Foibe sì, foibe no. Come si arriva storicamente a quegli avvenimenti tragici
In queste settimane è tornata in primo piano la questione “foibe”, con l’occasione della “giornata del ricordo”, viene riesumata questa vicenda, spesso utilizzata a meri fini propagandistici ed ideologici, da politicanti di basso livello culturale e storico, o da propagandisti faziosi e senza alcun spirito di cercare un percorso di “riconciliazione” nazionale, come fu per una tragedia vera, come quella dell’apartheid in Sudafrica, voluta e guidata da Nelson Mandela insieme alla controparte Frederik de Klerk.
DI ENRICO VIGNA - Redazione Italia
In questa “Italia” dove lo spessore storico e
culturale, per non dire etico, dei politici nostrani è ai minimi della storia
della Repubblica italiana, per ottenere un pugno di voti in più, si utilizzano
la morte e le tragedie di essere umani tragicamente vittime degli eventi
storici di oltre 80 anni fa.
Questo è un paese e anche una gran parte della popolazione,
che non ha mai fatto i conti con la propria storia e con i
propri orrori e crimini compiuti in giro per il mondo. Atto
storico fatto da Germania e Giappone,
per esempio. Qui persiste la vulgata dell’ ”italiani brava gente” per
affrontare la questione “foibe”, con relative tragedie connesse e
innegabili, per alcuni versi, come storicamente sopravvengono in qualsiasi
frangente storico di guerra, dove si compiono vendette personali, frutto di
rancori, odi di gente esasperata da vessazioni e violenze precedenti.
Io penso che invece di polemizzare in modo manicheo, senza arrivare a nessuna sintesi storica, che certamente non interessa ai “fondamentalisti” nostrani, tutti impegnati a rinfocolare odi, rancori, razzismi etnici, solo per una “guerricciola” elettorale, occorrerebbe ripartire dalla STORIA, con i suoi atti, fatti, passaggi che hanno portato agli anni in questione.
Ora tutti sono documentati e inoppugnabili, se ci si attenesse a questi, auspicando onestà intellettuali e giornalistiche, sicuramente rare da trovare, ma ci sono, con un confronto e una sintesi non di parte, ma come giudizio storico, forse si potrebbe chiudere quel periodo e permettere ai familiari delle vittime delle due parti di piangere i propri morti, tutti da rispettare tranne quelli di carnefici, fanatici, torturatori o criminali.
Silenziando e togliendo così
fiato e benzina, per appiccare odi e divisioni per i loro sporchi pugni di voti
elettorali, i fondamentalisti patriottardi sciovinisti. Ribadendo che “patriota”
è un termine nobile, di grande dignità, di uomini e donne che combattono per la
difesa della propria terra, della propria gente, della propria indipendenza,
termine non usufruibile per chi aggredisce, invade, occupa,
sottomette altri paesi e popoli.
Si comprendono i “ragazzi di Salò” e si accusano i
“massacri dei partigiani jugoslavi”, si dedurrebbe anche italiani, visto che
sono stati decine di migliaia i partigiani italiani che hanno
combattuto contro il nazifascismo in Jugoslavia, e sono morti
in quelle terre per riscattare l’onore di un intero popolo, macchiato e
infangato da vent’anni di fascismo e colonialismo contro altri popoli, tra cui
quello jugoslavo, che mai nella storia hanno aggredito il
nostro paese.
Il mito degli italiani “brava gente” è fondato sulla
rimozione storica dei crimini di guerra commessi dall’esercito italiano nelle
colonie e nei territori invasi e occupati della 2° guerra mondiale; la nostra
storia nazionale è ricca di rimozioni e “dimenticanze” di quello che è stato
fatto ad altri popoli e paesi. Dagli archivi delle Nazioni Unite emerge
un dato che dovrebbe far vergognare i “fondamentalisti sciovinisti” che campano
sulla questione foibe. Personalmente, verso questi avvenimenti,
sicuramente tragici, mantengo un profondo rispetto per chi fosse perito
innocente.
Secondo le Nazioni Unite: solo
per il periodo coloniale e della 2° guerra mondiale, i fascisti e l’esercito
italiano hanno UCCISO oltre UN MILIONE di persone, di cui
300.000 nella sola Jugoslavia, tutto documentato dallo
storico americano M. Palombo, il cui lavoro per la BBC inglese
“Fascist Legacy” è stato utilizzato anche dalla TV “La
7”, dopo alcuni decenni di censura sulle reti TV pubbliche italiane.
