Amanthea, la voce interiore che sussurra quando il mondo tace
Il grido degli idrocarburi: l’ultimo baluardo contro la confusione
Questo non è progresso. È un suicidio collettivo.
IL MITO DEL GREEN CHE CI RUBERÀ IL FUTURO
Da vent’anni, governi e banche hanno riversato 5 trilioni di dollari in energie "pulite", eppure il mondo brucia ancora l’84% di idrocarburi per sopravvivere. Un fallimento epocale. Se un’azienda avesse buttato via così tanti soldi senza ritorno, i suoi azionisti l’avrebbero già affondata. Ma qui non parliamo di economia. Parliamo di fede. Una fede cieca in un dogma: "Il green ci salverà".
E invece cosa abbiamo ottenuto?
Fame. Perché senza idrocarburi, non ci sono fertilizzanti, e senza fertilizzanti, i campi si trasformano in deserti.
Povertà. Perché le nazioni povere, che dipendono da energia a basso costo, vengono strangolate da costi insostenibili.
Caos. Perché le industrie collassano, i trasporti si fermano, le città si svuotano.
La Germania, locomotiva d’Europa, è oggi un relitto economico. Il suo gasdotto Nord Stream fatto saltare in aria, le sue centrali a carbone riattivate, le sue fabbriche in ginocchio. Eppure, i suoi politici continuano a predicare la transizione green, mentre comprano gas americano a prezzi da rapina. Ipocrisia? No. Cinismo.
LA FISICA NON SI NEGOZIA
Le energie rinnovabili equivalgono ad un bicchiere d’acqua in mezzo al deserto: utili, ma insufficienti. Non possono alimentare un’industria pesante, non possono far volare un aereo, non possono trainare una nave mercantile. Le batterie non hanno la densità energetica dei combustibili fossili. Un camion elettrico pesa il doppio di uno diesel e si ferma dopo 300 km. Un aereo elettrico? Un sogno irrealizzabile.
Eppure, i nostri governanti vogliono imporci questa follia.
Vogliono che crediamo che un mondo senza idrocarburi sia possibile. Ma la
realtà è questa:
l’agricoltura collassa senza fertilizzanti azotati, prodotti
solo con gas naturale.
I trasporti si paralizzano senza carburante per camion, navi
e aerei.
Le industrie muoiono senza calore intenso, che solo il gas e
il carbone possono fornire.
Zero idrocarburi = zero cibo. Zero merci. Zero futuro.
L’IMPERIALISMO VERDE: IL NEO COLONIALISMO
L’Europa, che ha costruito la sua ricchezza sui combustibili fossili, ora vuole imporre ai paesi in via di sviluppo di rinunciarvi. Che ipocrisia! Vogliono che l’Africa abbandoni il petrolio, mentre le loro città sono piene di SUV elettrici alimentati da batterie cinesi.
È una guerra economica. Una strategia per mantenere le nazioni africane, asiatiche e sudamericane in uno stato di subalternità permanente. Perché chi controlla l’energia, controlla il cibo, la finanza, la vita stessa.
LA VERITÀ CHE NESSUNO OSERÀ DIRE
Le politiche green non sono dettate dalla scienza. Sono dettate dal potere. Dal desiderio di centralizzare il controllo su energia, cibo e denaro. Gli idrocarburi sono l’ultimo baluardo di libertà per le nazioni. Eliminarli significa consegnare il mondo a una élite tecnocratica che deciderà chi può mangiare, chi può viaggiare, chi può vivere.
Non è una questione ambientale. È una questione di
sopravvivenza.
LA SOLUZIONE? DIVERSITÀ ENERGETICA, NON FOLLIA MONOCROMATICA
Non dobbiamo scegliere tra idrocarburi e rinnovabili. Dobbiamo usare tutte le fonti disponibili: solare, eolico, nucleare, idroelettrico, petrolio, gas e carbone. Perché la realtà non è bianca o nera. È grigia. Complessa. E chi la semplifica in slogan da social network, sta mentendo.
Il vero progresso non è distruggere ciò che ci ha reso forti. È migliorarlo. È usare l’innovazione per rendere gli idrocarburi più puliti, non per eliminarli del tutto.
Perché se lo faremo, il Medioevo moderno sarà il nostro destino.
Amanthea ci sussurra: svegliatevi, o il mondo che conosciamo crollerà sotto il peso delle illusioni.
Maurizio Compagnone
analista geopolitico

Commenti
Posta un commento
Commenti non moderati comportarsi civilmente