La diplomazia del bene: cinque nuovi Giusti al Viale della Farnesina
Da Sofia 1877 a Santiago 1973, il MAECI
consacra la memoria di chi ha saputo scegliere da che parte stare
di Arturo Varè
ROMA — Un atto di memoria, un
esercizio di responsabilità civile, un omaggio al coraggio silenzioso di chi ha
indossato l’abito del diplomatico senza dimenticare quello dell’uomo: la
cerimonia tenutasi il 23 aprile 2026 nel piazzale antistante la Farnesina, a
poche ore dalle celebrazioni della Liberazione, ha aggiunto cinque nuovi nomi
al “Giardino dei Giusti della Farnesina”, l’angolo verde inaugurato nel marzo
2024 e ormai parte integrante del paesaggio simbolico della diplomazia
italiana.
Alla cerimonia hanno preso parte il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri e il Presidente della Fondazione Gariwo Gabriele Nissim, promotore originario del progetto. Per il Ministro l’esempio dei Giusti rappresenta un “monito quotidiano” su cosa significhi servire lo Stato tenendo sempre la persona al centro.
I cinque nuovi cippi inaugurati per
l’occasione commemorano figure tanto diverse per epoca quanto coese nel valore.
C’è Vito Positano (Noicàttaro 1833 – Yokohama 1886), Vice Console a Sofia, che
nel dicembre 1877 si rifiutò di obbedire all’intimazione di Osman Pascià e,
insieme ai colleghi francese e austro-ungarico, salvò la futura capitale
bulgara dall’incendio. C’è Francesco Babuscio Rizzo (Potenza 1897 – Roma 1983),
Incaricato d’Affari presso la Santa Sede tra il 1943 e il 1944, che nei mesi
dell’occupazione nazifascista di Roma sottrasse alla deportazione centinaia di
esuli e perseguitati. C’è Tito Spoglia (Atina 1923 – Elisabethville 1960), Vice
Console nel Katanga in piena rivolta secessionista, caduto il 10 luglio 1960
mentre tentava di organizzare l’evacuazione dei connazionali e insignito post
mortem della medaglia d’oro al valor civile.
C’è Giorgio Giacomelli (Milano
1930 – Roma 2017), Primo Segretario a Léopoldville durante la rivolta dei Simba
del 1964, che si accodò alle truppe governative per mettere in salvo decine di
italiani altrimenti destinati al massacro. E c’è Piero De Masi (Roma 1937 –
Roma 2021), Incaricato d’Affari a Santiago del Cile nel settembre 1973, che
nelle ore drammatiche del golpe di Pinochet aprì la sede di Calle Miguel Claro
a chi bussava: circa settecentocinquanta gli asilados che da quella
scelta personale e non autorizzata trovarono via di salvezza, una pagina che il
cinema di Nanni Moretti ha restituito al grande pubblico con Santiago,
Italia nel 2018.
Sindaco e Presidente della Fondazione
Gariwo hanno declinato, ciascuno dal proprio osservatorio, lo stesso filo. Il
Sindaco Gualtieri ha rivendicato l’orgoglio per una tradizione diplomatica in
cui tante personalità hanno saputo compiere una “scelta etica” in
momenti particolarmente difficili; il Presidente Nissim, che proprio in
occasione del primo allestimento del 2024 aveva coniato la formula della “diplomazia
del bene”, ha ribadito come l’Italia, con i suoi oltre duecento Giardini,
sia oggi tra i Paesi più impegnati nel ricordare i propri Giusti e nel farne un
patrimonio civile esportabile.
Con queste cinque nuove targhe i nomi commemorati salgono a quattordici, dopo i nove dell’allestimento iniziale del marzo 2024, fra i quali Guelfo Zamboni, Tommaso de Vergottini, Pierantonio Costa e l’Ambasciatore Luca Attanasio.
La selezione è opera della Commissione dei Giusti della Farnesina, istituita dal MAECI nel 2024 e coordinata dal Ministro Plenipotenziario Stefano Baldi, unico componente attualmente in servizio, affiancato dagli Ambasciatori a riposo Maria Assunta Accili, Emilio Barbarani, Carlo Maria Oliva e Ludovico Ortona. A questo organo spetta l’esame post mortem dei fascicoli storici, con il rigore documentale che la materia impone.
Ma il senso ultimo dell’iniziativa va oltre la commemorazione: il
Giardino è pensato come strumento formativo permanente, non solo per i giovani
diplomatici che entrano in carriera — cui si offre un repertorio di esempi
concreti di servizio civile — ma anche per i cittadini, gli studenti, chiunque
attraversi quel viale e ne legga i nomi. Una pedagogia per immagini, dove la
memoria non è monumento ma esercizio.
È in questa cornice che si comprende
la frase con cui Tajani ha aperto la cerimonia: “Ricordare i Giusti è un
atto di responsabilità civile”, il modo in cui una comunità sceglie i
propri riferimenti morali. Quattordici cippi, sotto i platani che fronteggiano
il piazzale della Farnesina, ci ricordano — silenziosamente — come la
diplomazia italiana, prima ancora che corpo professionale, sia stata e continui
a essere una tradizione di coscienze.



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