Ci ha lasciato Mimmo Carrino musicista e professore d'arte
La scomparsa di Mimmo Carrino, tarantino doc, per anni ha fatto il professore di arte a Fano nelle Marche, ma il mio ricordo è più personale in questi due pezzi usciti sul Correre di Puglia e Lucania
Un omaggio alla sua Università di Urbino
TARANTO – Nostalgia canaglia dovrebbe
essere il titolo sottopelle di questo articolo. Il professore, come lo chiamano
gli avventori del Bar78 di Via Oberdan a Taranto, è Mimmo
Carrino, tarantino doc che ha studiato a Urbino dal 1973
al 1981, laureandosi e restando a insegnare nelle Marche fino
alla pensione.
Mimmo ha voluto fare un regalo alla città di Urbino alla
sua antichissima università con una canzone: «Urbino…quelli che una volta
erano all’Università». Non ha dimenticato di essere non solo un
professore di disegno, ma anche un artista della musica. Lui è stato
nei Glom, un gruppo musicale tarantino degli anni Sessanta, quando
i giovani mangiavano cassette musicali e partivano all’arrembaggio le prime
radio indipendenti.
Il mio ricordo personale è legato all’inaugurazione della
nuova chiesa di San Pio X, nel quartiere Italia-Montegranaro, quando d’accordo
con Dario Palmisano, il parroco quarantenne che leggeva Nietzsche,
si organizzò la prima Messa beat, con la presenza
dell’Arcivescovo Mons. Motolese. Unica e irripetibile, come unici
sono i protagonisti di quell’evento e di quegli anni, dei quali alcuni sono
andati via per sempre.
Abbiamo chiesto a Mimmo, com’è nata questa
canzone?
“Tornando ad Urbino dopo tanti anni, sono stato
avvolto da ricordi indimenticabili. Passeggiando per le stradine, sono stato
coinvolto nelle emozioni tanto, da scrivere e comporre una canzone dal titolo:
Urbino…quelli che una volta erano all’Università. Il testo e la partitura del
brano sono stati regolarmente depositati alla SIAE. La registrazione originale,
non ancora ultimata, sarà disponibile quanto prima. La potrò condividere o con
tutti gli amici del mondo del web o con tutti quelli che vorranno emozionarsi
con me e con la mia chitarra la prossima estate in piazza ad Urbino.”
Ora la partitura è ultimata e ve la facciamo ascoltare. Con
l’auspicio che tutti gli ‘urbinati’, soprattutto quelli che sono stati
all’Università “Carlo Bo” si riconoscano nelle note del ‘professore’. Buon
Ascolto!
https://www.youtube.com/watch?v=KOcFQlfyzC4&t=55s
Degrado di Via Oberdan a Taranto – Lettera a Simeone di
Cagno Abbrescia
Il degrado di Via Oberdan – Vi sono gruppi di tarantini nei
social che amano cose antiche della città cantata da Orazio, ma se si
trovassero di fronte a questa vecchia costruzione inglobata tra i palazzi si
domanderebbero cos’è?
Dalla forma appare una vecchia struttura militare, è invece
sapete cos’è?
Ecco il degrado di Via Oberdan. La sede degli anni ’40
dell’Acquedotto Pugliese, dove i Tarantini andavano a pagare le bollette.
In redazione giunge una lettera accorata di un cittadino
rivolto al Presidente dell’Ente per capire se c’è la volontà di risolvere il
problema di degrado di Via Oberdan.
Intanto ecco la lettera.
Al presidente
Simeone di Cagno Abbrescia
Acquedotto Pugliese S.p.A.
Via Salvatore Cognetti, 36
70121 BARI
Egregio presidente
Mi chiamo Cosimo Carrino, già professore di disegno esule
dalla mia città jonica in quei di Urbino e Spoleto. Pur essendo diventato un
po’ marchigiano, per aver studiato ed essermi laureato in Arte ad Urbino (dal
1973 al 1982) e per aver insegnato dal 1984 al 2015 in quelle realtà, alla mia
Taranto sono legato da quell’affabulazione tipica degli artisti, perché sono
nato lì e negli anni ’60 ho fatto parte di un gruppo musicale e
rockettaro e melodico, i Glom, con i quali – e questa è una chicca, nel 1965, nell’inaugurazione
della nuova chiesa di San Pio X, suonammo la prima e forse unica Messa Beat con
l’Arcivescovo Motolese.
