Già 124.177 firme per il referendum contro la riforma della Giustizia
In appena otto giorni siamo già al 24% dell’obiettivo di 500 mila firme. Entro il 31 gennaio 500 mila firme!
Perché, ci si domanda, si procede ad una raccolta popolare di firme, visto che già una maggioranza di parlamentari – legati al Governo – ha già posto le firme come soggetto abilitato a proporre il referendum?
La risposta, intanto, la troviamo nella stessa Costituzione
che afferma che, con pari diritto, spetta anche ai cittadini, come alle Regioni,
il diritto di proporre il referendum; in realtà la richiesta dei 15 cittadini
che prima di Natale hanno avviato la raccolta firme, intende con tale gesto politico bloccare il tentativo
della maggioranza di Governo di arrivare addirittura ai primi di Marzo 2026 per la effettuazione del Referendum.
Visto che oggettivamente, sta montando l’adesione al No nei sondaggi e blindare
il Sì alla sua proposta di riforma sulla Giustizia.
Difatti, sulla possibile data del referendum confermativo
relativo alla riforma costituzionale della magistratura tanto il Ministro della
giustizia Carlo Nordio quanto il Viceministro Paolo Sisto hanno di recente
rilasciato impegnative dichiarazioni alla stampa.
Il 26 novembre, parlando con i giornalisti nel
Transatlantico della Camera, il Ministro Nordio ha dichiarato: «La legge è
abbastanza chiara, ci sono degli step, la Cassazione si è già pronunciata,
adesso ci sono dei termini perentori e dilatori, non prima e non dopo un certo
limite. Di conseguenza "il referendum costituzionale sulla giustizia"
secondo i nostri calcoli dovrebbe essere nella prima metà di marzo».
Affermazioni dello stesso tenore sono state fatte anche dal Viceministro
della giustizia Paolo Sisto, secondo il quale la consultazione referendaria
potrebbe essere fissata «addirittura ai primi di marzo» del 2026.
Come è noto, la legge di revisione costituzionale è stata
definitivamente approvata, al termine della doppia navetta parlamentare, il 30
ottobre del 2025.
Dalla pubblicazione di tale legge è iniziato il termine di
tre mesi che l’art. 138, comma 2, della Costituzione riserva alla presentazione
delle domande di referendum confermativo da parte dei tre soggetti
istituzionali legittimati a richiederlo: un quinto dei membri di una Camera,
cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Se si rispetta questo spazio temporale - che la Costituzione
lascia aperto alle domande di referendum “confermativo” o “oppositivo” - si
giunge alla fine del mese di gennaio 2026.
Ciò significa che, per quanto si vogliano bruciare i tempi
dell’indizione del referendum e si intenda contenere nel limite minimo di
cinquanta giorni la durata della campagna referendaria, il referendum
confermativo non potrà svolgersi prima della seconda metà di marzo 2026 (più
precisamente il 22 o con ogni probabilità il 29 marzo).
Tuttavia l’entrata in campo, anche se tardiva, di un
comitato promotore della raccolta delle firme per il referendum costituzionale
farebbe slittare ulteriormente in avanti la data della consultazione popolare,
a causa del periodo di tempo necessario alla verifica delle firme degli
elettori da parte della Corte di cassazione. Questo consentirebbe di fare
una adeguata campagna per il NO che finora non ha avuto alcuna vetrina, salvo
quale intervista in qualche emittente privata. Per firmare clicca qui.

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