Trani, dicembre 1980: la notte che cambiò la sicurezza italiana
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 1980, il Carcere di Trani, uno degli istituti di massima sicurezza più importanti d’Italia, diventa teatro di una violenta rivolta.
Un gruppo di detenuti riuscì a sopraffare alcuni agenti di
custodia, prendendoli in ostaggio e occupando diverse sezioni del carcere. La
crisi si concluse con l’intervento del Gruppo di Intervento Speciale (GIS),
allora al suo esordio operativo, sotto il coordinamento strategico del generale
Enrico Riziero Galvaligi, che sarebbe stato ucciso due giorni dopo, il 31
dicembre.
Alla fine del 1980 l’Italia è minacciata da una violenza
strutturale: terrorismo politico, criminalità organizzata, eversione armata. Le
carceri diventano uno dei fronti principali dello scontro, poiché detengono
militanti di gruppi terroristici, che tentano di trasformare le rivolte in
strumenti di pressione politica contro lo Stato.
Il carcere di Trani, noto come “supercarcere”, è il simbolo
di questa fase storica: una struttura moderna, concepita per detenuti ad alta
pericolosità, caratterizzata da un regime detentivo rigido e da forti tensioni
interne.
La rivolta esplode improvvisamente quando un gruppo di
detenuti riesce a sopraffare alcuni agenti di custodia, sequestrandoli e
occupando più sezioni dell’istituto. Le richieste riguardano un miglioramento
delle condizioni carcerarie, trasferimenti e garanzie personali.
Il rischio è sia per l’incolumità degli ostaggi, sia
politico, poiché una gestione fallimentare avrebbe mostrato uno Stato debole
proprio nel momento in cui tentava di riaffermare il controllo durante gli anni
degli attentati.
Le trattative iniziali falliscono e la situazione entra in
una fase di stallo. Di conseguenza viene presa, per la prima volta, la
decisione storica di impiegare il Gruppo di Intervento Speciale, il GIS, un reparto
costituito da pochi anni e mai testato in un’operazione reale di tale portata.
Il GIS nasce come risposta alle minacce terroristiche, con
una dottrina fondata sull’addestramento intensivo, la pianificazione accurata
per interventi rapidi e mirati, con un uso selettivo e equilibrato della forza.
L’operazione di Trani diventa così un banco di prova decisivo, in quanto un eventuale
fallimento avrebbe potuto comportare la fine del GIS.
L’intervento del GIS avvenne all’alba del 29 dicembre 1980 e
fu disposto con estrema attenzione, studiando la struttura interna del carcere,
con una mappatura delle sezioni occupate, l’identificazione delle aree in cui
si trovavano gli ostaggi e il coordinamento con le forze di supporto esterne.
L’obiettivo non era quello di punire i rivoltosi, ma
liberare gli ostaggi limitando il numero delle vittime e i danni.
L’assalto avvenne attraverso irruzioni simultanee,
sfruttando l’effetto sorpresa. Gli operatori del GIS entrarono in azione in
modo rapido e silenzioso, neutralizzando i capi della rivolta e isolando
progressivamente i detenuti coinvolti. La precisione fu l’elemento chiave:
nessun uso indiscriminato delle armi, controllo degli spazi e separazione
immediata degli ostaggi dai sequestratori.
Nel giro di poche ore la rivolta fu completamente domata, gli
ostaggi, tutti liberati, erano vivi, la rivolta era stata repressa e il
controllo del carcere ripristinato senza alcuna escalation incontrollata. Dal
punto di vista operativo, l’intervento ebbe un pieno successo.
L’assalto al supercarcere di Trani segnando l’esordio
operativo ufficiale del GIS comportava anche la nascita dell’antiterrorismo
moderno in Italia, quello basato su un nuovo paradigma: lo Stato non subisce
più le crisi, ma le governa.
Dopo l’intervento a Trani, il GIS fu riconosciuto come uno
strumento strategico dello Stato Italiano, destinato a intervenire in vari sequestri,
eventi del terrorismo ed operazioni ad alto rischio, diventando una delle unità
speciali più note in Europa.
Il generale Enrico Riziero Galvaligi, che aveva svolto un
ruolo centrale nel coordinamento dell’operazione, fu assassinato il 31 dicembre
1980 a Roma. Secondo molte fonti giornalistiche, le Brigate Rosse stavano
pianificando l’agguato da tempo, segnando tragicamente quella stagione di
violenza.
Nei giorni e nei mesi successivi furono adottati
provvedimenti significativi con trasferimenti disciplinari dei detenuti
coinvolti, rafforzamento delle misure di sicurezza negli istituti più sensibili
e l’avvio di indagini e procedimenti giudiziari. L’episodio segnò uno
spartiacque, portando lo Stato a intensificare il controllo sui detenuti
politici e sulle carceri di massima sicurezza.
La lezione di Trani fu molto importante, dimostrando che
nelle crisi più estreme non era cruciale la forza bruta, ma la preparazione
dell’azione, il coordinamento operativo e la lucidità decisionale.
Pertanto l’assalto al supercarcere di Trani continua a
essere ricordato come una delle pagine più significative della storia
repubblicana, insieme all’amara constatazione che uno dei suoi principali protagonisti,
Galvaligi, probabilmente ne pagò il prezzo più alto.

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