Quando Taranto diventò Provincia


Andando a ritroso nel tempo, col cipiglio dello storico, ci domandiamo com’era strutturato il governo della città?

Piero Massafra e Roberto Nistri in "Città, cittadini, civiltà" dell’industria parlano di un documento dove sono citate tutte le norme che andavano rispettate al fine della elezione dei rappresentanti cittadini. Siamo alla fine del 1400, quando il Capitano della piazza di Taranto sceglieva 30 cittadini fra i più degni, i quali a loro volta dopo il giuramento indicavano altri 72 cittadini di cui 24 di estrazione patrizia e 48 appartenenti ad altre classi. 

Non potevano esserci due persone della propria famiglia, dovevano dichiarare se erano istruiti o idioti. I settantadue venivano suddivisi, attraverso ballottaggi in tre liste di 24 e una delle tre diventava Consiglio Comunale in carica per un anno seguite, a turno, dalle altre due per gli anni successivi.

Questa forma di amministrazione pubblica della città durò a lungo tanto che nel 1535 venne confermata dall’imperatore Carlo V. Il quale, dando seguito a rimostranze dei ceti meno nobili di essere rappresentati decretò che il Consiglio fosse per un anno di 16 decurioni, 8 nobili, cioè 6 di nobilita generosa e due di privilegio, e 8 civili, ma il Sindaco fosse sempre un nobile.

Questa organizzazione rimase invariata per molti anni, fino al 1758, quando Carlo III di Borbone portò il numero dei decurioni a 60: 20 nobili, 20 civili e 20 popolani, tra cui artigiani, contadini e marinai.

Il re stabilì una carica di cinque anni. Questa forma di governo restò invariata fino al 1808, quando i francesi eliminarono i nobili; con il ritorno dei Borboni, la situazione tornò com'era prima.

Nel 1877, ne parla il De Vincentiis in Storia di Taranto, Il consiglio Comunale è rappresentato dal Sindaco nominato dal re, di due assessori e 2 aggiunti dal Consiglio dal seno dei consiglieri (30) nominati dai voti degli Elettori amministrativi, tutti i cittadini maggiorenni (21 anni) di un censo non minore di 5 lire.


Stemma Provincia di Taranto

Taranto era città, anzi con la creazione dell'Arsenale era davvero diventata punto di riferimento nazionale per la marineria, ma si trovava nel circondario di Lecce.  A dare il via al dibattito per la Provincia tarantina si prestò la Voce del popolo, con una discussione che si protrasse per anni, dal 1886 fino al 1900 e poi riprese nel 1913 prima della grande guerra e poi si arriva al 1919 con le prime formali adesioni dei comuni.

Qui va fatta una chiosa che riguarda il ruolo di Lecce che mal digeriva la scelta di creare la provincia di Taranto, anche perché in quegli anni c’era il sogno della "Regione Salento": 

Nel 1921, l'istanza per l'istituzione della Regione Salentina (all'epoca identificata con la storica provincia di Terra d'Otranto) visse un momento cruciale di mobilitazione politica. 

I punti salienti di questa iniziativa furono:

La delegazione a Roma: Una delegazione di parlamentari e rappresentanti locali si recò a Roma per perorare la causa dell'autonomia del Salento.

La richiesta si basava sulla specificità culturale, storica e geografica del territorio, allora comprendente le attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto, che si sentiva trascurato rispetto al polo barese.

Tra i principali sostenitori del progetto di una regione autonoma figurava Giuseppe Grassi, figura di spicco della politica salentina che avrebbe poi portato queste istanze anche in sede di Assemblea costituente.

Nonostante la petizione, il progetto non andò in porto.

L'idea di una regione amministrativa autonoma che comprendesse Lecce, Brindisi e Taranto (il "Grande Salento") è un concetto che è riemerso più volte nel corso del XX secolo, in particolare durante i lavori dell'Assemblea Costituente, dove però il sogno di una Regione Salento separata dalla Puglia fu "infranto" nel 1923. 

Dopo 38 anni di discussione il 1° marzo 1923, una delegazione della quale facevano parte il Sindaco di Taranto, avvocato Giovanni Spartera, S.E Caradonna, il generale Achille Starace, On Francesco Troilo deputato di Taranto, il cav uff. Stracca segretario del Comune di Taranto, venne ricevuta da Benito Mussolini.

Il sindaco Spartera in un giornale locale descrisse cosa avvenne quella mattina: “Troilo ha portato seco una carta d’Italia con le strade, i corsi d’acqua, tutta a puntino, proprio come la vuole il Presidente e gliela porge con premura. Il duce la guarda e rapidamente, nervosamente, servendosi di una matita traccia i confini della nuova Provincia di Taranto.” 

Il sindaco aggiunge: "Io non so l'impressioni dei miei compagni. A me parve di assistere ad un opera geniale di creazione; e se non fosse stato il rispetto alla mia qualità sindacale, l'autorità di S.E gli avrei impresso sulla fronte larga e pensosa un gran bacio di riconoscenza, forte cosi c'egli avesse potuto sentire la gratitudine di tutti i centomila abitanti da me rappresentato e verso i quali veniva finalmente compiuto un tanto onorevole e coraggioso atto di giustizia,

Con buona pace di Lecce e del suo sogno.

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