L'Orfeo di Villoresi e il poema a fumetti di Buzzati

 



La Cinebussola
L'Orfeo di Villoresi e il poema a fumetti di Buzzati
Sapreste dire qual è stata la prima graphic novel italiana? Non esiste una casistica in merito, ma probabilmente è il (fantastico) Poema a fumetti di Dino Buzzati (1906-1972), indimenticabile giornalista / cronista / inviato del Corriere della Sera, pittore, drammaturgo, poeta, autore di libri memorabili come Il deserto dei Tartari, Un amore, Barnabo delle montagne. Ebbene, l’universo fantastico di Buzzati rivive nell’originale Orfeo del debuttante Virgilio Villoresi, professione artista visuale, 46 anni, nato a Fiesole. Il film, va detto subito, non è una semplice trasposizione, o l’ennesimo omaggio all’inventore del Signor Bonaventura, ma un’esperienza, una riflessione su temi a lui cari come la perdita e la memoria. Presentato fuori concorso a Venezia82, è uno straordinario percorso nel «cinema tattile», così lo chiama Villoresi, ben lontano dall’alluvione digitale.

Un omaggio all’artigianato italiano, alle cose fatte a mano, portatrici di poesia e magia. Buzzati scrisse il Poema a fumetti nel 1969. Villoresi ne ha fatto una stanza dei sogni, il galoppatoio dell’immaginazione attraverso percezioni, atmosfere e alate illusioni rese con animazioni in stop motion, riprese in 16 mm, effetti ottici artigianali. Il tratto distintivo del graphic movie non è la spettacolarità digitale, ma l’emozione richiamata dai cinque sensi.

E poi c’è il mito di Orfeo, che nel film di Villoresi è un giovane pianista solitario, ossessionato da una villa abbandonata di fronte a casa sua che diventa officina di fantasie. Orfeo suona al Polypus e una sera incontra lo sguardo di Eura e se ne innamora. Passione bruciante. Ma Eura scompare e Orfeo non si dà pace. La ricerca del perduto bene porta alla villa del mistero. Oltre la porta c’è la realtà aumentata del sogno. Orfeo avanza come Dorothy Judy Garland nel fantastico regno di Oz e affronta un personale percorso di formazione attraverso simboli, segni mitologici, presenze oltremondane, creature di un Aldilà grottesco. L’Uomo Verde, il demone La Giacca lo aspettano, protagonisti di un incubo consumato a occhi aperti. Eura è forse irraggiungibile. Resta un amore imperfetto, una traccia indimenticabile di felicità che solo la musica può far riemergere.

L’originalità visuale di Orfeo è di stampo felliniano, da romanzo ottocentesco, da favola surreale che rielabora la poetica di Buzzati, la reinventa e la sviluppa. Film non perfetto, ma suggestivo e amabile. Cinema di allegorie, evocazioni e metafore. Gli attori - Luca Vergoni, Giulia Maenza, Vinicio Marchioni - partecipano al gioco, lo animano, lo rendono vivo.

ORFEO di Virgilio Villoresi
(Italia, 2025, durata 74’, Double Line)

con Luca Vergoni, Giulia Maenza, Vinicio Marchioni, Aomi Muyock
Giudizio: 3+ su 5
Nelle sale

editorialista
Paolo Baldini

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