Per costruire la moderna Green economy bisogna andare oltre le fonti rinnovabili
La rivoluzione verde riguarda l’intero sistema produttivo, ma deve imparare a fare a meno del sostegno pubblico. Gli spunti emersi nel convegno Iefe Bocconi
La Green economy non è soltanto
pannelli fotovoltaici e torri eoliche,
tantomeno una sorta di mondo ideale
lontano dalle regole del mondo economico,
quanto, piuttosto, un nuovo paradigma
tecnologico che, al contrario
del recente passato, tiene in primo piano
gli aspetti della protezione ambientale.
È questa la prospettiva di un recente
convegno organizzato dallo Iefe Bocconi.
I temi della sostenibilità sono in
questo momento sulla cresta dell’onda
ma, come ha spiegato Antonio Massarutto,
docente dell’Università degli studi
di Udine, il rapporto tra la sfera del Green
e quella dell’economia non è certo
stato sempre proficuo. Sino a un passato
non lontano, ’ambiente era infatti
visto dagli economisti soprattutto come
uno svantaggio competitivo: la sua protezione
comportava una conseguente
penalizzazione per il sistema Paese nel
suo complesso.
«Ancora oggi molte posizioni delle associazioni
degli industriali - spiega Massarutto
- sono figlie di questa logica,
ovvero dell’idea che la politica ambientale
è un lusso che non ci possiamo permettere
». Soltanto recentemente alcune
aziende sono passate a un approccio
reattivo nei confronti delle tematiche
ambientali, viste cioè come fattore distintivo e d’innovazione in grado di farela differenza sul mercato. «Di Green economy si può parlare proprio quando questo tipo di approccio esce dalla condizione di nicchia e pervade l’intero sistema economico, cambiando l’economia nel suo complesso» ha puntualizzato Massarutto.
Green per riqualificare l’intera economia
«Con il termine Green economy - ha aggiunto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile -, intendiamo un processo su scala globale che prevede una riqualificazione dell’intera economia, non soltanto di una singola nicchia o di un unico settore. Lo sviluppo delle energie rinnovabili
è comunque una parte fondamentale di questo processo. In sostanza, può essere definita verde quella economia che, a differenza della precedente “brown economy”, consente il ripristino del capitale naturale».
D’altro canto non bisogna commettere l’errore di considerere la Green economy come l’Arcadia, un mondo ideale e in fondo un po’ buonista che si accompagna a una decrescita felice. «La Green economy sarà un’opportunità per questo Paese soltanto se si trasformerà in punti aggiuntivi di Pil, diventando la base
del nostro export. Green non è addio alle ciminiere o altre immagini ideali che popolano l’immaginario collettivo.
Green economy non è poi soltanto pannelli solari o eolico; piuttosto è produrre le cose che facevamo prima in modo rispettoso dell’ambiente lungo tutta la catena distributiva, comunicandolo anche ai consumatori» ha spiegato Massarutto.
Questa visione comporta che in futuro non ci si dovrà stupire o gridare al fallimento di un intero modello produttivo in presenza di nuovi casi Solyndra, la multinazionale americana dei pannelli solari lodata e sovvenzionata da Obama e poi finita in bancarotta nel giro di pochi mesi.
«La Green economy non introduce un concetto di buonismo economico - ha commentato Pietro Colucci, presidente di Kinexia -. Solyndra è fallita perché ha sbagliato le scelte strategiche, puntando su una produzione a basso costo che è stata poi travolta dalla concorrenza cinese. Casi del genere ce ne saranno
migliaia di altri in futuro, così come i fallimenti avvengono normalmente nel capitalismo tradizionale».
Puntare su innovazione ed efficienza energetica
La domanda cruciale è cosa occorra fare per sostenere l’avvento della Green economy nel nostro Paese. Un punto su cui tutti concordano è che le risorse pubbliche sono sempre più scarse, vista anche la pesante situazione finanziaria, dunque è difficile ipotizzare che l’avvento della Green economy possa essere ulteriormente sostenuto dal settore pubblico.
«Non tutto quello che ha il bollino Green va bene, bisogna sempre andare a vedere che cosa c’è sotto. L’esempio classico è quello dei grandi impianti solari a terra, ultraincentivati sino a poco tempo fa. Occorre dunque scegliere con criterio dove destinare le ormai scarse risorse dello Stato» ha evidenziato il direttore
ricerca dello Iefe Bocconi, Edoardo Croci. «Il Governo non può fare soltanto il ragioniere e limitarsi a tagliare, nei progetti di sviluppo devono essere individuati settori o scelte strategiche su cui puntare, come innovazione ed efficienza energetica. I vantaggi potrebbero essere immediati: un recente studio commissionato dall’Esecutivo tedesco sull’impatto della possibile riduzione delle emissioni al 30%, anziché al 20%, ha messo in luce effetti notevolmente positivi per il Pil europeo» ha aggiunto Ronchi. In questa fase appare comunque difficile pensare a un ritorno della quadro normativo chiaro e stabile, dovrebbe
facilitare le iniziative tra imprese e la collaborazione tra gli attori delle diverse filiere, come accaduto nel caso
degli imballaggi, uno dei pochi settori in cui l’Italia ha raggiunto e superato i target europei con anni di anticipo. Nel 2010 (fonte Conai) il 65% del packaging immesso sul territorio nazionale è stato infatti avviato a recupero, un risultato abbondantemente superiore all’obiettivo di legge fissato nel 2008 al 55%.
Gianluigi Torchiani (rivista Energia)

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