Posizione Lega Ambiente sui rifiuti
Oggi è possibile fare un altro grande passo avanti nella nostra storica battaglia per liberare l’Italia dai rifiuti. Per farlo dobbiamo partire dalla nuova situazione che si è venuta a creare e dalle opportunità che offre
la presenza oggi di tante forze diverse da quelle ambientaliste tradizionali. E costruire una campagna nazionale nuova, capace di muoversi sui territori, tenendo conto delle diversità che si sono venute sedimentando in questi anni.
Mentre il ciclo illegale dei rifiuti continua a far pagare prezzi esorbitanti a tutto il Paese, in questi anni, nel ciclo legale, grazie al successo della raccolta differenziata e all’avvio (per quanto faticoso) di una
filiera industriale virtuosa di recupero di diverse materie prime seconde, si sta disegnando un quadro nuovo. Sia a livello di politiche che di tecnologie. E’ finita l’era dei commissariamenti per affrontare le emergenze, le discariche ed i termovalorizzatori non è più credibile che siano descritte come “la soluzione”, è chiaro il sistema complessivo degli impianti necessari. Ne deduciamo, come Legambiente, una contrarietà assoluta a scelte sbagliate che purtroppo continuano ad essere proposte: costi
troppo bassi per il conferimento in discarica, che depotenziano la raccolta differenziata, traffico internazionale verso il nord Europa o l’oriente per risolvere le emergenze, ancora nuovi termovalorizzatori.
Oggi è possibile vincere, trasformando tutto ciò in un residuo del passato e fare dell’Italia il primo paese in Europa rifiuti free. E’ possibile perché esistono le tecnologie, sappiamo qual è l’organizzazione migliore per la raccolta dei rifiuti urbani (porta a porta, ecc.), sappiamo quali impianti servono, sappiamo che è possibile trattare la parte residua del rifiuto urbano senza accendere nuovi termovalorizzatori e riducendo l’inquinamento (anche se il CSS non può essere la scusa per tenere in vita cementifici desueti, in
eccesso o che hanno fino ad oggi inquinato paesi e città), sappiamo che la raccolta differenziata può alimentare una industria virtuosa, sappiamo che è possibile avere serie politiche di prevenzione e che si può (si deve) indirizzare la fiscalità per premiare quelle famiglie che la raccolta differenziata la fanno seriamente.
Per fare un altro decisivo passo avanti lanciamo una campagna in cinque mosse per vincere e
liberare l’Italia dai rifiuti. E’ in questo nuovo contesto che un forte contributo ad avanzare sul
questa strada può essere dato anche dalla proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti zero, di cui condividiamo molti aspetti, mentre su altri riteniamo si tratti di proposte sbagliate ed in alcuni casi controproducenti.
Ma la raccolta di firme può essere un’occasione per accendere il dibattito nel paese, chiedere obiettivi concreti alle Regioni e ai Comuni, mobilitare le persone per una fiscalità che difenda le entrate delle famiglie virtuose.
Aprire un confronto sul nuovo contesto che si è venuto a creare e capire come si possono fare concreti passi avanti. Il documento che presentiamo alla discussione dell’associazione, serve a stimolare la riflessione all’interno e all’esterno dell’associazione, serve a mobilitarci per raggiungere obiettivi di livello nazionale e locale, serve per creare una cultura più avanzata sul problema dei rifiuti tra la gente e i decisori politici. Nelle prossime settimane, perciò dovremo organizzare, come regionali e circoli incontri sul tema in cui ragionare insieme, individuare territorio x territorio gli obiettivi e le azioni utili, allargare le alleanze sociali, coinvolgere enti locali e Regioni.
L’ITALIA TRA LUCI E OMBRE
Sono trascorsi 16 anni dall’approvazione del decreto Ronchi, la legge che nel 1997 rivoluzionò l’impostazione del ciclo dei rifiuti del nostro Paese, e diverse cose sono cambiate nel panorama nazionale.
Legambiente in questi anni è stata tra i protagonisti della rivoluzione della gestione sostenibile dei rifiuti che ha cambiato gli stili di vita di tanti cittadini (basti pensare alla battaglia vinta contro gli inquinanti sacchetti della spesa usa e getta) e ha raggiunto diversi territori considerati una volta persi (come in
molti territori del centro sud dove sono numerose le esperienze dei Comuni ricicloni). Da sempre ci battiamo per combattere lo smaltimento in discarica con la gestione integrata dei rifiuti, fondata sul principio gerarchico delle 4 R (riduzione, riuso, riciclaggio recupero), e oggi sono numerosissime le
esperienze industriali nel settore del recupero dei rifiuti che sono uno dei pilastri della green economy italiana.
