La tragedia di Acquaviva delle Fonti e una canzone per non dimenticare
Nato nelle ore in cui una comunità sperava ancora in un miracolo, il nuovo singolo di Harmando riporta al centro il tema della sicurezza stradale e del modo in cui i ragazzi provano a sopravvivere a un lutto che non dovrebbe appartenere alla loro età
Harmando apre così “Per sempre”, brano scritto nei
giorni più duri della tragedia di Acquaviva delle Fonti, quando il dolore per
Gianvito Novielli e Denise Buffoni conviveva ancora con la speranza per
Jonathan Mastrovito, ricoverato in gravissime condizioni al Miulli dopo
l’incidente sulla provinciale per Adelfia.
Prima di diventare una canzone, “Per sempre” è stato il
tempo della veglia, quello in cui una comunità aveva già cominciato a piangere
due ragazzi e continuava ad aspettare notizie di un terzo, aggrappandosi alla
possibilità che potesse farcela. Tre ragazzi giovanissimi, tre nomi che per
Acquaviva non sono mai appartenuti alla cronaca, ma alla vita quotidiana, ai
campi sportivi, ai messaggi sul telefono, agli amici cresciuti insieme, alle
famiglie rimaste di fronte a un’assenza impossibile da accettare.
Nel ritornello Harmando chiama gli amici per nome - «Gianvito non lasciarci mai, Jonny tu non mollare mai» -, in una supplica breve, che usa il tempo presente come linguaggio di chi non ha ancora accettato di parlare al passato. La ripetizione dei nomi diventa il modo più immediato per tenerli vicini, per sottrarli alla freddezza della parola “vittime” e riportarli nella vita concreta di chi li conosceva. È il suono nudo di una comunità di coetanei che non ha ancora gli strumenti per elaborare una perdita così grande e allora fa ciò che può: tiene accesi i ricordi nei dialoghi, sui muri, negli spazi condivisi.
Harmando scrive restando vicino a ciò che ha visto,
ascoltato, vissuto. I messaggi riletti, le bici rubate, la squadra, Zunama, i
graffiti, la fidanzata, il padre, la madre, gli amici. Ogni dettaglio porta con
sé una parte di quei ragazzi e del legame che li univa ai compagni di classe,
di squadra, e a quei luoghi che dopo una tale tragedia non si attraversano più
allo stesso modo.
Il brano affida alla musica una funzione differente da
quella di provare a raccontare un dolore inspiegabile: impedire che tre persone
vengano ridotte ad iniziali dentro un fatto di cronaca. Per questo il
ritornello torna più volte, quasi identico, con la stessa insistenza con cui si
continua a chiamare qualcuno quando non si è ancora pronti ad accettare che non
possa rispondere.
Dentro questa insistenza entra inevitabilmente anche il tema
della sicurezza stradale. La tragedia di Acquaviva ha riportato l’attenzione
sulla provinciale per Adelfia e sulla necessità di non considerare determinate
morti come fatalità da archiviare. Quando a perdere la vita sono ragazzi così
giovani, la prevenzione riguarda il modo in cui una città protegge i propri
spazi, il modo in cui gli adulti ascoltano i segnali, il modo in cui una
comunità decide di trasformare il lutto in responsabilità.
Perché ogni incidente mortale che coinvolge adolescenti e
giovanissimi non produce soltanto un bilancio di vittime: cambia il modo in cui
una società guarda le proprie strade, i propri figli, le proprie abitudini, la
leggerezza con cui spesso si parla di velocità, rischio, controllo, destino.
“Per sempre” si innesta su questa linea portando in forma
canzone ciò che Acquaviva continua a tenere davanti agli occhi: tre ragazzi,
tre famiglie, una strada, una città chiamata a ricordare e a interrogarsi.
“Per sempre” assume un valore che supera la dimensione del tributo personale per diventare un esempio di come una generazione, di fronte alla morte improvvisa dei propri amici, prova a inventare un linguaggio per non restare schiacciata dal silenzio.
Nel brano i ricordi non vengono
cristallizzati in un’immagine immobile, ma camminano nei nomi ripetuti, nei
graffiti, nella promessa fatta ai familiari, nella fedeltà a un’amicizia che
continua oltre l’assenza fisica.
Accanto alla canzone, è prevista anche la realizzazione di
un murales commemorativo nei pressi del campo sportivo comunale di
Acquaviva delle Fonti, luogo simbolo della città e del percorso di Gianvito,
promessa del calcio locale. Musica e arte diventano così due forme
complementari per non dimenticare: una da ascoltare, l’altra da incontrare
nello spazio quotidiano, davanti agli occhi di chi passerà di lì negli anni a
venire.
