Revenge porn, l’emergenza silenziosa che colpisce sempre più vittime
AGIPRESS – Negli ultimi anni, o addirittura negli ultimi giorni, fatti di cronaca italiani hanno riportato con crescente frequenza episodi di diffusione non consensuale di immagini intime, fenomeno noto come revenge porn.
Si tratta di una forma di violenza che colpisce in particolare adolescenti e giovani adulti, ma che non risparmia persone di ogni età, contesto sociale e professionale.
L’evoluzionetecnologica e la pervasività dei social media hanno amplificato in modo esponenziale la portata di questi episodi,ciò che un tempo rimaneva circoscritto a una relazione privata può oggi diventare, in pochi istanti, contenuto virale, con conseguenze psicologiche profonde e durature.
Dal punto di vista psicologico e clinico, la diffusione non consensuale di contenuti intimi rientra nelle forme di violenza sessuale online.
Il nucleo centrale del fenomeno è la violazione del consenso come immagini o video, condivisi in un contesto di fiducia, vengono utilizzati come strumenti di controllo, umiliazione o vendetta. Non si tratta di un semplice “errore” o di una leggerezza digitale, ma di un comportamento che implica una chiara intenzionalità relazionale come esercitare potere sull’altro attraverso l’esposizione della sua intimità.
Alla base del revengeporn si riscontrano spesso dinamiche di controllo e dominio relazionale, difficoltà nella gestione della rabbia e del rifiuto, immaturità affettiva e scarsa alfabetizzazione emotiva, interiorizzazione di modelli culturali basati su possesso e oggettivazione. In alcuni casi, soprattutto tra i più giovani, emerge una sottovalutazione delle conseguenze, legata alla normalizzazione della condivisione digitale dell’intimità. Tuttavia, questo non riduce la gravità dell’atto né il suo impatto sulla vittima.
Le vittime di revenge porn presentano frequentemente quadri clinici complessi, con sintomi riconducibili al trauma psicologico,vergogna intensa e senso di esposizione, ansia, attacchi di panico e ipervigilanza, sintomi depressivi e ritiro sociale,compromissione dell’autostima e dell’identità corporea, nei casi più gravi, ideazione suicidaria.
Un elemento particolarmente critico è la perdita di controllo sulla propria immagine, che può generare una percezione di esposizione permanente e una frattura nel senso di sé. I recenti casi di cronaca evidenziano come la diffusione dei contenuti sia spesso accompagnata da una viralità incontrollabile. A questo si aggiunge, talvolta, una narrazione mediatica che rischia di spostare l’attenzione sulla condotta della vittima, alimentando processi di colpevolizzazione secondaria.
Questo fenomeno si inserisce in un contesto culturale in cui persistono stereotipi di genere e una scarsa educazione al consenso, anche in ambito digitale. In Italia, il revenge porn è riconosciuto come reato attraverso la Legge n. 69/2019, nota come Codice Rosso, che ha introdotto nel Codice Penale l’articolo 612-ter (Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti).
La norma punisce chiunque, dopo aver realizzato o sottratto immagini o video a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati, li diffonde senza il consenso delle persone rappresentate.
Sono previste aggravanti se il fatto è commesso dal partner o ex partner, la vittima si trova in condizioni di inferiorità fisica o psicologica, il reato è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. Il Codice Rosso ha inoltre rafforzato la tempestività dell’intervento giudiziario nei casi di violenza domestica e di genere, sottolineando la gravità di queste condotte anche nel contesto digitale.
Dal punto di vista clinico e sociale, la prevenzione passa attraverso, educazione affettiva e sessuale, con attenzione al consenso digitale, sviluppo di competenze emotive e relazionali, promozione di una cultura del rispetto e della responsabilità, supporto psicologico tempestivo per le vittime. Il consenso non riguarda solo il corpo, ma anche la sua rappresentazione.
Condividere un contenuto intimo non equivale ad autorizzarne la diffusione.
Il revenge porn rappresenta una delle espressioni più attuali della violenza relazionale. Comprenderne le radici psicologiche e riconoscerne la gravità giuridica è fondamentale per costruire interventi efficaci, sia sul piano clinico che su quello sociale.
Tutela, prevenzione ed educazione al consenso sono oggi strumenti imprescindibili per contrastare un fenomeno che mette profondamente in discussione il diritto all’intimità e alla dignità della persona.
Alessandra Campanini- Psicologa – Sessuologia Clinica e Forense

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