Meno male che c’è Papa Leone XIV!
A un anno dall’elezione al soglio pontificio, Robert Francis Prevost ha dissipato, nell’opinione comune, gran parte delle diffidenze iniziali. A partire dalle mie.
Dopo la stagione “da rock star” di Bergoglio che, in piena
pandemia, alle 7.00 del mattino celebrava messa da Santa Marta entrando nelle
case degli italiani e diventando un punto di riferimento per un’umanità
sospesa. Francesco è ricordato per quella
transumanza sul sagrato deserto all’inizio della pandemia per una Pasqua senza fedeli
in una Roma vuota e allucinata.
Prevost, invece, diventa Papa Leone XIV pochi mesi dopo
l’elezione di Donald Trump, che se ne appropria subito e commenta: “un
onore per l’America l’elezione di Prevost a Papa Leone XIV”. E il tycoon americano
si mostra con una triade papale e non sarà la prima blasfemia che lo riguarda.
Il Papa di Chicago appariva tiepido rispetto alla focosità
argentina di Francesco, che quando parlava recitava con toni bassi e alti ammaliando
il suo pubblico.
Abbiamo però capito che quella che sembrava tiepidezza, nel
Papa statunitense, era in realtà mitezza: la mitezza di un religioso che
privilegia la sostanza alla forma. In linea con l’insegnamento di Sant’Agostino
sul libero arbitrio, sa che il male nasce dalla libertà dell’uomo e che,
proprio per questo, bisogna rivolgersi sempre a Dio, amore che ci allontana dal
male.
Gli attacchi di Trump di queste settimane confermano questo
ragionamento: più il guerrafondaio si allontana da Dio, più si scaglia contro
il Papa, che denuncia tiranni e guerre insensate.
Ora vediamo Papa Leone XIV in tutta la sua forza morale: nella mitezza di parole disarmate e disarmanti, la pace non è più solo teorizzata, ma vissuta. E siamo solo all’inizio.
Mi piace inserire in questo articolo il ragionamento del
Cardinale Matteo Zuppi intervistato da Lilly Gruber a 8 mezzo su la7, la quale
ravvisando la strumentalizzazione della religione a fini politici di questi
tempi, a partire da Trump ma anche delle altre destre in Italia e nel mondo che
giustificano la guerra in una palese distanza da quella netta separazione tra
stato e chiesa alla quale eravamo abituati chiede al cardinale il suo pensiero.
Zuppi dice: “la strumentalizzazione della religione è una
storia antica ed è una storia trasversale e purtroppo, come accade in alcuni
casi, di vera complicità anche di subalternità delle chiese stesse che vengono
appunto usate per giustificare e per rafforzare, usate come benzina per i
conflitti”.
Eppure Zuppi richiama l’evento di 40 anni fa in cui San Giovanni Paolo II (Papa Woytila) ad Assisi convocò tutte le religioni per pregare insieme per la pace e per riaffermare che le religioni sono solo per la pace e non possono essere utilizzate per la guerra e quell'immagine fu importantissima perché ne impediva l'utilizzo diverso se non attraverso la ricerca del dialogo.
A questo punto la giornalista de La7 mostra “due immagini una è stata realizzata anche con l'aiuto dell'intelligenza artificiale dove si vede il presidente americano raffigurato come Gesù e invece l'altra è una fotografia reale nello studio ovale di Trump, qui è la sua consigliera spirituale che si chiama Paula White è arrivata a dire che Trump è come Gesù tradito e accusato e come Gesù vincerà e risorgerà, è fede o blasfemia?
Zuppi “beh io direi che mettere in mezzo Gesù è un'attribuzione
del tutto indebita e giustificare la guerra è del tutto contraria con l'essenza
stessa del cristianesimo e con tutto l'annuncio evangelico è proprio blasfemia.
Il presidente Usa attacca il papa: “perché dice cose che lui non vuol sentire, perché il Papa fa il papa e parla di pace e non soltanto Papa Leone ovviamente anche tutti i suoi predecessori e su questo afferma con molta fermezza con molta e mitezza, ma anche con molta forza continua a dire bisogna risolvere i conflitti col dialogo per indicare la via della pace e del disarmo non soltanto del dialogo, ma anche restaurando attraverso continua manutenzione i luoghi del dialogo creati dopo due guerre mondiali, tanto che Papa Leone ha detto se ci sono dei problemi, lo disse su Ucraina e Russia, venite qui e guardatevi negli occhi proprio con la convinzione che soltanto in questo modo si possono salvare la vita di migliaia di persone e soprattutto risolvere i problemi altrimenti questo fa precipitare tutti nella voragine.”
C’è da domandarsi, ma davvero dobbiamo affidarci al Papa e alle gerarchie ecclesiastiche per colmare il vuoto della politica?
Marco Travaglio intervistato da Lilly Gruber dice il suo pensiero.
"Zuppi ci
rammenta che esiste una continuità assoluta da Papa Woitylia che ci ricorda che all'articolo 11 della Costituzione l'Italia ripudia la
guerra come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali e ci dicono anche che
l'atto fondativo di quella che oggi chiamiamo l'Unione Europea nacque sul
presupposto che, dopo due guerre mondiali scatenate dall’Europa tra paesi
europei e poi diventate mondiali, bisognava trovare il modo di intendersi e il
luogo del dialogo fu trovato nella cooperazione economica, si cominciò dal
carbone e dall'acciaio e poi si andò avanti e c'era l'unione sovietica con il
blocco sovietico, con le sue armate molto più pericolose di quelle attuali di
Putin, c'era la NATO, dall'altra parte.
Nel '75 si fece la conferenza di Helsinki alla quale
partecipò non la Federazione russa, che non c'era ancora perché nel 75 c'era
l'unione sovietica il patto di Varsavia, e si trova il modo di parlare e vent’anni
dopo nacque l'Osce l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione e per la
conferenza gettò le basi per un'intesa, è un modo di stare insieme senza
andare a giudicare i regimi, le politiche per evitare di farsi la guerra...è
dagli anni '90 che è impazzita la maionese per cui improvvisamente l'Europa, che
aveva inventato la diplomazia ha smesso progressivamente di parlare di
diplomazia, le ultime vestigia della diplomazia sono gli accordi di Minsk dove
l'Europa portò l'Ucraina e la Russia a intendersi sull'autonomia del Donbass, accordi che, se fossero stati perseguiti, avrebbero evitato la catastrofe, l'invasione di Putin in Ucraina e da lì bisogna ripartire, noi non possiamo
dare altri aiuti se non ciò che
appartiene alla nostra storia, alla nostra cultura, ma dobbiamo aiutare con la
diplomazia, non possiamo aiutare con le armi, perché con le armi siamo perdenti e
tra l'altro non abbiamo nemici, non c'è li andiamo a cercare e non ce li
facciamo imporre dagli Stati Uniti.
In conclusione emerge il profondo distacco dalle cose dette, dal ruolo della chiesa, rispetto alle questioni reali, Trump è oramai ostaggio dell'Iran che lo tiene bloccato a Hormuz e va in Cina a chiedere aiuto, Paradosso.
Putin dopo cinque anni di guerra è stanco, bolso, vuole una lunga tregua, forse lo spaventa una Ucraina che obtorto collo è diventata leader mondiale di produzione di droni e perseguita i soldat, russi che non possono uscire dalle trincee.
Forse le guerre finiscono per sfinimento, perché come giustamente dice il Papa, e ce lo ricorda Zuppi, è giunto il momento del dialogo.(rdg)


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