Il fascino del caftano. Invocazione di seta e tempo


Sottili come un respiro antico, il caftano Marocchino svela scie di luce che attraversano i secoli: non sono solo stoffa, ma talismani tessuti con i fili della memoria. 

Ogni ricamo è un geroglifico dell’anima che custodisce riti e segreti di mani sapienti; ogni piega è una mappa che conduce a cortili d’argilla, a notti stellate sul deserto, a sussurri di madri e maestre che hanno trasmesso un sapere vivo. 

Alla biblioteca Nuto Revelli di Piossasco, la consigliera Siham Kharbouche in collaborazione con Emporio cinque pani ha presentato l’evento. Il caftano ha ritrovato la sua voce, esposto tra scaffali di carta e custodi di storie, ha richiamato il pubblico come un’antica campana che chiama i fedeli alla soglia del tempo. Qui il patrimonio immateriale riconosciuto dall’UNESCO ha preso forma e respiro: stoffe preziose, ricami che si fanno preghiera, colori che evocano radici e storia. È stato un rito laico di riconoscimento e condivisione, un incontro dove la tradizione diventa ponte e il dialogo si fa tessuto. 

Figure istituzionali e voci della comunità hanno incrociato i loro saluti come segni di un patto: la presenza di autorità e di creatrici, il Console Generale del Regno del Marocco S.E. Yassine Dadi, la sindaca di Piossasco Simona Raneri e la presidente del consiglio comunale della città di Torino Maria Grazia Grippo, hanno

sancito che il caftano marocchino non è un relitto del passato ma un simbolo vivo, capace di rigenerarsi. La stilista Hnia Harrati ha ricordato come la moda possa essere alchimia tra estetica ed etica, un invito a rispettare le radici mentre si inventa il futuro. 

Il caftano Marocchino dunque, si mostra nella sua duplice natura: oggetto di bellezza e custode di identità. Indossarlo è atto di memoria e di ribellione alla dimenticanza; ammirarlo è aprire uno spazio sacro dove culture si specchiano e si riconoscono. Questa mattinata a Piossasco è stata più di una mostra: un richiamo alle origini trasformato in dialogo, una promessa che le trame di ieri continueranno a parlare alle generazioni che verranno. 

Lascia che il caftano Marocchino ti parli: ascolta il sussurro dei fili, segui il disegno dei ricami come fossero carte di navigazione, e scopri che ogni indumento può diventare mappa di un mondo, un mondo in cui la bellezza è rito e la memoria è il tessuto più prezioso. 

Maurizio Compagnone 

Analista Geopolitico

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