendibile e incompatibile con i valori
dell’antifascismo la scelta di portare in piazza bandiere israeliane, mentre
Israele sta commettendo conclamati crimini contro l’umanità.
La questione del rapporto con la Brigata Ebraica il 25
aprile è da anni terreno di scontro. Intorno ad essa si è coagulata una
strumentalizzazione che con la storia ha poco a che fare, creando una
commistione tra la Brigata Ebraica, inquadrata nell’esercito britannico, e la
forte presenza ebraica talvolta offuscata nelle fila della resistenza italiana,
che sono due storie diverse e parallele. Almeno 1000 ebrei furono presenti
nelle formazioni partigiane comuniste, socialiste, repubblicane, spesso da molto
prima dell’8 Settembre e dell’arrivo delle forze alleate.
Come scriveva già l’anno scorso David Calef del gruppo Mai
Indifferenti – Voci Ebraiche per la Pace: “Le dispute non riguardano più ciò
che è successo 80 anni fa durante la battaglia del fiume Senio dove i 5.000
volontari della BE combatterono contro i paracadutisti tedeschi. Hanno a che
fare con il “conflitto” tra Israele e palestinesi – spesso chi sfila con la
bandiera della BE sventola anche la bandiera israeliana. Le distinzioni saltano
e i litigi cominciano.”
Quest’anno la polemica ha preso forme particolarmente
inquietanti. C’è chi, parlando della contestazione, ha evocato le leggi
razziali del ‘38 o l’istituzione dei ghetti, un’affermazione che non è solo
priva di senso, ma profondamente offensiva nei riguardi di chi ha subito tali
leggi e provvedimenti. Il Presidente della Comunità ebraica di Milano accusa
l’ANPI di istigazione all’odio razziale e di “non volere gli ebrei nel corteo”.
Questa non è la realtà.
La realtà è quella di una destra ebraica filo-israeliana
che, anche in chiave propagandistica, provoca e cerca lo scontro. Questo
atteggiamento mette in forte disagio molti ebrei ed ebree che, il 25 aprile,
vorrebbero celebrare la liberazione dal fascismo nel ricordo dei propri
familiari scomparsi, ed esitano a scendere in piazza, percependo alcuni
movimenti sprovvisti di anticorpi verso l’antisemitismo come ostili.
La realtà è che essere antifasciste e antifascisti oggi
significa prendersi in carico quello che succede nel mondo – dalle guerre
e massacri più lontani fatti nel nome del dominio degli uni sugli altri, a ciò
che accade in Italia con lo scempio dei nuovi Decreti sicurezza – e unire le
forze in nome di libertà e giustizia sociale. Non saremo libere e liberi finché
non lo saremo tutte e tutti.

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