Il campo sportivo è uno dei luoghi in cui una comunità
riconosce i propri ragazzi prima ancora che diventino adulti: li vede crescere,
sbagliare, correre, legarsi agli altri, misurarsi con una disciplina, con una
squadra, con un’appartenenza. Collocare lì un segno dedicato a Gianvito, Denise
e Jonathan significa offrire alla città un punto di raccoglimento concreto,
lontano dalla dispersione dei post, dei commenti, delle notizie che scorrono e
spariscono. Significa affermare che alcune storie, alcuni nomi, non possono
restare affidati soltanto alla memoria privata delle famiglie, ma devono
entrare in uno spazio comune, dove il ricordo diventa anche attenzione,
responsabilità, promessa di cura.
Da questa stessa esigenza nasce anche il verso «Tutti noi
vogliamo una vita diversa perché tutti noi non meritiamo questo»; una frase che
allarga il ricordo di Gianvito, Denise e Jonathan fino a toccare una domanda
che riguarda tutti i ragazzi, e chiunque abbia il compito di proteggerli. Una
richiesta di futuro che parte dalla voce di chi sente che certe morti non
possono essere etichettate come fatalità, perché riguardano il modo in cui i
giovani vivono le strade, le notti, le relazioni, il pericolo, la percezione
dei limiti, il bisogno di sentirsi invincibili e la violenza con cui la realtà
può smentire tutto in un istante.
Perché nessuna comunità dovrebbe riconoscere i propri figli
attraverso un murales nato dopo una tragedia. Nessuna strada dovrebbe diventare
il luogo in cui una generazione impara, di colpo, quanto possa essere insidioso
il ritorno a casa.
Harmando, nome d’arte di Armando Lenotti, arriva a questo
brano dopo un percorso già segnato da una forte componente sociale e
autobiografica. Ex DJ nei club pugliesi, cresciuto in provincia di Bari, ha
iniziato a definire la propria identità artistica in una scena trap contaminata
da elementi rock, chitarre melodiche, influenze internazionali e una scrittura
centrata sull’esperienza diretta. Nei lavori precedenti, da “Born to Shine” a
“Boyz n da Club”, aveva già mostrato un’attenzione particolare al racconto di
sé, alla crescita personale, alla vita notturna, alle sue libertà e ai suoi
lati più opachi.
Con “Per sempre”, però, porta quella scrittura dentro un territorio diverso. La trap, linguaggio spesso associato all’affermazione individuale, alla strada, alla rabbia e alla violenza, diventa qui il mezzo attraverso cui una comunità prova a dare voce a un lutto che non riguarda soltanto chi lo ha vissuto da vicino. Il brano recupera così una funzione antica della musica, quella del canto corale, del ricordo custodito insieme, della voce che arriva dove non si riescono a trovare parole.
La produzione di
Kiron, con la coproduzione di Saverio De Bellis e la chitarra di Jack Lenotti,
sostiene questa direzione conservando un impianto diretto, essenziale, con un
assolo di chitarra che apre uno spazio di riflessione dopo la ripetizione dei
nomi, come se per un momento la voce dovesse arretrare e lasciare alla musica
il compito di restare accanto al dolore.
“Per sempre”, accompagnata dal videoclip ufficiale, nasce da un evento reale, da famiglie reali, da ragazzi reali, da una ferita ancora aperta. Un brano che ci ricorda che non ci sono soltanto dinamiche, rilievi e ricostruzioni, ma vite interrotte, amici che continuano a scrivere messaggi a chi non risponderà più, genitori costretti a convivere con un’assenza definitiva, comunità che cercano un modo per trasformare il lutto in attenzione, cura, prevenzione.
«Ho scritto questo brano perché non riuscivo a tenere tutto
dentro – dichiara l’artista -. In quei giorni il dolore era ovunque: nelle
famiglie, negli amici, nella città, nei messaggi che continuavamo a leggere,
nei luoghi in cui eravamo abituati a vederci. “Per sempre” è nata quando tutti
speravamo che Jonny potesse ancora farcela e sentivamo già il vuoto lasciato da
Gianvito e Denise. Non volevo fare una canzone su di loro, volevo fare qualcosa
per loro, per le loro famiglie, per tutti noi. La musica è stato l’unico modo
che ho trovato per trasformare quel dolore in una promessa: portare i loro nomi
nel cammino e nel cuore, per sempre.»
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