2700 euro al giorno per visite del medico a casa

Foto di Temel da Pixabay

Un medico per visite domiciliari convenzionato a 2.700 € al giorno a Brindisi: scatta l’indagine

Un medico, uno specialista ambulatoriale dell’ASL di Brindisi, avrebbe registrato circa 25 prestazioni domiciliari in un’ora, per molte ore in numerosi giorni. Una mole di attività tale da far partire un’indagine della Procura per chiarire l’eccesso di prestazioni dichiarate.

Il compenso accumulato risulterebbe pari, mediamente, a circa 2.700 euro al giorno, ovvero 270 euro l’ora. Tuttavia molte delle prestazioni registrate non sarebbero state materialmente possibili nell’intervallo di tempo indicato. Per questo motivo è stata avviata un’indagine della Procura e dei NAS, che coinvolge anche i livelli più alti della dirigenza sanitaria, ipotizzando una carenza nella gestione delle verifiche.

I numeri contestati non sono compatibili con la realtà della pratica clinica, anche supponendo che possa trattarsi di prestazioni per uno stesso paziente. Effettuare 25 prestazioni domiciliari in un’ora, per 10 ore, è impossibile fisicamente, senza alcun margine per le visite, la valutazione, la refertazione, gli spostamenti da un domicilio all’altro, eppure questi sono i dati che risultano nel sistema Edotto.

A complicare ulteriormente la vicenda, il medico sarebbe stato edotto, informato, degli accertamenti a suo carico, avendo ricevuto, forse per mero errore, il verbale dei Nas destinato alla direzione strategica della ASL. Il direttore generale della Asl ritiene che la questione avrebbe dovuto essere gestita con la massima discrezione, il direttore sanitario non avrebbe dovuto rendere noto all’interessato il verbale delle indagini, anche per evitare il rischio di alterazioni della documentazione richiesta. Al momento nessuna contestazione ufficiale, siamo solo nella fase delle indagini dei NAS e della Procura.

Possibile spiegazione dell’anomalia

In casi analoghi, come emerso in altre indagini nel passato di altre realtà, sono state riscontrate prestazioni erroneamente duplicate o triplicate, Codici inseriti più volte, attività generate automaticamente dal software, prestazioni caricate a posteriori (fine giornata) con orario di sistema uguale per tutte, oppure non realmente erogate.

La sproporzione numerica ha fatto scattare l’allarme. La Procura indaga perché i numeri sono incompatibili con la realtà clinica. Il sospetto è di falsità ideologica, truffa aggravata, indebito vantaggio economico oppure semplicemente un errore strutturale del sistema informatico.

Sorge spontaneo un esilarante parallelismo con la storia narrata nel film del 1968 “Il medico della mutua” con Alberto Sordi!

La vicenda, raccontata da varie testate giornalistiche, richiama alla mente alcune scene memorabili del film con Alberto Sordi, dove il protagonista, il dottore della mutua Guido Tersilli, correva da un paziente all’altro per aumentare il numero di visite e, di conseguenza, il guadagno personale.

Una caricatura grottesca del sistema sanitario convenzionato dell’epoca, dove l’ossessione era quella di fare più visite possibili, anche se in modo assurdo e surreale. Qui non si tratta di fiction, di satira, i numeri contestati non sono spiegabili. Ed è è partita un’indagine perché nemmeno Tersilli avrebbe potuto mantenere quel ritmo di prestazioni in un’ora, dieci ore al giorno, per giorni!

Tersilli ha un malore e per non ammalarsi seriamente e per poter mantenere il controllo dei suoi mutuati, per non perdere la sua "miniera d'oro", decide di curare i suoi pazienti solo telefonicamente

Con Alberto Sordi si ironizzava sui comportamenti opportunistici del sistema. Oggi in questa vicenda vi sono sospetti molto più gravi: procedure non compatibili con i tempi clinici, possibili falsificazioni, anomalie del software o comportamenti volontariamente distorti.

Il medico della mutua nel film correva per fare più visite, qui le visite domiciliari correvano più veloci del medico! Se esistessero davvero medici capaci di mantenere un ritmo simile, sarebbero certamente utili per risolvere l’annoso problema delle liste d’attesa, ma è evidente che stiamo ironizzando.

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