Gaza - Quell’archivio non deve sparire!
L’operazione segreta dell’Onu per salvare l’archivio palestinese di Gaza e Gerusalemme: milioni di documenti portati ad Amman
Il Guardian racconta la corsa contro il tempo dei funzionari
Onu per mettere al sicuro l’immenso patrimonio cartaceo, custode della memoria
palestinese dalla Nakba a oggi
Milioni di foto, documenti, atti di proprietà, certificati di nascita, di matrimonio e di morte. Un immenso patrimonio che dopo l’invasione di Gaza rischiava di svanire per sempre.
E con lui la memoria della popolazione palestinese e la sua storia, dall’esodo forzato del 1948 prima e dopo la creazione di Israele a oggi. Per salvarlo gli operatori dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, hanno organizzato una delicata e rischiosissima operazione lunga 10 mesi.
Lo racconta il Guardian, che in un lungo pezzo
pubblicato nell’anniversario della Nakba descrive il lavoro fatto per mettere
al sicuro l’archivio della Striscia di Gaza e di Gerusalemme
Est e trasferirlo ad Amman, capitale della Giordania.
Un’operazione tutt’altro che semplice. Dopo l’invasione militare israeliana, gli uffici dell’Unrwa a Gaza sono stati evacuati e i suoi dipendenti sono stati costretti a lasciare in sede l’archivio, in gran parte non ancora digitalizzato.
“C’era il rischio concreto che gli israeliani intervenissero e li distruggessero, oppure che venissero semplicemente bruciati da un incendio, un’esplosione o chissà cos’altro” ha raccontato al Guardian Sam Rose, direttore ad interim degli affari dell’Unrwa a Gaza.
Così nei mesi successivi, nonostante i continui raid dell’esercito invasore, una piccola squadra di funzionari ha raggiunto gli uffici di Gaza City e caricato il furgone a noleggio.
Attraverso tre viaggi ad
altissimo rischio i documenti sono stati portati a sud, in un
magazzino alimentare di Rafah. Il team, lavorando in incognito, è
riuscito a farli uscire attraverso il confine con l’Egitto. Da lì poi,
grazie a un’organizzazione benefica, sono stati trasferiti ad Amman usando
gli aerei che facevano ritorno in Giordania dopo aver consegnato gli aiuti.
Nello stesso periodo la missione è stata condotta anche
nella sede di Gerusalemme Est, spesso oggetto di assalti. Ora,
riferisce sempre il Guardian, i milioni di documenti si
trovano in un seminterrato di Amman, dove 50 dipendenti dell’Unrwa stanno
lavorando a un lungo processo di digitalizzazione di ogni
singola carta.
Quei documenti sono “cruciali per l’esperienza palestinese” ha sottolineato Jean-Pierre Filiu, professore di Studi sul Medio Oriente presso Sciences Po a Parigi. “La loro distruzione sarebbe stata catastrofica” ha detto al Guardian Roger Hearn, alto funzionario dell’Unrwa. “Se mai ci sarà una soluzione giusta e duratura a questo conflitto, sono l’unica prova che si può usare per dimostrare che un tempo in quel luogo vivevano palestinesi”.

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente