Il vago discorso della Meloni al Parlamento

 

Il discorso della Presidente del Consiglio in Parlamento mi ha convinto che vivo in un altro Paese. 

Soprattutto le tesi sul controllo della speculazione sui carburanti e gli extraprofitti delle compagnie petrolifere e la deroga al Patto di Stabilità e Crescita.

E dove sta funzionando questo meccanismo antispeculazione?

Nei giorni scorsi il petrolio è diminuito al di sotto dei cento dollari, ma il prezzo della benzina e del gasolio non è diminuito. Quali controlli operano? Usa l’avverbio “eventualmente” per tassare gli extraprofitti che, ricordiamo, operano su quanta benzina e gasolio era stoccata nei depositi, quindi extraprofitti speculativi. E ancora usi l’eventualmente? Ora lei e Giorgetti chiedono la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita dopo che lo hanno firmato senza nessuna clausola di salvaguardia per i periodi di emergenza, di crisi?!

Un ministro delle Finanze, Giorgetti, che in audizione parlamentare dopo la firma del Patto disse: “Abbiamo approvato il caos totale”.

Una incipiente politica di austerità che sottrae risorse a sanità, istruzione, ambiente, ma non al riarmo, che per il 2028 prevede 28 miliardi di spesa con un incremento del 60% in sei anni.

Intanto il portavoce della Commissione ha dichiarato alla stampa che serve una “grave recessione” per sospendere il Patto.

Era sufficiente leggere e credere a quanto scriveva Bruegel: con il nuovo Patto l’Italia sarà obbligata ad avanzi primari del 4% del PIL, praticamente un'austerità permanente.

E chiedere una deroga solo per l’Italia comporta il rischio che i tassi di interesse dei BTP aumentino. Già oggi il BTP decennale paga il 3,81% contro il 3,03% tedesco.

Una crisi che non mostra segni di ottimismo sulla sua conclusione. Da martedì, giorno della tregua, solo 3 milioni di barili hanno attraversato lo Stretto di Hormuz.

A Singapore il carburante per aerei è arrivato a 220 dollari al barile rispetto agli 82 prima della guerra. La botta grande l’ha avuta l’Arabia Saudita, con una capacità produttiva ridotta di 600.000 barili al giorno via Stretto e 700.000 via oleodotto Est-Ovest.

Agenzie internazionali di settore ipotizzano un prezzo del barile a 190 dollari se i flussi attraverso Hormuz resteranno ai livelli attuali. Un ritorno alla normalità coincide con un traffico di 130/150 navi e un ritorno alla produzione normale in un paio di mesi.

Appare normale, quindi, che il prezzo del petrolio non tornerà in tempi brevi ai livelli che aveva prima della guerra. Esiste poi il problema delle riserve strategiche.

Gli USA, per esempio, per ricostituirle necessitano di un milione di barili al giorno per un anno e mezzo, ritornando alla normalità. Alla fine, gli italiani pagano l’assenza di politica estera che ci ha condotto indirettamente nella guerra scatenata da USA e Israele. Politica estera significa politica energetica, ed energia vuol dire aumento dei prezzi, cioè inflazione. Quindi tassi di interesse alti: condizione, quest’ultima, che costringe chi ha molti debiti come noi italiani a fare sacrifici.

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