Taranto – L' omicidio di Piazza Fontana
È morto mentre andava a lavorare nei campi: un lavoratore maliano, regolarmente residente, sposato, con la moglie incinta del loro primo figlio.
La vicenda dell’omicidio di Sako Bakari non può essere
ignorata.
È morto a 35 anni, senza alcun motivo, per mano di balordi
ancora in giro alle cinque del mattino, in cerca dell’ultimo sfogo di una notte
insonne. Loro stavano per andare a dormire, lui stava andando a prendere il
treno per andare al lavoro.
Giovedì 14 Taranto si è fermata, ma non tutta: la parte
della città che vive nell’indifferenza era assente.
Eppure, sul luogo della mattanza non c’era neppure un fiore.
La scena andrebbe mostrata: cinque o sei persone aggrediscono il ragazzo, che
cerca rifugio nel Bar di Piazza Fontana. Ma proprio lì, in quello che avrebbe
dovuto essere un luogo sicuro, il barista o il proprietario lo caccia per
evitare problemi. Ora il locale è stato chiuso, con la licenza sospesa per 60
giorni, e c’è chi chiede la chiusura definitiva.
Fendenti al torace e al fianco per uccidere.
Una vicenda di violenza che, inizialmente, non ha ricevuto
l’attenzione dei media nazionali. Anche Ignoto X su La7, che nelle
prime puntate si occupava di cronaca locale, ormai si è uniformato agli altri
talk di cronaca, seguendo la vicenda di Garlasco.
Ora la storia di Sako Bakari è su tutti i giornali, da 17
minuti su Repubblica, qualche ora fa il Fatto Quotidiano, il Corriere della
Sera edizione di Bari, ecc.
Il fratello di Sako Bakari, Souleymane Sacko, è intervenuto
alla manifestazione di giovedì pomeriggio.
“Perché avete ucciso mio fratello senza motivo? L’avete
fatto perché era nero? Perché era africano? Voglio sapere perché avete tolto la
vita al figlio, al marito e al padre di qualcuno”
Un fatto di cronaca che ci interroga davvero su come sia
cambiata la cultura nostra. Taranto era considerata amante dei forestieri, non
sappiamo cosa sia scattato nella mente degli assassini, loro non scolarizzati,
perdigiorno, vedevano con fastidio un lavoratore nero che andava a lavorare?
Anni di ascolto di mantra di avversione ai migranti hanno deostruito le sinapsi
fino a considerare il ragazzo inerme del Mali un nemico?
Può darsi, ora la cronaca parla di inquirenti, di pene per i maggiorenni e iniziative per i minorenni. Ma non basta occorre parlarne ancora.
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La strada è ancora coperta dal sangue di una vita spezzata senza motivo, una comunità, come dice Souleymane Sacko, guarda il cielo, dove la folla dei dispersi anche in mare è tanta, troppa si direbbe se la coscienza nostra avesse la parola per davvero.

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