Violenza di genere: dalla Croazia all'Italia
La chirurga-artista Nika Komadina canta la fuga da un amore diventato terrore
La dottoressa e artista croata di origini venete Nika
Komadina pubblica “Donna Viva”, un brano nato per non lasciare che il tema
della violenza venga ridotto a tragiche statistiche, spostando lo sguardo dalla
vittima alla persona: dignità, libertà e possibilità di ricostruirsi prima che
la paura diventi destino
Una donna fugge da un amore trasfigurato in terrore,
raccoglie quel che rimane di sé e prova a tornare viva. Non vincente, non
invincibile. Viva. Con la propria dignità ancora addosso, anche quando tutto
sembra aver tentato di strappargliela. “Donna Viva”, il nuovo singolo
della cantante italo-croata Nika Komadina, scritto da Rodolfo
Vitale, prodotto da kavakava e pubblicato in Croazia nel 2024, nasce da una
storia di violenza, paura e allontanamento. Racconta una donna che prova a
salvarsi, a ricominciare dal proprio coraggio e a non lasciare che
l’umiliazione diventi l’ultima parola sulla propria vita. Il brano arriva ora
in Italia insieme al profilo di un’artista già riconosciuta oltre Adriatico:
nata da madre italiana e padre croato, Nika Komadina è cresciuta in una doppia
appartenenza culturale, sviluppando il proprio percorso tra Croazia, Italia e
una formazione internazionale che attraversa musica, performance e professione
medica.
La traccia affronta il tema della violenza di genere
collocandolo dentro una storia, in un corpo, nel preciso istante cui una donna
comprende che l’amore non può coincidere con l’umiliazione, la paura,
l’annullamento.
In un Paese come l’Italia, in cui il dibattito su abusi e
femminicidi continua a occupare cronaca, politica, scuola, cultura e
informazione, “Donna Viva” arriva senza cercare immagini forti a tutti i costi:
parla di chi trova la forza di andare via, dopo gli insulti, gli schiaffi, le
grida, dopo una relazione in cui l’amore è stato usato come luogo di controllo
e subordinazione. La parola chiave, nel brano, non è vendetta. È dignità.
Il testo attraversa le maglie di una libertà fittizia che
nasconde il perimetro del controllo, il miraggio di una libertà che funge da
paravento alla coercizione, fino ad arrivare alla necessità di allontanarsi da
«quel mostro che ha tradito tutto quanto il nostro amore», spostando la
narrazione dal trauma alla possibilità, dolorosa ma necessaria, di
riprendere possesso di sé.
“Donna Viva”, infatti, non è la fotografia di una vittima,
ma di una persona che vuole restare nel mondo, riprendere parola, non farsi
definire dagli abusi subiti. Essere viva, in questo brano, significa sottrarsi
a ciò che spegne, rifiutare la normalizzazione della violenza, riconoscere che
la dignità non è una concessione, ma una soglia da difendere anche quando la
paura toglie il respiro.
Nika Komadina porta in questa interpretazione un bagaglio
che rende il progetto ancora più rilevante per il mercato italiano: un
background transfrontaliero e una vocalità densa, capace di muoversi tra le
trame della scuderia R&B contemporanea. L’artista, nata e cresciuta in
Croazia, riflette la propria parte italiana nella lingua, nel fraseggio e nella
naturalezza con cui abita la canzone, mentre la radice croata rafforza una
traiettoria già avviata con autorevolezza. Premiata e seguita con attenzione
dalla stampa locale, ha collezionato pubblicazioni che ne testimoniano la
versatilità espressiva e la solidità di un percorso artistico ormai articolato.
La sua figura che non arriva nel nostro Paese come una
debuttante, ma come un’artista già strutturata, capace di abitare più
territori, più lingue e più registri. Parla croato, italiano, inglese e
tedesco, ha una formazione musicale che comprende pianoforte, violino e canto
solistico, ha perfezionato la dimensione scenica attraverso recitazione,
musical theater e film, frequentando anche un’accademia estiva a Broadway, New
York. Da bambina si è esibita in numerosi musical in Svizzera, portando sul
palco una familiarità precoce con il corpo, la voce e la disciplina della
performance live.
