“La pace è femmina" recensione di Ada Rizzo
Il grembo del Mondo tra Sacralità femminile e desiderio di Pace
Dalle macerie di Kabul al realismo
terminale della “bandiera-statua di piombo”: la testimonianza corale di Imma
Schiena.
Il sogno corale e la struttura dell'opera
In “La pace è femmina” (Neos Edizioni, 2025), Imma Schiena non scrive per sé, ma presta la propria voce a un’eco globale. La silloge nasce già corale, grazie alle traduzioni di Marina Schirone, Taghrid Bou Merhi e Rosario Vera Romero, che trasformano il verso in un ponte tra culture. L'opera si articola in una struttura bipartita che segna un'evoluzione stilistica e concettuale: una prima sezione, "Prima del Realismo Terminale", e una seconda, "Verso il Realismo Terminale". Questa divisione non è solo formale, ma rappresenta il passaggio dalla carne del dolore alla ruggine dell'oggetto.
L’essenza del termine “Femmina”: Perché la Pace non può essere Uomo
Nella prima parte, il cuore filosofico risiede nell'identità tra donna e pace. La scelta del termine "femmina" è ontologica: la donna contiene il seme della vita e non può generare morte. La pace è femmina perché, come la natura femminile, è "casa" e feconda il silenzio attraverso un amore che "lascia morire l'odio". Eppure, a questa centralità biologica corrisponde un’assenza politica drammatica: Schiena denuncia che, tra il 1992 e il 2019, solo il 6% dei firmatari dei trattati di pace sia stato donna.
In questa
sezione, Imma Schiena stabilisce le coordinate di una resistenza poetica
che affonda le radici nell'umanesimo e nella sacralità della vita. Se il
Realismo Terminale tenderà a oggettivare l'esistenza, qui l'autrice compie
l'operazione opposta: umanizza l'assoluto e dà un corpo vibrante ai concetti
teorici.
La Pace è Femmina e la Fisicità del Sacro. La Pace cessa di essere un’astrazione politica o un ideale etereo per farsi "femmina verace".
Corpo e Sofferenza: La Pace ha occhi, mani
prive di catene e un "cuore trafitto dall'indifferenza". È una figura
che si offre interamente, unendo la sacralità del femminile a una venatura di
sofferenza profondamente terrena e carnale.
Il Baricentro dell'Esistenza: Attraverso il
verso "Per la sua femminilità noi esistiamo", Schiena sposta il
fulcro dell'essere. Non può esserci un "noi" collettivo senza la
pace, proprio come non può esserci vita senza il grembo materno; la pace
diventa così la condizione biologica e spirituale della nostra sopravvivenza.
L’Eirene Mitologica: La chiusura della
poesia è una folgorazione che lega il mito al domani: la Pace che si unisce
alla Libertà per generare il "Futuro" rappresenta l'unica risposta
possibile al naufragio dell'umanità contemporanea.
Le Donne di Kabul: Il Reportage
dell'Anima.Dall'ontologia si passa alla cronaca del dolore, dove la poesia si
fa denuncia del "martirio dell'invisibilità".
Il Tempo Accelerato: La Schiena descrive la
tragedia delle "donne premature": bambine che, svegliandosi all'alba
in terre maledette, sono già donne perché private di infanzia e carezze. È
un'accusa durissima verso i padri e la terra che le ha generate solo per
vederle soffrire.
Il Vento sotto il Velo: Il velo non è
descritto come semplice indumento, ma come un confine sonoro dove la voce
"rimbomba" tra le dune. Rappresenta lo spazio tra l'esistenza negata
e il grido di umanità di chi muore continuamente nel silenzio del mondo.
Esistere e Resistere: Il binomio
"esistere e resistere" diventa il manifesto di queste donne. Il loro
è un coraggio che supera l'ego, capace di affidare i propri figli al ventre
della terra o alle acque del mare pur di salvarli, piantando "il cuore
dell'umanità nei loro occhi".
Sintesi della Prima Parte
Questa sezione è caratterizzata da una
visione generatrice. La Pace e la Donna sono la stessa sostanza: una forza che
dimentica le offese, lascia morire l'odio e sa aspettare. È una poesia di
"carne e vento" che prepara il lettore allo scontro con la materia
fredda della seconda parte della silloge, ricordandoci che prima degli oggetti
e della ruggine, esiste un'umanità che grida il proprio diritto alla vita.
L’Evoluzione: Verso il Realismo Terminale
Nella seconda parte della silloge, Imma Schiena interiorizza la lezione di
Guido Oldani, mostrando come l'oggetto abbia saturato l'umano e il sacro:
Il cappotto: L'Uomo come Ingranaggio
Arrugginito: La natura smette di essere tempio; la neve diventa "zucchero
filato" e il mondo un "frigorifero". L'anima subisce
l'ossidazione della "ruggine sul ferro" e l'individuo "infila il
mondo come un cappotto freddo" in un viaggio di sola andata.
La tavola spoglia: Il Sacro che
"Rimbalza": Il quotidiano meccanico capovolge il rapporto con lo
spirituale; il sugo "sobbolle come tintinnio di campane" e l'omelia
"rimbalza come la palla di bimbi", incapace di penetrare la barriera
degli oggetti. La pace diventa un prodotto di consumo, un "gelato aspro
che si scioglie in bocca".
Il Passaggio Definitivo: La bandiera della
pace In questo componimento, l'ideale cede il passo alla materia industriale.
La Pace perde la sua leggerezza eterea per diventare una "statua di
piombo", un corpo metallico dal peso insostenibile. Per sorreggerla non
bastano più le braccia umane, ma servono "fili d'acciaio": l'immagine
terminale per eccellenza dove lo strumento tecnico è l'unico modo per tenere in
piedi ciò che resta dell'umano. La bandiera "non sventola", ma
"non smette di volare" in un volo meccanico e ostinato sopra una
terra che è solo un "eco che si sgretola".
Sintesi Critica della Seconda Parte
Se la prima parte della silloge celebra la
"Pace Femmina" come forza generatrice di vita, questa seconda sezione
denuncia “l'ammucchiamento degli oggetti” che rende l'uomo un naufrago tra
"cappotti freddi" e "tavole spoglie". La bandiera di piombo
che il suo volo meccanico e ostinato sopra una terra che è ormai solo un
"eco che si sgretola". È la rappresentazione definitiva della
condizione terminale: l'ideale è salvo solo a patto di farsi materia pesante e
artificiale.
La pace è femmina come atto di Resistenza,
ci insegna che finché la voce di chi genera la vita sarà esclusa, la pace
resterà una statua di piombo. Voglio affidare la chiusura ai versi finali della
poesia che dà il titolo all'opera:
i suoi vestiti sono nuvole,
i suoi capelli raggi di sole,
le sue mani non hanno catene.
Il suo letto è il cielo.
La pace fa l’amore con la libertà.
Il suo nome è Eirene,
suo figlio si chiama: Futuro.
Imma Schiena, nata in Puglia nel
1970 e residente a Torino, è una poetessa, docente e attivista
della poesia civile. Premiata a livello internazionale per il suo impegno
per la pace, dal 2024 è un'esponente di spicco del movimento del Realismo
Terminale fondato da Guido Oldani. È autrice della silloge La pace è
femmina e collabora stabilmente con importanti festival e riviste
letterarie nazionali e internazionali.
https://neosedizioni.it/libri/narrativa/prova-autore/la-pace-e-femmina/
Ada Rizzo, 05 Maggio 2026, Jesolo

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