Sei brani scritti in carcere

 

Dal carcere allo streaming: sei brani scritti tra le mura di un penitenziario italiano diventano l’album "Free For Music Vol. 1"

Dal carcere allo streaming: sei brani scritti tra le mura di un penitenziario italiano diventano l’album "Free For Music Vol. 1"

Nelle carceri italiane il silenzio non coincide solo con l’assenza di suono, ma con tutto ciò che la detenzione, col tempo, comprime, interrompe e finisce per relegare in secondo piano: il ruolo sociale, la possibilità di essere riconosciuti per qualcosa che non sia soltanto l’errore commesso, l’identità stessa. Una sottrazione che segna la differenza sostanziale tra parlare di reinserimento e mettere qualcuno nelle condizioni di lasciare una traccia concreta. "Free For Music Vol. 1" nasce da questa differenza: all’interno della Casa Circondariale Sanquirico di Monza, dove il laboratorio musicale promosso e finanziato da Orangle Records con la supervisione socio-educativa di Paolo Piffer arriva oggi ad un esito compiuto: un disco.

Ascolta su Spotify.

L’album, disponibile tutte le piattaforme digitali, è stato presentato in anteprima nel corso di una conferenza stampa — la prima in Italia ammessa all’interno di un penitenziario — e raccoglie sei brani scritti e interpretati dai detenuti che hanno partecipato al laboratorio, trasformando un’attività nata entro il perimetro del carcere in una pubblicazione vera e propria, con titoli, crediti, autori, compositori, interpreti e una destinazione chiara all’interno del mercato discografico.


"Free For Music Vol. 1" rappresenta, almeno per questa prima fase, il punto di approdo di un lavoro cominciato mesi fa all’interno dell’istituto e sviluppato con continuità, metodo e una chiara direzione educativa: fornire ai partecipanti competenze concrete, strumenti espressivi e uno spazio in cui rielaborare rabbia e vissuti personali complessi in una forma diversa, non distruttiva, non violenta e orientata, con disciplina, alla scrittura e alla musica.

Gli incontri con Lazza, Fedez, Jake La Furia e Camilla Ghini — con Emis Killa presente in ognuno degli appuntamenti —, sono stati momenti diversi, ma guidati dalla stessa intenzione; quella di rendere la musica un mezzo di confronto, assunzione di responsabilità, rielaborazione individuale e acquisizione di abilità spendibili anche oltre il periodo detentivo.

In un sistema penitenziario in cui i percorsi formativi devono spesso misurarsi con limiti strutturali, tempi burocratici, autorizzazioni e margini operativi ridotti, portare un laboratorio interno fino alla soglia del mercato discografico significa spostare il baricentro dalla semplice attività al risultato, dall’intenzione all’esistenza di un prodotto culturale compiuto.

Già nei mesi scorsi Free For Music si era distinto per la volontà di non lasciare i brani chiusi nelle celle o nelle sale del laboratorio, ma di portarli fuori, metterli in circolazione, assegnare loro un’effettiva possibilità di ascolto. Con "Free For Music Vol. 1", quell’opportunità prende vita.

L’uscita del disco conferma, del resto, la natura del progetto fin dal suo avvio. Free For Music non è nato come una visita occasionale di artisti all’interno del carcere, né come un’iniziativa pensata per il solo valore testimoniale. Fin dal primo appuntamento, il laboratorio si è posto il problema di come trasformare l’arte in competenza, in un linguaggio capace di fondere espressione individuale, lavoro e possibilità futura.

Nelle carceri italiane il silenzio non coincide solo con l’assenza di suono, ma con tutto ciò che la detenzione, col tempo, comprime, interrompe e finisce per relegare in secondo piano: il ruolo sociale, la possibilità di essere riconosciuti per qualcosa che non sia soltanto l’errore commesso, l’identità stessa. Una sottrazione che segna la differenza sostanziale tra parlare di reinserimento e mettere qualcuno nelle condizioni di lasciare una traccia concreta. "Free For Music Vol. 1" nasce da questa differenza: all’interno della Casa Circondariale Sanquirico di Monza, dove il laboratorio musicale promosso e finanziato da Orangle Records con la supervisione socio-educativa di Paolo Piffer arriva oggi ad un esito compiuto: un disco.

Ascolta su Spotify.

L’album, disponibile tutte le piattaforme digitali, è stato presentato in anteprima nel corso di una conferenza stampa — la prima in Italia ammessa all’interno di un penitenziario — e raccoglie sei brani scritti e interpretati dai detenuti che hanno partecipato al laboratorio, trasformando un’attività nata entro il perimetro del carcere in una pubblicazione vera e propria, con titoli, crediti, autori, compositori, interpreti e una destinazione chiara all’interno del mercato discografico.

"Free For Music Vol. 1" rappresenta, almeno per questa prima fase, il punto di approdo di un lavoro cominciato mesi fa all’interno dell’istituto e sviluppato con continuità, metodo e una chiara direzione educativa: fornire ai partecipanti competenze concrete, strumenti espressivi e uno spazio in cui rielaborare rabbia e vissuti personali complessi in una forma diversa, non distruttiva, non violenta e orientata, con disciplina, alla scrittura e alla musica.


Gli incontri con Lazza, Fedez, Jake La Furia e Camilla Ghini — con Emis Killa presente in ognuno degli appuntamenti —, sono stati momenti diversi, ma guidati dalla stessa intenzione; quella di rendere la musica un mezzo di confronto, assunzione di responsabilità, rielaborazione individuale e acquisizione di abilità spendibili anche oltre il periodo detentivo.

In un sistema penitenziario in cui i percorsi formativi devono spesso misurarsi con limiti strutturali, tempi burocratici, autorizzazioni e margini operativi ridotti, portare un laboratorio interno fino alla soglia del mercato discografico significa spostare il baricentro dalla semplice attività al risultato, dall’intenzione all’esistenza di un prodotto culturale compiuto.

Già nei mesi scorsi Free For Music si era distinto per la volontà di non lasciare i brani chiusi nelle celle o nelle sale del laboratorio, ma di portarli fuori, metterli in circolazione, assegnare loro un’effettiva possibilità di ascolto. Con "Free For Music Vol. 1", quell’opportunità prende vita.

L’uscita del disco conferma, del resto, la natura del progetto fin dal suo avvio. Free For Music non è nato come una visita occasionale di artisti all’interno del carcere, né come un’iniziativa pensata per il solo valore testimoniale. Fin dal primo appuntamento, il laboratorio si è posto il problema di come trasformare l’arte in competenza, in un linguaggio capace di fondere espressione individuale, lavoro e possibilità futura.

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