Roberto Leydi e Sandra Mantovani, 1949-1958 Interno d’arte e cultura di due intellettuali
Roberto Leydi e Sandra Mantovani, 1949-1958, un volume a più voci su due giovani intellettuali nella Milano del secondo dopoguerra
Tra dipinti e marionette, musica elettronica e nuove canzoni, la ricostruzione di un vivacissimo ambiente culturale nella Milano del secondo dopoguerra
Critico musicale dell’Avanti!, co-fondatore del Nuovo
Canzoniere Italiano, all’origine del folk revival in Italia, e poi firma di
prestigio dell’Europeo ai tempi di Oriana Fallaci, ideatore di innumerevoli
spettacoli per teatro, radio e televisione e, infine, titolare della cattedra
di Etnomusicologia al DAMS di Bologna, Roberto Leydi è un autore che
attraversa da protagonista gran parte della cultura italiana del secondo
Novecento, in una straripante ricchezza di relazioni intellettuali, da Elio
Vittorini a Paolo Grassi, da Giorgio Strehler a Oreste Del Buono, da Enzo
Jannacci a Giorgio Gaber, e in una ininterrotta solidarietà di intenti con
Luciano Berio e Umberto Eco, con i quali muove i primi passi nella Milano del
secondo dopoguerra: accanto a lui, fin dagli anni universitari e poi per tutta
la vita, Sandra Mantovani, compagna e complice di innumerevoli avventure
musicali.
Il volume, a cura di Domenico Ferraro, Roberto Leydi e Sandra Mantovani, 1949-1958, in uscita per Squilibri editore, prende l’avvio dalla corrispondenza e dalle comuni passioni dei due giovani in modo che, tra dipinti e copioni, fumetti e libri, musica elettronica e marionette, sia tutto un ambiente culturale a disvelarsi progressivamente.
Di pagina in pagina, in particolare, emerge la vivacità di una schiera di amici che si ritrovano agli spettacoli del Piccolo Teatro, più spesso nei locali dove si suonava jazz o anche per le vie di Brera, popolate da fotografi, grafici e pittori i cui doni sono alla base della “pinacoteca” privata dei due innamorati convolati a nozze nel 1953.
Con un fare sfrontato e irriverente, tutti loro in realtà, da Max Huber a Gino Negri, dall’interno di giornali, case editrici e teatri, si apprestavano a orientare le scelte culturali di un intero paese, con proposte di grande originalità, tra cui la fondazione dello “Studio di Fonologia” della Rai di Milano dove, nel 1954 Leydi realizza con Berio e Maderna Ritratto di città, il primo lavoro italiano di musica concreta ed elettronica, e, nello stesso anno, firma con Tullio Kezich Ascolta Mister Bilbo!
Canzoni di protesta del popolo americano, all’origine del suo interesse
per la musica popolare italiana, coevo alla passione per burattini e marionette
per i quali, assieme alla Mantovani, si adopera a favore della Compagnia Colla:
conquiste che possono comprendersi appieno soltanto in relazione agli
straordinari entusiasmi di un decennio per molti versi irripetibile in una
città come Milano chiamata a rifondare se stessa e il suo futuro.
Con i dipinti di casa Leydi-Mantovani e saggi di Rossana
Sacchi, Antonello Negri, Nicola Scaldaferri, Franco Citterio e Piero Corbella.
Docente di Storia della filosofia moderna all'Università di Roma-Tor Vergata e Direttore della Rete degli Archivi Sonori, Domenico Ferraro si occupa anche di cultura italiana del Novecento
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