La distinzione fra magistrati rafforza la giustizia
La distinzione fra magistratura requirente e magistratura giudicante non indebolisce ma rafforza la giustizia
Il 22 e 23 marzo
prossimo si andrà a votare per il referendum sulla giustizia, fortemente voluto
dall’attuale governo, che prevede carriere separate fra giudici e pubblici
ministeri.
I contrari al
referendum, sostenitori del No ad oltranza, non ritengono importanti la
separazione delle carriere, perché, a loro dire, essa esiste già dal 2023,
contenuta nella legge Cartabia, dal nome del ministro di Grazia e Giustizia nel
governo Draghi, dove è stabilito il passaggio da un ruolo all’altro, solo per
una minima parte di magistrati e una sola volta in tutta la carriera.
All’epoca, la riforma
Cartabia fu duramente contestata, mentre oggi il consenso ad una ulteriore
riforma della giustizia è più ampio di quanto non appaia, come è facile rilevare
dai sondaggi fatti in merito al referendum.
Forse, proprio per
questa ragione, i sostenitori del NO preferiscono mettere in discussione altri
importanti punti della riforma, come la divisione del CSM in due Consigli
superiori, uno per i magistrati che accusano e uno per i magistrati che
giudicano, entrambi presieduti dal Capo dello Stato, che già oggi preside il
CSM.
Anche sulla
composizione del nuovo CSM, non più uno ma due, si concentra la critica dei
sostenitori del NO, perché la componente togata sarà sorteggiata e non più
eletta da magistrati organizzati in correnti, e quindi purtroppo politicizzati,
con l’evidente scopo di ridurre il peso della politica all’interno della
magistratura.
Il sorteggio
interesserebbe un elenco di nomi selezionati, in modo proporzionale, da tutti i
partiti presenti nelle due camere, per quanto concerne i componenti laici del
CSM, oggi eletti dal Parlamento con un quorum dei tre quinti.
Inutile nasconderlo,
la politica continuerebbe ad avere un ruolo importante, se i due terzi del CSM
saranno magistrati sorteggiati e gli altri magistrati scelti dai partiti. E questo,
per i sostenitori del NO, minerebbe ulteriormente la loro autonomia.
Al di là di ogni
giudizio negativo sul sorteggio, che però la nostra Costituzione già prevede
per i 16 giudici da affiancare a quelli della Consulta, in caso di “messa in
stato d’accusa del Presidente della Repubblica“, finora mai verificatosi perché
il Presidente Leone si dimise “sua sponte”,
la differenza tra laici e togati ha una sua ragione d’essere.
I magistrati nel
nostro Paese sono meno di 10.000; si parla di magistrati con un concorso alle
spalle, superato, grazie al quale si presuppone che siano in grado di far parte
del CSM, come sono in grado di fare arrestare e condannare un imputato. Non
sempre “reo confesso”, mentre 150.000 sarebbero i potenziali laici aventi
diritto al sorteggio, con più di 15 anni di anzianità professionale, ai quali
vanno aggiunti i professori universitari ordinari di materie giuridiche, tutti
potenzialmente eleggibili al CSM.
Il sorteggio, proprio
per l’importanza che riveste, ci si augura che sia equilibrato, non aperto a
tutti, per evitare di portare al CSM persone non in grado di esercitare il loro
mandato con competenza, moderazione e dignità.
In conclusione, che
pubblici ministeri e giudici non possono essere considerati allo stesso modo è
chiaro già dalla Costituente, dove il dibattito chiarì che “le funzioni del
pubblico ministero dovevano essere separate da quelle del giudice, perché è
proprio dei regimi totalitari considerare il pubblico ministero come un organo della
giustizia, mentre nei regimi liberali esso è considerato come un organo del
potere esecutivo “.

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