Darwin Day, WWF: "L'Italia mette la marcia indietro sulla scienza mentre il mondo la celebra
Dal declassamento del lupo al ddl “caccia selvaggia”, l’Italia continua a ignorare evidenze scientifiche fondamentali
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Il 12 febbraio è il Darwin Day |
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Dal declassamento del lupo al ddl “caccia selvaggia”,
l’Italia continua a ignorare evidenze scientifiche fondamentali |
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Il Darwin Day, giornata dedicata al padre della teoria
dell’evoluzione, è ogni anno un’occasione preziosa per riflettere sul valore
della vita sulla Terra e, allo stesso tempo, sulla responsabilità
dell’umanità nel custodirne il futuro. L’evoluzione insegna che la diversità
biologica è il frutto di ere geologiche, adattamenti delicati e relazioni
complesse. In questa occasione, il WWF Italia ricorda come crisi climatica e
perdita di natura, causate dall’uomo, stiano interrompendo questi processi a
una velocità senza precedenti. Lo fa attraverso un nuovo
report, che fotografa lo stato di salute di alcune delle specie più
iconiche del pianeta, evidenziando risultati importanti e le tante sfide
ancora aperte, anche nel nostro Paese. Quest’anno il Darwin day assume un valore speciale,
intrecciandosi con il 60° anniversario della fondazione del WWF in Italia:
sei decenni di battaglie per la natura e per la tutela degli ecosistemi da
cui dipende la sopravvivenza di tutte le specie, compresa quella umana. Il nuovo report WWF, oltre a raccontare specie iconiche
come tigre, leopardo delle nevi, gorilla di montagna ed elefante, si
focalizza su specie prioritarie della nostra biodiversità come
il lupo, vittima di continui attacchi e strumentalizzazioni
che hanno portato al recente declassamento del suo status di protezione: una
misura antiscientifica che espone la specie - già colpita da diffuso
bracconaggio - a minacce che speravamo appartenessero al passato. Nel report
si parla anche di orso bruno marsicano, una delle popolazioni più
minacciate d’Europa e di specie animali protagoniste di un lento ma costante
recupero, come la foca monaca e l’aquila di Bonelli. “I successi raggiunti in questi 60 anni di
attività del WWF in Italia mostrano che le azioni di conservazione
funzionano, ma non possiamo rallentare- afferma Isabella Pratesi,
direttrice Programma di Conservazione del WWF Italia- In un
momento in cui pressioni sociali e politiche rischiano di indebolire la
tutela della fauna, chiediamo di rafforzare – e non ridurre – gli strumenti
di protezione delle specie protette, investire nella prevenzione dei
conflitti, e sostenere progetti scientifici che possano guidare strategie di
conservazione efficaci. Difendere la biodiversità non è solo una scelta
etica, ma una necessità per la resilienza degli ecosistemi e per il nostro
futuro”. LUPO, UNA STORIA DI SUCCESSO, MA.... Il lupo (Canis lupus), oggi presente in
Italia con oltre 3.500 individui, è uno dei maggiori successi di
conservazione del nostro Paese, passato dai 100–150 individui degli anni ’70
a una popolazione stabile e in espansione. Nonostante questo recupero, la
specie è ancora vulnerabile per cause di origine umana, dalle uccisioni
illegali e accidentali all’ibridazione con il cane. Il declassamento
del suo stato di protezione a livello europeo, approvato nell’ultimo anno,
rappresenta un passo indietro molto pericoloso. Secondo il WWF, questa scelta
non è una soluzione efficace per affrontare i conflitti con l’allevamento e
rischia di compromettere il recupero delle popolazioni di lupo che non hanno
ancora raggiunto condizioni di conservazione favorevole. Si tratta
inoltre di una misura in aperta contraddizione con i dati scientifici
disponibili, che indicano minacce ancora gravi e non adeguatamente
