I Bar33 debuttano con “Passatempo"
Quattro ragazzi poco più che ventenni raccontano la generazione in cui anche sognare sembra un lusso a tempo determinato
Tra relazioni vissute come distrazione e un presente in cui «l’intelligenza è diventata artificiale», il primo singolo della band milanese racconta i vent’anni di una generazione che fatica a immaginare il futuro senza sentirsi in ritardo.
A vent’anni si dovrebbe ancora poter immaginare tutto. Anche
quando l’alba si fa strada tra i tetti di Roma dopo una notte passata a fare i
conti con una relazione finita male, con il dubbio di non essere stati capiti,
con la paura di avere dato troppo peso a qualcosa che per l’altro era soltanto
un passatempo. Ed è proprio “Passatempo” il titolo del singolo di debutto
dei Bar33, disponibile da venerdì 22 maggio su tutte le piattaforme
digitali.
Il brano nasce dall’esigenza di raccontare un rapporto
vissuto in modo opposto dai due protagonisti — da una parte con leggerezza,
dall’altra con un coinvolgimento difficile da accantonare — portando in forma
canzone un punto di osservazione più ampio, un quesito che si pongono molti
ragazzi cresciuti in un presente veloce, competitivo, automatizzato, nel
quale diventa sempre più complesso pensare al futuro senza sentirsi in
ritardo, sostituibili o fuori posto: che spazio resta per i sogni quando
tutto sembra chiedere rendimento, efficienza e adattamento continuo?
Un sentimento vissuto su frequenze asincrone, dove i bisogni non riescono mai a trovare un baricentro comune: rifugio da un lato, poco più di una parentesi dall’altro. Da questo squilibrio emergono senso di colpa, incomprensioni e incapacità di leggersi davvero.
Il testo mette in discussione una società in cui il progresso tecnologico e lo sviluppo delle intelligenze artificiali sembrano aver ridotto al minimo il campo dell’immaginazione, della creatività e della capacità di sognare. Perché «ora che l’intelligenza è diventata artificiale», il rischio non è soltanto delegare alle macchine una parte del pensiero, ma abituarsi a desiderare meno, a considerare ingenuo tutto ciò che non produce immediatamente un risultato, a vivere anche i sogni come qualcosa da giustificare.
La fine di una storia d’amore diventa così la perfetta
metafora di un’alienazione sociale più vasta, dove perfino i legami affettivi
vengono consumati con la logica predatoria dell’usa e getta. Se la tecnologia
promette di colmare ogni vuoto, la realtà descritta dai Bar33 è la radiografia
di una generazione iperconnessa ma profondamente isolata, costretta a negoziare
i propri sentimenti con lo spettro della performance a tutti i costi. I quattro
musicisti scelgono però di non assecondare il cinismo imperante, preferendo
vivere ogni sfumatura di quel dolore senza l'anestesia digitale dei social,
senza quel filtro immediato che impone di mostrarsi sempre risolti, vincenti e
distaccati. Accettandolo, lo traducono nell’onesta di un suono analogico, di un
confronto diretto che nasce tra le pareti di una sala prove.
“Passatempo”, prodotto da Daniele Tiddia, prende quindi le distanze dal semplice sfogo per un addio consumato troppo in fretta, assumendo le sembianze di un rifiuto deciso alla standardizzazione dei sentimenti e, al contempo, di un invito a rallentare per ritrovare lo spazio sacro dell’imprevisto e del sogno.
I Bar33 nascono dall’incontro tra Matteo Barachini, Angelica
Bocchino Cossar, Alessia Pignataro e Pietro Caniato tra i banchi di una scuola
di musica. Da quel momento decidono di proseguire insieme, iniziando a lavorare
su brani originali capaci di raccontare il passaggio fragile e spesso confuso
tra adolescenza e vita adulta.
All’interno del gruppo, Matteo Barachini firma testi e
musiche ed è voce e pianoforte del progetto, affiancato da Alessia Pignataro al
basso e Pietro Caniato alla batteria e alle percussioni. Angelica Bocchino
Cossar, che in questo primo capitolo si è dedicata esclusivamente alla
chitarra, sarà anche voce nei prossimi brani in uscita. Per “Passatempo”, la
voce femminile è quella di Lavinia La Rosa, artista legata alla prima fase del
progetto e al singolo d’esordio.
Con questa debut release, i Bar33 aprono il loro percorso senza la pretesa di imporre verità o risposte pronte. C'è solo la fotografia nitida di una generazione che, per non farsi anestetizzare da un mondo che pretende la perfezione a tutti i costi, sceglie di difendere l'unica cosa che le appartiene davvero: il diritto di sognare ancora, anche a costo di sbagliare strada.

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