5 febbraio è la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco
Il 5 febbraio è la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare sprecare cibo è un atto di ingiustizia ambientale e sociale”
Lo spreco alimentare è una delle forme più
silenziose di perdita di biodiversità: usa e consuma natura senza
produrre nutrimento. In occasione della Giornata nazionale di
prevenzione dello spreco alimentare il WWF Italia segnala, nell’ambito della
sua campagna Our Future, come gettare il cibo non consumato non sia solo
una ingiustizia sociale ma anche un grave danno per la Natura: mentre milioni
di persone nel mondo soffrono la fame o vivono in condizioni di insicurezza
alimentare, enormi quantità di cibo vengono perse o sprecate ogni anno, con
gravi conseguenze per il clima, la biodiversità e le risorse naturali del
Pianeta.
Ogni alimento gettato è il risultato di habitat trasformati,
specie selvatiche messe sotto pressione, risorse naturali sprecate inutilmente,
fertilizzanti e pesticidi immessi nell’ambiente, energia consumata per
alimentare trattori e camion, per macchinari per la trasformazione e
frigoriferi per la conservazione, insieme al lavoro di agricoltori,
trasformatori, trasportatori e commercianti. Tutto questo avviene in un sistema
che sempre più spesso supera i limiti ecologici del Pianeta, senza
alcun beneficio sociale: gli sprechi rendono necessario coltivare,
pescare, allevare più di quanto sia realmente indispensabile.
Le dimensioni del fenomeno sono globali: ogni anno
vengono sprecate circa 1 miliardo di tonnellate di cibo, a
fronte di 673 milioni di persone che soffrono la fame e oltre 2 miliardi che
vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Il cibo che
non viene consumato ad oggi utilizza inutilmente circa il 30% dei terreni
agricoli globali, 250 km³ di acqua dolce ed emette oltre 3 miliardi di
tonnellate di CO2, contribuendo al sovrasfruttamento delle risorse, alla
crisi climatica e alla perdita di biodiversità.
Anche in Europa l’impatto è rilevante: lo spreco alimentare è
responsabile di circa il 16% degli impatti ambientali complessivi del
sistema alimentare, contribuendo per il 12% all’uso di acqua, per il
16% all’uso del suolo, per il 15% all'alterazione degli ecosistemi marini e per
il 16% alle emissioni di CO₂. Se fosse un Paese, lo spreco alimentare sarebbe
il quinto maggiore emettitore di gas serra dell'UE.
Oltre il 60% del cibo sprecato in Europa
proviene dalla fase di consumo finale (dalle nostre case e poi
dalla ristorazione) ed è responsabile di oltre il 70% degli impatti
ambientali complessivi legati allo spreco in Europa.
Com’è cambiata la situazione in Italia dall’anno scorso? In
Italia, lo spreco alimentare, resta un problema rilevante: gettiamo
nella pattumiera ancora più di mezzo chilo di cibo ogni settimana. Nonostante
alcuni segnali di miglioramento rispetto al 2024 – con una riduzione dello
spreco medio settimanale pro-capite da 617 g a 554 g – il nostro Paese
si colloca ancora molto lontano dall’obiettivo di sostenibilità
individuato dall’Agenda ONU 2030 (369,7 g). Secondo i dati dell’Osservatorio
Waste Watcher International, complessivamente, in Italia si sprecano oltre
5 milioni di tonnellate di cibo all’anno, con 7,3 miliardi di euro di
sprechi domestici.
Mentre sprechiamo soldi e alimenti, l’accesso a un
cibo sano e sostenibile si allontana per una parte sempre più ampia della
popolazione italiana. Nel 2025 l’indice FIES (Food Insecurity Experience
Scale) di insicurezza alimentare ha raggiunto
infatti il 14%, in netto aumento rispetto al 10% del 2024. L’insicurezza
alimentare colpisce soprattutto le famiglie del Sud e del
Centro, le stesse aree del Paese in cui si registra anche un maggiore spreco
domestico, evidenziando una contraddizione profonda tra abbondanza e la
reale possibilità di accedere a cibo sano e di qualità.
Nonostante un miglioramento delle forme più gravi di
povertà, in Italia, quasi 6 milioni di persone hanno
vissuto condizioni di deprivazione alimentare, senza possibilità di
accedere in modo continuativo a un’alimentazione adeguata ed equilibrata, senza
poter acquistare prodotti freschi e di qualità, compromettendo la possibilità
di seguire una dieta mediterranea, modello di riferimento per
un’alimentazione sana e sostenibile. Le fasce più colpite sono i giovani: oltre
430mila under 16 si trovano in condizioni di insicurezza alimentare e, nel
2024, un giovane su cinque sotto i 35 anni che vive da solo non ha potuto
permettersi un’alimentazione adeguata.
A differenza di quanto si potrebbe pensare, è la generazione
boomer a trainare oggi l’Italia verso la riduzione dello spreco alimentare in
famiglia. Questa fascia mostra livelli di spreco minori rispetto alle
generazioni i più giovani. Nonostante ciò, le nuove generazioni hanno il
compito di promuovere questo cambiamento culturale: tramite la loro familiarità
con le nuove tecnologie e con pratiche sempre più comuni - come il
portare a casa il cibo gli avanzi quando si mangia fuori, utilizzare app
anti-spreco, il porzionare e congelare i prodotti più deperibili e il prestare
attenzione all’impatto ambientale delle proprie scelte alimentari - possono
contribuire a diffondere consapevolezza, buone pratiche e nuovi modelli di
gestione del cibo.




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