monitorate, come tassi di mortalità antropica stimati tra il 20% e il 30%
annuo e il rischio di perdita di identità genetica ed ecologica causata
dall’ibridazione con il cane. Il WWF Italia, che dal 1972 ha fatto del lupo un simbolo
delle sue battaglie – a partire dall’Operazione San Francesco – continua a
lavorare per ridurre i conflitti con la zootecnia, contrastare il
bracconaggio e promuovere la convivenza attraverso prevenzione, informazione
e sensibilizzazione. Oggi più che mai, con una popolazione in crescita ma
ancora vulnerabile, sono proprio prevenzione, scienza e conoscenza gli
strumenti necessari per garantire la coesistenza, non l’indebolimento delle
tutele. ORSO BRUNO MARSICANO, UNA POPOLAZIONE UNICA A RISCHIO
CRITICO L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus),
sottospecie unica ed endemica dell’Appennino centrale, conta oggi
poco più di 50 individui ed è classificato “In pericolo critico”. Le
principali minacce sono di origine antropica: investimenti stradali,
bracconaggio e frammentazione dell’habitat, che ostacola gli spostamenti e la
crescita della popolazione. Per aumentarne le possibilità di sopravvivenza,
la comunità scientifica e le associazioni lavorano sulla riduzione della
mortalità antropica, sul potenziamento dei controlli e sul miglioramento
della connettività ecologica tramite corridoi naturali.
FOCA MONACA, UNA PRESENZA ELUSIVA NEL MEDITERRANEO La foca monaca, tra le specie di pinnipedi più minacciate
al mondo e l’unica endemica del Mediterraneo, sopravvive oggi con
meno di 1.000 individui, concentrati soprattutto nel Mediterraneo
orientale e in poche altre zone circoscritte dell’Atlantico. Minacciata
dall’inquinamento da plastica e dalla presenza di “reti fantasma”, dalla
persecuzione diretta da parte di pescatori, oltre che dal turismo e dal
traffico marittimo illimitato, la foca monaca è classificata nella lista
rossa IUCN come “Vulnerabile” a livello mondiale, mentre, proprio a causa
delle scarse segnalazioni, come “Data Deficient” per l’Italia. Nel
nostro Paese gli avvistamenti sono storicamente rari, ma negli ultimi anni i
rilevamenti sono in forte aumento, anche grazie all’uso del DNA ambientale
che ha permesso di mappare meglio la sua presenza.Il WWF lavora per la specie
fin dal 1976 con il Gruppo Foca Monaca, dedicato a monitoraggio e
sensibilizzazione. Oggi la specie è al centro anche del progetto
internazionale LIFE ADAPTS, nel quale il WWF Italia e altri 8 partners
valutano la resilienza di tre specie simbolo del Mediterraneo agli effetti
del cambiamento climatico e intervengono sul restauro dei loro habitat sia in
mare che lungo le coste. AQUILA DI BONELLI, IL RAPACE SIMBOLO DEL MEDITERRANEO A
RISCHIO L’aquila di Bonelli, rapace simbolo del Mediterraneo, in
Italia sopravvive con due piccoli popolazioni, una in Sardegna e
l’altra in Sicilia, unica area di nidificazione. Dopo un declino iniziato
negli anni ’50 dovuto a pesticidi, perdita di prede, elettrocuzione e
bracconaggio (anche tramite furto di uova e pulli), fino agli inizi degli
anni 2000 la popolazione italiana era stimata intorno ai 44 individui maturi,
circa 20-25 coppie ed è classificata dall’IUCN in Italia come “In pericolo
critico”. Grazie al progetto europeo LIFE ConRaSi (Conservazione dei Rapaci Siciliani)
portato avanti dal WWF, al monitoraggio GPS di circa 40 individui, alla
collaborazione con Carabinieri Forestali e volontari WWF, e alla lotta al
prelievo illegale, la popolazione siciliana è raddoppiata, mostrando segnali
di ripresa significativi. Concluso il progetto europeo, il WWF continua a
garantire sorveglianza dei nidi e monitoraggio dei siti riproduttivi,
rafforzando le prospettive di conservazione a lungo termin |

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