Fermata Paradiso

 


Allan Kardec, spiritista dell’Ottocento, è lo pseudonimo di Hippolyte Léon Denizard Rivail. Secondo quanto racconta, il nome gli sarebbe stato suggerito da uno spirito. In uno dei suoi libri difende lo spiritismo dalle accuse di essere vicino alla magia e alla stregoneria.

“La sola possibilità di comunicare con gli esseri del mondo spirituale ha conseguenze immense e gravissime: ci rivela un mondo del tutto nuovo, tanto più importante perché riguarda tutti gli uomini, senza eccezioni.”

Questo è l'incipit del suo libro che ho scoperto e messo online qui. 

Come sostiene il grande pensatore di due secoli fa, io credo che, talvolta, nei sogni accadano cose straordinarie: vere forme di comunicazione con gli spiriti.

Ripropongo questo sogno che ho scritto diverse volte utilizzando AI per le immagini.  

Sogno mia madre. Questa volta, però, non è il consueto sogno nel quale una persona amata, perduta da anni, riappare tra ricordi e gesti quotidiani. Si presenta invece come uno spirito, e io avverto che mi parla proprio dall’aldilà. Quando le chiedo come sta, non risponde a parole: comunica con pensieri e gesti delle mani, come in un linguaggio muto che pure riesco a percepire.

Mia madre è entusiasta: ha ricevuto un nuovo compito, accogliere le anime appena arrivate, e desidera farmelo sapere. Questo il messaggio, molto chiaro.


Non si congeda da me: si allontana, e io vedo una casa attraversata da una tensione positiva, mentre mia sorella Lucia passa accanto, indaffarata.

Poco dopo, il gruppo si prepara a lasciare la casa.

Vedo Lucia molto indaffarata. Ci avviamo verso l’uscita, quando lei si volta di colpo, come ricordandosi qualcosa, ed esclama: “I bambini!”. Poi torna indietro, e io la seguo.

Entriamo in una grande stanza piena di lettini, dai quali si alzano alcuni bambini che volano. In una culla vedo neonati ancora più piccoli, insanguinati come feti. Lucia si avvicina e mi dice:

“No, quelli sono appena arrivati.”

Infine, usciamo, tutti insieme, con i bambini che volano. Siamo su una sorta di pullman e, a un certo punto, arriviamo a una fermata. Scendono tutti: mia madre, Lucia, i bambini. Li vedo scivolare e scomparire nell'ombra.

Io, invece, non posso scendere. Nella nebbia che si dipana appena, intravedo il nome della stazione: “Fermata Paradiso”. 

Roberto De Giorgi

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