Ungheria inizia l'era di Péter Magyar tra speranze e incognite

Otto anni fa il voto: 133 seggi a Fidesz (Alleanza dei Giovani Democratici - Fiatal Demokraták Szövetsége), il partito fondato da Orbán, su 199 del parlamento. 

di Erasmo Venosi

Ieri, dopo 16 anni, Tisza, partito fondato da un convinto conservatore, ex funzionario di Fidesz, Péter Magyar, ha ottenuto 138 dei 199 seggi del Parlamento, cioè i due terzi, ponendo fine al governo di Orbán.

Una maggioranza parlamentare che gli permette di modificare la Costituzione, ponendo fine alle riforme di Orbán che riguardavano il controllo della magistratura e del sistema dell'informazione: radio, televisioni e giornali.

Péter Magyar contestava apertamente la deriva sempre più autoritaria imposta da Orbán.

Nel 2024 la rottura e l’uscita dal partito a seguito di un fatto gravissimo: la presidente ungherese Katalin Novák aveva graziato un pedofilo condannato.

Provvedimento che per volere di Orbán fu controfirmato dall’ex ministra della giustizia Judit Varga, ex moglie di Péter Magyar. Fu allora che l’attuale vincitore delle elezioni fondò un suo partito, TISZA (acronimo di Tisztelet és Szabadság Párt, “Rispetto e Libertà”), denunciando il grande sistema di corruzione che Orbán alimentava.

Gli ungheresi sono andati in massa alle urne. Nella capitale ha votato oltre l’80%.

Un'affluenza che ha scritto la parola fine ai 16 anni di dominio di Orbán, che vantava la creazione di  una “democrazia cristiana illiberale”, rifiutando il multiculturalismo e l’immigrazione, intercettando in tal modo i voti della destra più estrema.

Un no a Orbán espresso dal popolo, tanto che un parlamentare ha dichiarato: “Noi non votiamo per Tisza, noi votiamo contro Fidesz, contro Orbán”.

Esultano gli europeisti che vedono nell'Europa libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani.

A cacciare Orbán non è stato un leader di sinistra, ma un conservatore, peraltro ex funzionario di Fidesz, cresciuto all’ombra di Orbán.

Gli USA di Trump hanno inviato il vicepresidente Vance a sostenere il fedele alleato. Anche Putin sosteneva Orbán. Mentre lo sconfitto piangeva, Magyar urlava: “Insieme abbiamo liberato l’Ungheria” e ha intimato a Orbán di “astenersi da qualsiasi misura che limiti il margine di manovra del prossimo governo”.

Péter Magyar resta comunque un’incognita. Un segnale brutto arriva dal quotidiano Politico, il quale sostiene che il nuovo primo ministro è “l’unico membro del partito autorizzato a concedere interviste, anche se pochi elementi selezionati possono fare brevi commenti ai media”.

L’ambiguità di Magyar è per adesso la cifra che lo caratterizza. 

Non dice no ma nemmeno sì per l’ingresso dell’Ucraina nella UE. Vuole affrancarsi dalla dipendenza russa e ricostruire il rapporto con l’Unione europea.

Obiettivo primario è quello di sbloccare i 17 miliardi di euro di finanziamenti che l’UE aveva congelato per le politiche antidemocratiche imposte da Orbán. Dichiara che risolleverà sanità, scuola, trasporti, incentivi alle imprese, reprimerà la corruzione e introdurrà una patrimoniale per i super ricchi. No invece sulle quote di migranti. 

Alcuni lo classificano come un Orbán in miniatura. 

La prova del suo europeismo sarà quella di ribaltare il no di Orbán sui 90 miliardi che la UE vuole destinare all’Ucraina. La più entusiasta della cacciata di Orbán è Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, seguita dal presidente francese Macron, dal premier britannico Starmer, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal premier spagnolo Sánchez.

La presidente del Consiglio italiana ha  fatto le congratulazioni a Magyar e  scritto sul social X: “Ringrazio il mio amico Viktor Orbán per l’intensa collaborazione di questi anni e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua nazione”.

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