800 Italiani furono dichiarati “criminali
di guerra” dalla “Commissione per i crimini di guerra delle
Nazioni Unite” e mai processati.
Nei 200 campi di concentramento
italiani, furono rinchiusi più di 100.000 jugoslavi (uomini, donne,
bambini, e dove 11.606 vi morirono (quelli
accertati), oltre che di fame anche di sete.
Quasi 200˙000 furono i civili falciati
dai plotoni di esecuzione italiani, in quanto “ribelli e banditi”.
Un milione e ottocento mila jugoslavi
massacrati da tedeschi e italiani, 4.000 i caduti
italiani: invasori non va dimenticato.
Il rapporto tra le vittime italiane e quelle slave è
di 4.000 contro 1.800.000 che corrisponde allo 0,002,
ma i massacratori e inumani, sono considerati gli “slavi”.
Nella sola Istria furono 80˙000
gli slavi che in tre anni dovettero fuggire all’estero, per non essere
spazzati via dalla barbaria fascista o deportati nei lager italiani.
I morti accertati nelle foibe sono stati circa 2˙000, chi dice anche 3˙000 (e non ci può essere nessun rallegramento, al contrario rispetto, di fronte a cifre che trattano di morte), ma va sottolineato che i fascisti e i collaborazionisti col nazismo in quelle zone, furono alcune decine di migliaia, che compirono ogni genere di atrocità e crimini contro la popolazione civile, documentata storicamente in studi, archivi e in alcuni documentatissimi libri che sono a disposizione di tutti.
Oltre alle migliaia di insegnati delle scuole italiane
(quelle slave furono chiuse), dipendenti delle amministrazioni pubbliche, dove
non potevano esserci slavi, di preposti alla sanità, italiani perché non
potevano esserci slavi e così via. Non si può, mediante l’utilizzo di alcuni
fatti, revisionare storicamente e ribaltare i processi storici
avvenuti e non contestualizzarli. E’ un operazione antistorica e faziosa, senza
alcuna scientificità e credibilità, smaccatamente razzista, al di là delle
opinioni soggettive.
Un confronto deve partire dall’aggressione
militare dell’aprile 1941, sbocco di quanto già era stato fatto in
termini di snazionalizzazione, vessazione e persecuzione etnica di altri
popoli, fino ad arrivare alle vere e proprie deportazioni, dalle infami e
criminali politiche fasciste italiane, contro le popolazioni slave da sempre
residenti nelle regioni del confine orientale, mischiate e coabitanti al di là
dell’aspetto etnico; politica che teorizzava l’espansionismo e lo sciovinismo
come obiettivi da conseguire. Senza dimenticare che già nel 1918 furono
oltre 500˙000 gli sloveni e croati “inglobati” dall’Italia
di allora, il vizietto espansionista era quasi un dato
di fatto.
Dopo il 6 aprile 1941, con l’occupazione e l’annessione di territori jugoslavi in cui non abitava neppure un italiano, furono inclusi illegittimamente entro i nuovi confini occupati, altre centinaia di migliaia di jugoslavi, il cui trattamento da parte dello Stato italiano fu la repressione più spietata, le fucilazioni, gli incendi di villaggi, la deportazione in campi di concentramento di decine di migliaia di donne, vecchi, bambini, e la morte di migliaia di essi.
Questi gli esiti dell’“espansionismo italiano”, argomento assolutamente rimosso, mai diventato “memoria collettiva” e mai citati dai fondamentalisti nostrani. Tutti i fautori e i fiancheggiatori del “revisionismo storico” ( compreso l’on. Fassino e i suoi soci di partito) dovrebbero guardarsi una cartina etnica di queste terre, suggerisco quella redatta nel 1915 da Cesare Battisti (un nome che dovrebbe essere una garanzia) in “La Venezia Giulia. Cenni geografico-statistici”, pubblicato nel 1920 dall’Istituto Geografico De Agostini. Battisti attribuiva per la Venezia Giulia, nel suo complesso, la seguente composizione nazionale, in percentuale:Italiani: 43,09 – Sloveni: 32,23 – Croati: 20,64 – Tedeschi: 3,30Dunque gli “slavi” erano il 52,87 per cento. Per quanto riguarda l’Istria in particolare:Italiani: 35,15 – Sloveni: 14,27 – Croati: 43,52 – Tedeschi: 3,51Dunque gli “slavi” erano il 57,79 per cento.Come si vede i territori rivendicati durante la seconda guerra mondiale dall’“espansionismo slavo” era abitati in maggioranza da “slavi”. Questa non è un’opinione personale, sono dati storici.
