L’ICE lascia il Minnesota, ma apre sedi in altri Stati
Diverse centinaia di persone, malgrado la pioggerellina
milanese, hanno attraversato la città, gridando per la difesa
dell’esperienza del Rojava e per la liberazione del leader kurdo
Ocalan da 27 anni incarcerato nell’isola turca di Imrali.
La forte musica kurda si è alternata senza sosta ai numerosi
interventi volti a raccontare cosa è stata e cosa è quell‘esperienza
rivoluzionaria che dovrebbe essere un faro in questa umanità allo
sbando ed invece è sottoposta ad attacchi continui.
Ocalan, che continua a guardarci dai suoi enormi ritratti
che coprono il camion, riesce a dare la linea al suo popolo pur nella sua
durissima detenzione.
Un popolo che lo ama e che lo richiede a gran voce, in
libertà. Ogni volta che dalla Turchia sembra che qualcosa si sblocchi, ogni
volta tutto si ferma, la lentezza del processo di pace è estenuante.
Dall’altra parte la rivoluzione in quel pezzo di
Kurdistan, il Rojava, che vede un formidabile protagonismo delle
donne.
La comunità kurda e i movimenti milanesi oggi erano in
piazza, segnati, questi ultimi, sicuramente dalla stanchezza di due anni e
mezzo che ha visto tutti impegnati ad arginare il genocidio in Palestina,
tutt’ora in corso.
Le lotte, oggi, almeno in parte, si sono incontrate:
sicuramente quella con i giovani e le giovani iraniane, ma anche quella con la
resistenza palestinese.
Nel frattempo per le strade si incrociano turisti o
supporters delle squadre delle olimpiadi: guardano straniti, forse si chiedono
di quale squadra sia quella bandiera rossa, verde, gialla.
E’ quella di milioni di kurdi, un popolo che resiste con
tutte le sue forze.
Per capire meglio la situazione della regione, si può
ascoltare, da Radio Onda d’Urto, la registrazione di un importante incontro
tenutosi a Milano il giorno 11 febbraio.

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