Natale in Palestina
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In questa giornata di festa, nella quale festeggiamo in tutto il mondo cristiano la nascita di Gesù, il Cristo muore in ogni bambino di Gaza.
Betlemme, situata nel cuore della Palestina, custodisce uno
dei luoghi più sacri della cristianità: la Basilica della Natività. All’interno
di questa antica basilica si trova la Grotta della Natività, il luogo in cui
secondo la tradizione cristiana nacque Gesù. Qui, la mangiatoia in cui Maria
depose il bambino subito dopo la nascita è diventata meta di pellegrinaggio per
milioni di fedeli da tutto il mondo, soprattutto durante il periodo natalizio.
Stanotte, mentre i cristiani di tutto il mondo celebrano la
nascita di Gesù, le terre che ospitano questi luoghi sacri sono segnate da
sofferenze profonde. In Palestina, milioni di persone vivono situazioni di
estrema difficoltà a causa dell’occupazione militare, della violenza e del
blocco degli aiuti umanitari. Questi elementi creano un contrasto stridente tra
il messaggio di pace e speranza che il Natale porta con sé e la realtà
drammatica che si consuma quotidianamente in quelle stesse terre.
Immagini recenti hanno mostrato il Cardinale Pizzaballa a
Gaza, tra le macerie, intento a portare conforto e solidarietà a una
popolazione che da anni vive sotto il fuoco dei bombardamenti. Questa immagine
è emblematica: un uomo di Chiesa che, camminando tra la distruzione, incarna il
messaggio cristiano di vicinanza agli ultimi e ai sofferenti. È un monito a non
voltarsi dall’altra parte, a non chiudere il cuore di fronte al dolore altrui.
Mentre il mondo assiste, spesso impotente, agli sviluppi
politici e militari nella regione, i responsabili politici israeliani
rilasciano dichiarazioni che lasciano poco spazio alla speranza: richieste di
annessione della Cisgiordania, promesse di non abbandonare mai Gaza, salvo poi
smentire sotto pressione internazionale. Queste posizioni alimentano un senso
di ingiustizia e di frustrazione tra i palestinesi, che si vedono privati delle
proprie terre e vittime di una violenza sistematica.
In questo Natale, il pensiero va inevitabilmente a chi, in
quelle stesse terre dove nacque Gesù, continua a subire dolore e soprusi. È
fondamentale non abbassare lo sguardo, non lasciarsi distrarre dalle festività
e dalla routine quotidiana. L’indifferenza è spesso complice silenziosa delle
ingiustizie. Mantenere alta l’attenzione mediatica e il coinvolgimento
personale è un dovere morale, affinché il grido di chi soffre non sia soffocato
dal silenzio del mondo.
In questo Natale, auguro a tutti di trascorrere
momenti di serenità con i propri cari, ma anche di trovare il coraggio di
essere testimoni della verità, di non tacere di fronte all’ingiustizia e di
agire – per quanto possibile – in favore della pace e della dignità umana.
Betlemme resti simbolo di speranza e di nascita, ma anche di
sofferenza e di resistenza. Che questo Natale sia occasione per riflettere, per
aprire gli occhi, il cuore e la mente, e per non essere, nemmeno
inconsciamente, complici dell’orrore che ancora si consuma in Terra Santa. Buon Natale.

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