Muore Carlo Petrini una vita raccontata a tavola

 


Carlo Petrini l'ho conosciuto. Alla fine degli anni '80 del secolo scorso eravamo nella Direzione Nazionale Arci a Roma dove lui era appena arrivato a parlare delle sue Langhe e delle associazioni fra i vignaioli ed io ero responsabile del mezzogiorno, per indicare le 8 regioni del Sud Italia. Presidente era Enrico Menduni. Poi, ero già fuori dall'Arci, quando lui nel 1986 creò Arcigola. 

Ci sono persone che passano come meteore nella nostra vita, Petrini era rimasto al suo posto, dopo anni nell'Arci con la sua associazione ha continuato a rimanere ancorato alla sua passione per l'agroalimentare.

Restò ancorato anche al suo Piemonte. Ideò manifestazioni come Cheese, Salone del Gusto di Torino e la biennale “Terra Madre”, arrivata nel 2018 all’ottava edizione e svolta in contemporanea al Salone del Gusto. 

Il 9 dicembre 1989, a Bra, fu fondato il movimento internazionale Slow Food

Curò la Guida ai Vini del Mondo e la Guida ai Vini d'Italia; collaborò con l'Unità e La Stampa e, dal 2007, scrisse per Repubblica. Si può dire che invento il giornalismo gastronomico. 

Lo ricordiamo come combattente in prima linea contro gli OGM, spesso in contrasto con parte del mondo scientifico favorevole alla ricerca e all’uso degli organismi geneticamente modificati.

Il 23 maggio 2007 entrò nel Comitato promotore nazionale del Partito Democratico.

Nel 2008 il Guardian lo incluse tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta e nello stesso anno fu nominato Ashoka fellow.


Il pensiero di Chiara Appendino, ex sindaca di Torino

La scomparsa di Carlin Petrini è un lutto per tutta la comunità, perché era una di quelle persone rare capaci di cambiare il modo in cui guardi il mondo: non imponendosi, ma invitandoti con gentilezza a riconoscere ciò che non vedevi. 

Aveva compreso prima di molti che il cibo non è solo cibo, ma identità, giustizia, cura della terra, comunità e politica nel senso più nobile. 

In un’epoca che premiava la velocità, ha insegnato all’Italia il valore del rallentare e dello scegliere con consapevolezza. Il Guardian lo aveva inserito, unico italiano, tra le 50 persone che potevano cambiare il mondo, e a colpirmi è sempre stata la sua capacità di rendere il suo pensiero concreto e accessibile a tutti: dai contadini del Kenya agli chef stellati, dai bambini delle scuole ai delegati di Slow Food che ogni due anni riempivano Torino di sapori e storie durante Terra Madre. “Chi semina utopia, raccoglie realtà”, diceva. Grazie, Carlin, per aver seminato con una generosità e una lungimiranza rare.

Che poi è uguale a dire di utopie vissute senza rassegnazione come diceva Rodotà. Altra storia.  Rip

Commenti

Post popolari in questo blog

Borraccino: "Vertenza call center commessa ENEL, a fianco ai lavoratori"

AVS Taranto: no alla deregolamentazione del lavoro nei call center ENEL

“Divinamente donna”, le insignite speciali e la classifica del premio letterario