Presidente, sono tornato da pochissimo tempo a vivere in via
Francesco Crispi n° 104, dove sono vissuto da bambino, in quei lontani anni
’50.
Mi fa sul serio male vedere quell’angolo di mondo in profondo
degrado. Mi riferiscono che la struttura, che fa angolo tra via Crispi
e Via Oberdan, sia stata parte della vecchia sede dell’Acquedotto di Taranto,
avviato negli anni cinquanta e trasferitosi dopo trent’anni nella nuova sede in
Viale Virgilio (prima Camera di Commercio).
La struttura è in palese stato di abbandono, con l’ex
magazzino dei mezzi (con saracinesca su via Crispi) con il tetto
sfondato. Io mi chiedo se, nell’ambito di quel desiderio di rigenerazione
post pandemica, troverà spazio anche il risanamento urbano dalle ferite
dell’incuria e dell’abbandono?
Io le chiedo davvero, presidente, visto che la sento davvero
vicina ai problemi delle persone, vorrà risolvere questo problema di degrado?
Trovando accordi con il Comune, magari?
Io le propongo un’idea mia personale, come un regalo alla
città: quel deposito restaurato potrebbe ospitare gratis una quadreria di 100
dipinti di pittori tarantini organizzati e gestiti da me potrebbe rappresentare
una rinascita culturale vera. Lo dico con gli occhi che s’arrossano,
perché penso di risarcire la città, dopo anni di lontananza, col desiderio di
esser tornato a riviverla nell’arte. A tale proposito vorrei regalare il mio
tempo per fare – ecco un ulteriore utilizzo -, laboratori di ceramica con
allievi anziani senza memoria e disabili in un luogo che esprima la storia di
Taranto, della ceramica spartana, del colore dei suoi tramonti, del suo mare.
Ecco presidente, come vede ognuno fa la sua parte come può e
nell’ambito dell’orto che coltiva. Il mio è animato da grande fermento,
nonostante l’età che avanza, per quello dell’arte. Non vorrei sembrarle
arrogante se le consiglio qualcosa che, a mio modesto parere, credo sia giusto
fare.
Semmai il torto che mi si può rimproverare è quello che, pur
essendo vissuto lontano, mi sento ancora implicato concretamente nei confronti
della mia Taranto. Ma non posso farci niente, dal momento che a Taranto sono
legato da una intima ricerca di identità perduta e dalla quale, me lo permetta,
non posso farne a meno.
Ha letto Pavese quando scrive che “un paese vuol dire non
essere soli, saper che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di
tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”? Ecco presidente,
quell’angolo vivo che restava ad aspettarmi si trova in via Crispi ed è di
nuovo ‘mio’ dopo decenni, mi piange il cuore vederlo così ridotto.
La lettera – debitamente affrancata e inviata a Bari – si
conclude con un appello “Mi chiami” corredato da un numero di telefono.
Per onore di cronaca dobbiamo ricordare a chi legge che già
nel 2004 vi fu una petizione di cittadini della zona recapitata al Comune –
allora era sindaca la dr Rossana Di Bello, recentemente scomparsa – che, in un
trafiletto uscito sul Quotidiano di Taranto (martedì 10 febbraio 2004), rispose
precisando “che l’area è di proprietà dell’Acquedotto Pugliese e non del
Comune.”
La stessa sindaca a margine di quell’articolo di 17 anni fa
si riservò il compito di chiedere al proprietario la bonifica del sito.
Il pachiderma blindato del gestore delle acque non ascoltò? Dal momento
che rebus sic stantibus si direbbe di no.
Ora speriamo che Mimmo Carrino abbia con la sua pacata
lettera smosso qualcosa nell’acqua quieta e paludosa dell’AQP.
Carrino è ancora una risorsa culturale per la città. Come
artista ha lavorato con Bino Gargano, è stato presente in radio, alcune canzoni
dialettali sono diventate cult, ora la sua esperienza di arte visiva diventa
corollario di un impegno di promozione della città. Ci vogliamo credere, come
auspichiamo che anche il Comune non resti sordo. Che questa non rimanga una
lamentela persa nei meandri di un’emeroteca, di qualche anziano sopravvissuto
fra i firmatari di quella petizione ventennale, di fronte a quel monumento che
svela la parte peggiore degli Enti pubblici, che pur tartassando i cittadini
con gabelle, considerano intere aree del territorio urbano, come una sorta di
usa e getta. Non è così che si fa.
Che dire ora che ci ha lasciato questi due articoli servono a ricordarlo


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