Esposto alla Procura i PEBA sono essenziali per le licenze dei servizi pubblici

 

Sono stato in Piazza Maria Immacolata su invito dell’Ocam, l’Osservatorio Civico per l'Accessibilità e la Mobilità di Taranto, e ho firmato un esposto alla Procura della Repubblica. 

La richiesta è semplice e fin troppo ovvia: dopo 26 anni dal 2000, è assurdo dover affrontare ancora questi problemi.

Che cosa si chiede alla giustizia? Di verificare se siano legittime le autorizzazioni concesse dal Comune di Taranto agli esercizi pubblici, visto che molti presentano ancora barriere architettoniche.

I Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, i cosiddetti PEBA, sono previsti da una legge di quarant’anni fa: la Legge 28 febbraio 1986, n. 41 (art. 32), che obbliga le Pubbliche Amministrazioni a dotarsi di questi strumenti per adeguare gli edifici pubblici esistenti. A questa norma si sono aggiunte poi la legge 236 del 1989 e la legge 503 del 1996. In sostanza, continuiamo a fare i conti con norme che esistono da decenni.

Quanta strada è stata fatta da allora? Forse molta nelle parole, molto meno nei fatti.

Nel volantino diffuso dai partecipanti emergono alcuni punti essenziali:

I PEBA riguardano persone con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva, anziani, persone con disabilità temporanee, caregiver e bambini.

Servono interventi su percorsi pedonali e marciapiedi, attraversamenti semaforici, edilizia pubblica, spazi urbani, segnaletica e sistemi informativi. Sono tutti aspetti che definiscono standard di qualità a cui una città dovrebbe adeguarsi.

Questo significa saper progettare e governare una città.

Le associazioni della rete OCAM sono determinate a proseguire con incontri con la pubblica amministrazione ed esposti alla Procura.

Carlo Ratti, architetto e ingegnere del SENSEable City Lab del Massachusetts Institute of Technology, che lavora anche come urbanista e architetto a Torino, e Anthony Townsend, direttore della ricerca presso l’Institute for the Future di Palo Alto, in California, sostengono sulle pagine di Scientific American che il modo migliore per valorizzare il potenziale creativo e innovativo di una città sia mettere i cittadini in rete e lasciarli liberi di agire.

È ciò che vedo fare all’Ocam: un potenziale creativo che può portare davvero verso una smart city. Taranto 2026 non deve essere solo una vetrina, ma l’occasione per compiere un vero salto di qualità. Il benessere dei cittadini è la condizione essenziale per costruire una comunità sana e capace di guardare al futuro.(Rdg) 

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