Già nei primi anni ’20 lo squadrismo italiano in
camicia nera, rafforzato dai fascisti triestini, si rese protagonista di feroci
violenze e aggressioni con molti morti e feriti nella popolazione civile.
Persino gli stessi storici fascisti, tra i quali
l’istriano G.A. Chiurco, nell’esaltare le imprese
squadriste e renderle gloriose, ha involontariamente, documentato
inoppugnabilmente
i crimini compiuti di assassinii di antifascisti italiani
come Pietro Benussi a Dignano, Antonio Ive a Rovigno, Francesco Papo
a Buie ed altri, oltre alle devastazioni e distruzioni delle Camere
del lavoro e delle Case del popolo, alle sanguinarie
spedizioni nei villaggi abitati da croati e sloveni della regione.
Anche nel mio libro “Pagine di storia rimosse”,
nel diario che ho riportato del cappellano militare Don Pietro
Brignoli, sono documentati e testimoniati gli orrori e i crimini
compiuti in quei territori, purtroppo anche di soldati italiani, non solo dai
fascisti.
Con il fascismo furono distrutti e aboliti tutti gli enti e
associazioni culturali, sociali e sportivi della popolazione slovena e croata;
sparì ogni traccia pubblica dell’esistenza della popolazione croata e slovena.
Furono abolite le loro scuole di ogni grado, cessarono di uscire i loro
giornali, i libri scritti non in italiano divennero materiale sovversivo; con
un decreto del 1927 furono forzosamente italianizzati i cognomi slavi, furono
italianizzati anche i toponimi. Decine di migliaia di civili
croati e sloveni furono deportati nei 200 campi di concentramento disseminati
dall’Albania all’isola di Rab (Arbe), nell’Italia
meridionale, centrale e settentrionale. Nel solo lager di Arbe/Rab
(Jugoslavia) ne morirono 4.000 circa, fra cui 1500 donne
e bambini, moltissimi vecchi, per denutrizione, stenti, maltrattamenti e
malattie.
In un documento del 15 dicembre 1942, l’Alto Commissariato per la Provincia di Lubiana, Emilio Grazioli, trasmise al Comando dell’XI Corpo d’Armata il rapporto di un medico in visita al
Campo di Arbe, dove gli internati “presentavano
nell’assoluta totalità i segni più
gravi dell’inanizione da fame“. La risposta a
quel rapporto, scritta di suo pugno dal generale
Gastone Gambara sanciva: “Logico ed
opportuno che campo di concentramento non significhi campo d’ingrassamento.
Individuo malato = individuo che sta tranquillo“.
Come non ricordare qui la nota ai Comandi locali in Slovenia del generale Mario Robotti: “Chiarire bene il trattamento dei sospetti, cosa dicono le norme 4C e quelle successive? Conclusione: si ammazza troppo poco!”. Queste parole si rifacevano all’ordine del generale Mario Roatta, comandante della II Armata italiana in Slovenia e Croazia, il quale nel marzo del 1942 aveva diramato una Circolare 4C nella quale si sanciva: “…Il trattamento da fare ai ribelli, non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente ma bensì da quella testa per dente“.
Una disposizione che troverà una feroce e criminale applicazione nell’eccidio di Gramozna Jama in Slovenia, dove al termine della guerra furono riesumati resti di centinaia corpi di civili massacrati durante l’occupazione, per ordine dei comandi militari italiani; furono migliaia i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, dalla Slovenia alla “Provincia del Carnaro“, alla Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro e in Montenegro senza aver mai subito alcun processo.
Nel migliore dei casi, se dipendenti statali e ritenuti non
ostili, furono trasferiti in regioni distanti dell‘Italia. Persino nelle
chiese le messe potevano essere celebrate soltanto in italiano, le lingue
croata e slovena dovettero sparire perfino dalle lapidi sepolcrali, queste
stesse lingue furono bandite dai tribunali e da tutti gli uffici, negate nella
vita quotidiana.
Migliaia di democratici italiani, socialisti,
comunisti e cattolici che lottarono per la difesa dei più elementari
diritti delle minoranze subirono attentati, arresti, processi e lunghi anni di
carcere inflitti dal Tribunale speciale per la difesa dello
Stato.
