Milano, la miseria dietro le Olimpiadi
E’ tutto normale, questo è il problema.
E’ normale che una città venga occupata, blindata, per due
giorni per l’arrivo di alcuni potenti della terra. E’ normale che si realizzino
opere per queste Olimpiadi, con enormi quantità di soldi pubblici, di cui
godranno fondamentalmente i privati. E’ normale che i prezzi delle case
crescano, fino a prezzi inavvicinabili per i più. E’ normale che si abbandoni
il patrimonio immobiliare pubblico e ancor meno se ne costruisca di nuovo.
E’ normale che i servizi sociali vengano tagliati, che nelle
periferie cresca il degrado. E’ normale che alcuni quartieri diventino IN e
altri finiscano out. E’ normale che non vi siano soldi per ristrutturare spazi
pubblici, giardini, cascine, piscine, che darebbero vita a questa città.
E’ normale che non vi siano soldi per rimettere in sesto
strutture scolastiche, sanitarie, uffici pubblici, fatiscenti. E’ normale che
non vi siano più cinema nelle periferie. E’ normale che non si trovino nuovi
autisti per i mezzi pubblici, con condizioni di lavoro che non permettono di
vivere in questa città.
E’ normale che i comitati dei cittadini cerchino di
difendere spazi verdi e non vengano neppure ascoltati.
E’ normale che si voglia distruggere uno storico e
bellissimo stadio, del tutto funzionante, per costruirne un altro a pochi metri
di distanza. E’ normale che vi siano soldi per grandi eventi, zone di lusso,
concessioni edilizie per nuovi e vecchi ricchi, per centri commerciali, ma non
vi siano mai soldi per le opere pubbliche necessarie di cui godrebbero la gran
parte degli abitanti.
E’ normale che ci siano delle gabbie dove chiudere dentro
delle persone solo perché non hanno un pezzo di carta e lasciarle per mesi a
soffrire e a impazzire.
E’ normale.
Semplicemente perché a chi governa degli abitanti non gliene
frega nulla. Panem et circenses.
La stessa Milano che brilla, che vede moltiplicarsi appartamenti di lusso è quella che vedete in questo breve video: una normale mattina lungo viale Toscana, oltre duecento metri di una lunga fila di persone in attesa di una borsa di cibo. Come non bastasse, dietro questa lunga fila si vedono i nuovi e luccicanti edifici dell’università Bocconi. Ogni mattina, nella ricca Milano, a poco più di due chilometri da piazza Duomo. Col caldo o col freddo, ci si mette in coda. E non è certo l’unico centro di distribuzione.
Andrea De Lotto
Nato nel 1965, milanese, maestro elementare, psicomotricista, da tanti anni
attivista: durante la Pantera, nel coordinamento genitori nidi e materne di
Milano “Chiedo Asilo”, contro le guerre; è stato maestro popolare in El
Salvador nel 1992, alla fine della lunga guerra civile. Ha vissuto con la sua
famiglia 2 anni a San Paolo (Brasile) e 10 a Barcellona dove ha partecipato a
numerose lotte. Nel 2010 ha contribuito a organizzare “Lo sbarco”, la nave dei
diritti da Barcellona a Genova. Dal 2013 ha seguito ovunque la lotta di
liberazione di Leonard Peltier, nativo dell'American Indian Movement,
ingiustamente in carcere negli USA dal 1976 fino al 2025, quando, ad 80 anni,
ha potuto finalmente tornare a casa. Attualmente vive e lavora a Milano
insegnando, in una scuola statale, italiano agli immigrati. Email bigoni.gastone@gmail.com

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