Accanto alla musica, Nika Komadina ha consolidato anche una
carriera medica di alto livello: è dottoressa in medicina dentale e magistrata
in chirurgia e implantologia. Un elemento che, nel suo caso, non funziona come
semplice curiosità biografica, ma come parte di un’identità complessa, fondata
su precisione, studio, metodo e sensibilità. Nella sua storia confluiscono
scienza e arte, cura del dettaglio e urgenza del canto, professionalità di una
carriera medica internazionale e la scelta sempre più chiara di investire nella
musica come luogo centrale della propria vocazione. In poche parole, rigore
analitico trasposto in urgenza espressiva.
Negli ultimi anni, Nika ha collaborato con importanti autori
della scena croata, tra cui Dragan Brajović Braja, Dejan Kostić e Bane Opačić,
consolidando un posizionamento artistico che le ha permesso di imporsi
progressivamente nel circuito balcanico. È vincitrice del primo premio della
giuria professionale al Marko Polo Fest con i brani “Namjerno” e “Jedino ljubav pokreće nas” per due anni consecutivi, mentre
il singolo “Bolje bolje” ha segnato un ulteriore passaggio nella
definizione della sua identità musicale, confermandone la capacità di unire
intensità interpretativa, scrittura pop e una linea estetica altamente
distintiva.
Con “Donna Viva”, però, non punta soltanto sulla voce, sulla
produzione o sulla dimensione internazionale del progetto: sceglie un tema che
riguarda la vita concreta di ancora troppe donne e lo porta in una forma
musicale accessibile, diretta, emotivamente carica, senza cedere alla
semplificazione. La violenza non viene descritta come evento isolato, ma come
progressiva perdita di speranza dentro una relazione che avrebbe dovuto
proteggere e invece consuma, inganna, imprigiona. Da qui nasce la necessità della
fuga come atto vitale: il tempo di allontanarsi, di raccogliere la propria
dignità, di tornare a esistere.
«Ho cantato questo brano perché, come donna, mi sento
coinvolta e vicina a tutte quelle donne, purtroppo troppe, che subiscono
violenze fisiche e morali, ogni giorno, in ogni parte del mondo - afferma Nika
Komadina -. Voglio dare voce a tutto questo con tutta la forza che ho, perché
la situazione si fa sempre più drammatica e nessuna persona, nessun potere, può
togliere a una donna la sua libertà e la sua dignità. Anche quando le
difficoltà e la paura sembrano spezzare il respiro, non bisogna mai gettarsi via.
L’amore, se è davvero tale, si fonda sul rispetto, non sull’umiliazione.»
Il videoclip ufficiale che accompagna il
pezzo amplifica la dimensione narrativa del brano, rendendo in immagini la
dicotomia tra fragilità e resistenza, tra l’oscurità dell’abuso e la volontà di
tornare alla luce. Nika Komadina interpreta il pezzo con una vocalità che non
cerca solo tecnica, plauso e potenza, ma partecipazione: il canto segue il peso
delle parole, ne accompagna l’eco, ne sostiene la salita, fino a trasformare il
ritornello in un rito catartico, una vera e propria epifania di liberazione.
Per il pubblico italiano, “Donna Viva” rappresenta anche
l’ingresso di una nuova voce femminile in grado di unire radici adriatiche,
formazione internazionale e una scrittura pop rock orientata a temi sociali. Il
debutto italiano della Komadina non è una semplice operazione di lancio su un
nuovo mercato, ma l’apertura di una traiettoria che attraversa due sponde, due
lingue, due identità, portando al centro una domanda che riguarda tutti, a
prescindere dalla provenienza geografica, dalla classe sociale, dall’orientamento
politico e religioso:
quante volte la musica può ancora servire a far luce su
ciò che la cronaca racconta ogni giorno, ma che rischia di diventare
indistinto, e a volte perfino tollerato, proprio perché reiterato?
“Donna Viva” risponde scegliendo la via più diretta: una canzone in italiano, una voce croata con sangue italiano, una storia di violenza e rinascita che non chiede compassione, ma ascolto, riflessione e consapevolezza.

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