Taranto - Gianni Liviano la scomoda verità
L'appuntamento, nel tardo pomeriggio di ieri, era nella sede del
movimento La citta che vogliamo, cosi
piena che molti erano per strada. Molti visi delusi, arrabbiati ma senza
sbotti, gente moderata che si capisce che da venti anni sta con questo non più
giovane leone, alto come un alfiere che oramai cammina ondeggiando con la testa
in basso per salutare i minions come noi. Il suo è racconto lineare, mosso
dall'emozione e parte dal primo impatto con l'assessorato regionale:
" Quando arrivo in assessorato
trovo un ambiente positivo, si capisce che sul turismo la Puglia ha puntato
molto in questi anni, ma si capisce anche e lo apprendo dalle rimostranze di
alcuni operatori, che non tutto è andato per il verso giusto, con chi è
stato in precedenza in quel ruolo. Noto anche che la maggior parte delle
iniziative regionali sono state realizzate sul versante Bari e
Lecce"
Il primo impatto con quella statale adriatica SS16 come la
strategia degli SS20 che ricorderete erano le testate russe degli anni 80 e
come la dirompenza di un impatto nucleare è il prosieguo del discorso.
"Per questo,
come dissi il 15 agosto, in un intervista al Corriere, pensai agli Stati
Generali sul Turismo, in previsione dell'arrivo dalla comunità europea della
somma di 540 milioni di euro per cinque anni, di fare otto incontri in
tutta la Puglia, per verificare con gli operatori, i portatori di interesse
delle varie province: bisogni, idee, azioni. Mi telefonarono i tecnici della
regione dicendomi che non c'erano tempi per fare un bando pubblico per un'
inziativa che doveva partire a breve. Allora si pensò a un bando sotto
taglla dei 40 mila euro.
Dalla folta ressa delle persone che stanno fuori e non riescono a
entrare, c'è una voce roboante che domanda: " Emiliano era al corrente di
queste cose?"
"Certo che
era al corrente - riprende Gianni - di tutte le cose che si facevano. Vero è
che ho notato il giornale la Repubblica di Bari molto accanito su di me. Esce
con un primo articolo sul disavanzo di dieci milioni sul turismo chiedendo
conto a me che ero arrivato da soli sette giorni e si trattava -
ovviamente - di gestione passata. Poi in un altro parla di Liviano che si
affida alla Madonna, raccogliendo i rumors regionali di chi cominciava a dire
che sarei dovuto essere un buon assessore alla cultura di Taranto, che volevo
fare il Sindaco. Mi sono chiesto ma chi muove l'attenzione di quel giornale.
Fatto sta che partiamo con la realizzazione del bando, gli uffici della
Regione, i cui dirigenti hanno tutti relazionato sulla correttezza del bando,
prendono un elenco di 200 ditte, poi con il codice Ateco ne estraggono 40 e da
queste ne escono tre, tra cui quella del nostro amico. Escludo che abbiano gli
uffici pensato a me per gratificarmi. Eppure un bando di 39 mila euro avrebbe
giustificato l'affidamento diretto... (L'eccesso di zelo! ndr). Ma di cosa parliamo? Per
quest'iniziativa si trattava di realizzare otto tavoli, per ognuno occorreva
prevedere l'affitto del locale - a Taranto dove abbiamo iniziato no perché
eravamo all'Università - affittare il service, computer, schermo, pagare otto
moderatori per gli otto gruppi di ogni incontro, ovvero assumere 64 persone a
tempo determinato, stampare manifesti e pagare Siae e affissione, fare sito
internet e report di ogni incontro. E' chiaro o no che solo un amico, uno che
crede in queste cose poteva farlo. L'unico che ha accettato dei tre. E poi
l'amico ha anticipato tutto e sicuramente non farà nulla. Di cosa parliamo? Del
nulla parliamo - sbotta
Liviano chiudendo questo amaro aspetto, come una porta sbattuta.
Ma c'è qualcosa di più dell'amarezza e qui arriva la verità
scomoda, che farà riflettere molto sulla gestione Emiliano.