Lo storico triestino Teodoro Sala sull”L’Espresso”
del 19 settembre 1996 ha documentato una prolungata serie di crimini di guerra
compiuti da speciali reparti di occupazione, fra i quali si contraddistinsero
per ferocia le Camicie Nere: “…rapine, uccisioni, ogni sorta di
violenza perpetrata a danno delle popolazioni…”.
Prima di arrivare alla questione foibe, gli italiani “brava gente” in giro per il mondo, in meno di sessant’anni avevano già aggredito, invaso, occupato, decine di paesi e popoli. Come documentato ormai storicamente, massacrando, sterminando intere popolazioni, saccheggiando e devastando terre e paesi.
Questo il curriculum di aggressioni (non certo
gloriose o onorabili) che l’Italia ha nella sua breve storia. Chiediamo ai
“fondamentalisti” italioti ( termine coniato da G. Bocca),
cosa hanno da dire. Poi in Italia si potrà affrontare la questione foibe.
5 Febbraio 1885: occupazione di Massaua, Eritrea.
3 Agosto 1889: occupazione di Asmara,
Somalia.
16 Luglio1894: occupazione di Cassala, Sudan.
1 Dicembre 1895: inizio della Guerra di Abissinia contro
l‘Etiopia.
1902: dopo la soppressione della Rivolta
dei Boxer in Cina, l’Italia occupa Tientsin.
28 Settembre 1911: inizia la guerra contro
la Turchia per occupare la Libia.
5 Ottobre 1911: comincia l’occupazione della Libia.
26 Aprile 1912: comincia l’occupazione delle isole
greche del Dodecaneso.
23 Maggio 1915: guerra all’Austria-Ungheria e
assalto alle coste adriatiche jugoslave.
21 agosto 1915: dichiarazione di guerra all’Impero ottomano.
19 Ottobre 1915: guerra al Regno di Bulgaria
27 Agosto 1916: dichiarazione di guerra all’Impero tedesco.
29 Agosto 1923: occupazione dell’isola di Corfù
in Grecia.
7 Aprile 1939: occupazione dell’Albania.
28 Ottobre 1940: aggressione alla Grecia.
6 Aprile 1941: aggressione della Jugoslavia.
22 giugno 1941: aggressione all’Unione
Sovietica.
…Sappiamo come si sono concluse tutte…
Per non dilungarmi non affronto qui tutti gli altri
coinvolgimenti militari del dopoguerra fino ai giorni nostri.
Quando una giornata del “ricordo” dei crimini italiani e della richiesta di perdono agli altri popoli, in questo caso a quello jugoslavo, per tutte queste vittime innocenti? Questo, sì rappresenterebbe storicamente un coraggioso atto di pace e riconciliazione definitiva.
Perché dover accettare che i carnefici diventino eroi oltre ad essere vergognoso, è anche oltraggioso verso la memoria storica di quella generazione di “ragazzi” che invece di andare a Salò o stare a guardare, è salita in montagna a combattere il nazifascismo pagando con la tortura e con la morte la scelta della lotta per la libertà.
Certi signori, di destra o sinistra, ormai c’è poca
differenza elettorale, dimenticano che la riconciliazione c’è
già stata: è avvenuta il 25 aprile 1945, con la sconfitta del
fascismo, la cacciata dell’invasore nazista e la vittoria della lotta di
liberazione nazionale, un paese lasciatoci in eredità da quegli
italiani che con il loro sangue avevano ridato libertà e dignità all’Italia.
Per questo sottoscrivo e faccio mie le parole e il
patrimonio morale di un italiano, giornalista, partigiano e antifascista, che
ha combattuto per la nostra Italia: quella della giustizia e della
dignità.
…La storiografia revisionista si è così riempita di pidocchi revisionisti che pretendono di cambiare gli accaduti, la memoria, la toponomastica, i libri di testo… Quelli che combattevano al fianco dei nazisti…volevano la fine delle libertà. Furono invece i Partiti della Resistenza, a recuperare le libertà…” I morti ” diceva Pavese “sono tutti eguali, partigiani e repubblichini”… Ma non erano uguali le loro storie, le loro idee. La pietà è una cosa che fa parte del sentimento umano solidale, ma la pietà per le idee non ha senso, non si può avere pietà per le idee barbare, assassine, non si può revisionare l’orrore, si può al massimo dimenticarlo… per pietà. ( G. Bocca)

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