Cosa c'è in gioco nella guerra tra Netflix e Paramount per Warner Bros

 

Negli Stati Uniti è in corso una guerra tra il gigante dello streaming Netflix e il colosso multimediale Paramount per l'acquisizione di Warner Bros

di Elena Tebano (Corriere della Sera) newsletter

Si tratta di una delle più antiche case di produzione cinematografica di Hollywood, con tutto il suo catalogo (comprese saghe di grande successo, tra cui Il Trono di SpadeDC Comics e Harry Potter) e i suoi cinema. Nessuno sa con certezza come andrà a finire, ma quello che è chiaro è che, qualunque sia l'esito, comporterà cambiamenti epocali per l'industria dei media e dell'intrattenimento e per il futuro del cinema.

Warner Bros ha 102 anni di storia, è uno dei cinque studi cinematografici maggiori rimasti negli Stati Uniti, e un importante distributore, perché possiede un'ampia rete di sale cinematografiche. Tre dei dieci film più redditizi usciti negli Usa quest'anno sono suoi: A Minecraft Movie, che è al primo posto nelle vendite in sala, Superman e Sinners. A questi si aggiunge il favorito per gli Oscar, One Battle After Another.

Il 5 dicembre Netflix e Warner Bros Discovery avevano annunciato un accordo in base al quale il gigante dello streaming dovrebbe acquisire la divisione tv, studi cinematografici e streaming della Warner, ma non i suoi canali via cavo, per 72 miliardi di dollari (27,75 dollari per azione). Lunedì però Paramount ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto ostile, rivolgendosi direttamente agli azionisti Warner con un'offerta da circa 74,4 miliardi di dollari, ovvero 30 dollari per azione. A differenza di Netflix, Paramount vuole anche le attività televisive via cavo di Warner. E quindi l'offerta complessiva vale 18 miliardi di dollari in più rispetto a quella di Netflix. Warner però aveva già rifiutato la stessa offerta di Paramount.

Il rischio monopolio


La mossa di Netflix punta ad assicurare alla piattaforma i diritti a lungo termine su serie e film di successo e la possibilità di dipendere meno dagli studi di produzione esterni. Ma anche a prescindere dall'offerta ostile (cioè contro le decisioni del management) di Paramount, la sua riuscita non è certa: deve superare l'esame dell'Antitrust in Europa e negli Stati Uniti, visto che darebbe al più grande servizio di streaming al mondo la proprietà del rivale che ospita Hbo Max e vanta quasi 130 milioni di abbonati allo streaming. Domenica il presidente americano Donald Trump ha detto che «potrebbe essere un problema» a causa delle dimensioni della quota di mercato tra Netflix e Warner. «Netflix è una grande azienda. Hanno fatto un lavoro fenomenale. Ted è un uomo fantastico», ha affermato Trump riferendosi al co-amministratore delegato di Netflix Ted Sarandos, sottolineando che si sono incontrati alla Casa Bianca prima che l'accordo fosse annunciato. «Ho molto rispetto per lui, ma si tratta di una quota di mercato molto ampia, quindi dovremo vedere cosa succederà».

Netflix, come ha riportato l'agenzia Reuters, ha sostenuto durante le trattative che una potenziale fusione del suo servizio di streaming con Hbo Max andrebbe a vantaggio dei consumatori, abbassando il costo complessivo dell'abbonamento ai due servizi. Il governo federale ha l'autorità di bloccare qualsiasi grande operazione nel settore dei media se sussistono preoccupazioni in materia di antitrust. Di solito sono gli esperti del Dipartimento di Giustizia a decidere. Trump invece ha detto che interverrà personalmente.

Il futuro del cinema


Ma gli operatori del settore sono preoccupati soprattutto per quello che l'acquisizione di Netflix potrebbe significare per il futuro dei cinema, inteso come sale cinematografiche. «La vera posta in gioco di questa partita finanziaria è il destino del più antico dei formati di intrattenimento contemporanei, cioè il cinema» ha spiegato Stefano Feltri nel suo podcast Revolution. «Se vince Netflix, il cinema come l'abbiamo conosciuto potrebbe smettere di esistere, sia inteso come spazio fisico — le sale di proiezione —, sia come contenuto. Cioè una storia raccontata in un segmento unico e compatto, un paio d'ore, che esce nello stesso momento in varie località e magari in vari Paesi, ma bisogna andare fisicamente a guardarla da qualche parte. Con la vittoria di Netflix il passaggio dalla poltroncina del cinema al divano di casa sarebbe compiuto, definitivo, irreversibile».