"Io mi sono
chiesto in queste notti che non ho dormito chi è stato dietro tutto questo. Ho
pensato al Sindaco Stefàno, Emiliano mi diceva sempre che dal Comune
telefonavano insistendo di non puntare su di me. Ma eravamo in campagna
elettorale. Poi ho capito altro. I 540 milioni fanno gola e un guastafeste dava
fastidio, poi c'è stato il rapporto con Emiliano. Un primo disaccordo su
Gallipoli, io escludevo di cominciare da lì perché c'è un ambiente mafioso da
comprendere, ma poi vedo che lui va il giorno dopo e fa un accordo con il
sindaco gallipolino. Poi entriamo in collisione su questa visione del
governatore di cambiare tutti i dirigenti degli assessorati per creare
discontinuità con il passato. Io penso che è un metodo sbagliato se uno e bravo
perché spostarlo? Poi tra i nomi spunta anche quello del presidente della
Federalberghi e io rispondo che è impossibile visto l'enorme conflitto di interessi.
Ma a questo punto arriva telefonata del Presidente chiedendomi gradimento su
una persona. Io rispondo che è una brava persona ma manifesto il mio dissenso,
era un nome di uno che dirigeva il teatro pubblico pugliese e l'Agis, con
questo incarico in Puglia Promozione avrebbe svuotato il mio ruolo. A questo
punto gli ho chiesto 'se vuoi seguire tu questo settore perché mi hai chiamato
a questo incarico?'. Abbiamo persino litigato per un’ora anche se dopo ci siamo
lasciati bonariamente con l'impegno di parlarne nei giorni seguenti. Ma la
mattina seguente esce l'articolo di Repubblica."
Ecco la scomoda verità o il personaggio scomodo, fate un po' voi,
il tempismo dell'articolo appare persino telecomandato. E non sarebbe la prima
volta. Cosa è accaduto dopo?
" La mattina il Presidente mi manda un sms che dice 'se vuoi
vediamoci per parlare di questa cosa'. Andiamo io e l'addetto stampa
dell'iniziativa e stiamo in presidenza parcheggiati ad aspettare perchè c'era
una conferenza stampa e non potevo entrare altrimenti sul fatto ci sarebbe
stato ancora più clamore. Poi verso l'una sono rientrato in assessorato e alle
quindici mi chiamano per l'incontro. Un incontro-interrogatorio di tre ore,
come delinquenti. A quel punto ho detto se vuoi io mi dimetto e poi tu le
respingi così mi rafforzi. Questa resta l'intesa con Emiliano che me la
riconferma salutandoci. Poi il giorno successivo mi chiamano e mi dicono che
Emiliano le ha accettate! E mi crolla il mondo addosso.
Il siparietto finale sulle dimissioni che tra i militanti e anche
sul social forum ha determinato una sorta di mantra collettivo, ritorna in
chiusura almeno per me che dovevo andar via cogliendo l'ultimo sfogo del
cavaliere senza partito: "E
che dovevo fare amici, non potevo mica fare 3 mila telefonate ai miei elettori,
io non ho dietro un Pd e porto 50 mila voti, sono stato eletto in una Lista
Emiliano costruita attorno a me e lo ringrazio per avermi fatto capolista. Se
non mi fossi dimesso mi avrebbe tolto la delega lui e sarebbe stato peggio. Ma
ora il rapporto di fiducia è deteriorato. Rompere? A che serve amici miei,
vedete cosa è accaduto al Comune, restare ai margini non serve a far altro a
isolarti ancora di più"
Concordiamo e lo sarebbe anche una città. Questa è una storia
amara, che non riguarda una carriera politica. A nostro avviso scopre quanta
strada c'è da fare ancora per cambiare la politica. Mestieranti sono ovunque e
il renzismo è solo spocchia autoreferenziale senza sugo. Come quella del
governatore della Puglia, un po' renziano, un po' tutto lui. Il futuro avanza
per tutti e vedremo. Almeno speriamo.

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