Netflix sostiene che continuerà a distribuire i film della Warner nelle sale cinematografiche e che pensa a un «ciclo di vita che inizia al cinema». Ma l'amministratore delegato Ted Sarandos ha anche dichiarato che le «lunghe finestre di esclusiva» non sono favorevoli ai consumatori. È un riferimento al periodo in cui i film sono distribuiti solo nei cinema, prima dell'uscita in streaming (o tv). Per molti anni, la finestra di distribuzione nelle sale negli Stati Uniti era di 90 giorni, ma con la pandemia e lo streaming questo periodo si è ridotto a circa la metà (e viene deciso a seconda del film). La stessa Netflix distribuisce alcuni film nei cinema, ma di solito non più di qualche settimana prima che arrivino in streaming. E di solito lo fa per poter gareggiare agli Oscar (o ad altri premi) oppure per convincere qualche grande regista "cinematografico" a fare film con lei.

L'indipendenza della Cnn


Anche un'acquisizione da parte della Paramount guidata da David Ellison presenta dei rischi, anche se di altro tipo. Paramount vuole anche le tv via cavo di Warner Bros, compresa la Cnn, il canale all news dedicato all'informazione (e tradizionalmente critico nei confronti di Trump). David Ellison, è figlio del miliardario Larry Ellison, alleato e finanziatore di Trump, e ha già detto che integrerebbe la Cnn con Cbs News, rete che, da quando Paramount l'ha acquisita la scorsa estate, ha già avuto una svolta conservatrice ed ora è diretta dalla giornalista Bari Weiss, vicina alla nuova destra americana.

Trump attacca spesso la Cnn, sostenendo che diffonda «fake news» e sia scorretta nei suoi confronti (l'ha definita «una delle peggiori del settore», e ha detto che i suoi ascolti sono «così bassi da non essere nemmeno più conteggiati o rilevanti»). Nei giorni scorsi ha ripetuto più volte che «la Cnn dovrebbe essere venduta».

Tra i finanziatori dell'offerta di Paramount per Warner Bros, inoltre, ci sono il genero di Trump (e figlio dell'attuale ambasciatore degli Stati Uniti in Francia) Jared Kushner e i suoi soci. Il suo fondo di investimenti Affinity Partners, che gestisce 5,4 miliardi di dollari, è finanziato dai fondi sovrani dell'Arabia Saudita e del Qatar e da Lunate Capital, con sede ad Abu Dhabi. Secondo un'indagine del Senato, fatta sotto l'amministrazione Trump, in tre anni, la società di Kushner ha incassato 157 milioni di dollari da clienti stranieri, di cui 87 milioni provenienti direttamente dal governo saudita senza alcun ritorno sull'investimento per i suoi clienti. Il senatore democratico Ron Wyden ha criticato «la totale dipendenza di Affinity da un piccolo numero di investitori governativi stranieri».

Molti osservatori ritengono che se Paramount vincesse l'offerta per Warner, Trump riuscirebbe a mettere il bavaglio alla Cnn. E che questo influenzerà la sua decisione sull'antitrust. «Ha detto che sarà coinvolto nella decisione. Dovremmo prenderlo in parola», ha detto all'agenzia Ap Usha Haley, specialista in strategia commerciale internazionale della Wichita State University. «Per lui si tratta solo di un maggiore controllo sui media».

L'influenza politica della famiglia Trump e dei suoi alleati Ellison potrebbe pesare anche sulla produzione cinematografica. «Uno degli aspetti chiave del nuovo cinema spettacolare è il suo confronto consapevole con il potere politico e le sue ingiustizie; è difficile immaginare che la Warner Bros, sotto l'egida della Paramount Skydance e di Kushner, produca film come Sinners e One Battle After Another» scrive Il New Yorker.

La concentrazione mediatica


In ogni caso l'acquisizione porterà a una maggiore concentrazione nel potere mediatico. «Una delle preoccupazioni più serie riguardo all'accordo con Netflix è che un unico acquirente gigantesco di progetti cinematografici e televisivi avrebbe una posizione di quasi monopolio, il che comporterebbe sicuramente una riduzione dei posti di lavoro per gli addetti al cinema a tutti i livelli e una concorrenza molto minore per le sceneggiature e la proprietà intellettuale: “Il risultato”, prevede la Writers Guild (il sindacato americano degli sceneggiatori, ndr), “sarebbe l'eliminazione di posti di lavoro, la riduzione dei salari e il peggioramento delle condizioni per tutti i lavoratori dell'intrattenimento”» avverte il New Yorker. «Lo stesso vale se Paramount Skydance avrà la meglio, ma in misura maggiore perché il nuovo conglomerato sarà ancora più grande. Se David Ellison riuscirà ad acquistare Warner Bros Discovery, possiederà non solo le parti che Netflix desidera (lo studio Warner Bros. e HBO Max), ma anche Cnn, Discovery, Turner Classic Movies e una serie di altre attività». Comunque andrà a finire, cambierà quello che vedremo al cinema o in tv.

 

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