Ora è necessario aprire una nuova stagione della politica associativa per completare l’opera. Anche il commissario europeo all’ambiente ha deciso di scommettere sul riciclaggio dei rifiuti per sconfiggere l’interramento dei rifiuti e l’innovazione tecnologica permette di riciclare quello che una volta si poteva solo bruciare o sotterrare. La svolta è dietro l’angolo, occorre:
1. combattere con forza le lobby delle discariche e degli inceneritori, ancorate al passato;
2. fare una guerra senza quartiere contro
lo smaltimento in discarica pretendendo il rispetto della direttiva europea e
utilizzando la leva economica per impedire la concorrenza sleale
dell’interramento dei rifiuti;
3. fermare la costruzione di nuovi
inceneritori, cominciando a dismettere quelli più obsoleti e inquinanti;
4.
moltiplicare gli impianti di riciclaggio, a partire da quelli per la frazione
organica dei rifiuti come i digestori anaerobici per concretizzare in tempi
brevi
5. praticare serie politiche nazionali sulla prevenzione;
Solo così potremo far diventare l’Italia uno dei paesi capofila di quella società europea del riciclaggio ben delineata nella normativa comunitaria più recente.
La rivoluzione avanza
Nel ciclo dei rifiuti del nostro paese negli ultimi anni sono cambiate tante cose:
- le raccolte differenziate porta a porta secco/umido finalizzate al riciclaggio si sono diffuse anche
in alcuni territori nel centro sud Italia (soprattutto in Campania);
- ormai sono al Sud i capoluoghi di provincia che fanno scuola a proposito di rispetto degli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata grazie ai sistemi domiciliari (a partire dall'esperienza di Salerno con il suo 65% di rd per i suoi 140mila abitanti, ma anche Andria in Puglia col suo 70% per i suoi 100mila abitanti);
- ci sono regioni come la Sardegna che grazie al sistema di penalità/premialità sullo smaltimento in discarica sono riuscite a diffondere i sistemi di raccolta differenziata secco/umido e a ridurre fortemente i conferimenti in discarica in pochi anni, arrivando ormai a percentuali di raccolta differenziata tipiche delle regioni del centro nord (50% circa);
- si stanno diffondendo i nuovi impianti per produrre compost di qualità ma anche energia da fonte rinnovabile (i digestori anaerobici per trattare la frazione organica selezionata, oltre ai reflui zootecnici,
i fanghi di depurazione, gli scarti agricoli, etc) che non sono più in perdita economica, come lo erano i tradizionali impianti di compostaggio aerobico, grazie alla produzione di energia da fonte rinnovabile;
- si stanno affermando in diversi territori le esperienze locali sulla prevenzione (campagne per l'acqua di rubinetto, compostaggio domestico, tariffazione puntuale, eco sagre, vendita prodotti
sfusi o alla spina, etc);
- si stanno concretizzando esperienze imprenditoriali che oggi puntano a riciclare alcune frazioni merceologiche o tipologie di rifiuti che fino a qualche tempo fa erano considerate non riciclabili e quindi solo da bruciare o da smaltire indiscarica (è il caso del rifiuto urbano residuo dopo una raccolta differenziata spinta in quelle che vengono definite oggi “le fabbriche dei materiali”, delle plastiche
miste - plastmix - riciclate ad esempio dalla Revet toscana o degli impianti in fase di sperimentazione per recuperare materia dai pannolini usa e getta).
Tutti questi risultati sono figli anche del nostro lavoro fatto fino ad oggi.
I problemi irrisolti
Ci
sono però ancora molte cose che non vanno:
- le buone pratiche sulla raccolta differenziata
finalizzata al riciclaggio non si sono ancora diffuse su tutto il territorio
nazionale (sono pochissime in regioni meridionali in emergenza come la Sicilia,
la Puglia o la Calabria ma lo stesso si può dire anche di alcune regioni del
nord come la Liguria o la Valle d'Aosta) ;
- le politiche nazionali sulla prevenzione da
parte del Ministro dell'ambiente sono assolutamente assenti, nonostante
dovessimo approvare il programma nazionale di prevenzione entro il dicembre
2012 (inspiegabilmente abbiamo voluto anticipare di un anno la scadenza
prevista dalla direttiva europea e, come spesso accade, abbiamo disatteso
questo termine);
- soprattutto nel centro sud c’è ancora una
carenza di impianti per trattare l’organico da raccolta differenziata che
alimenta lungo tutto lo stivale il trasporto su gomma di rifiuti da trattare;
- la tassazione rifiuti a carico delle famiglie
continua ad essere iniqua e a ignorare il principio "chi inquina
paga", visto che solo una migliaio di Comuni italiani fa pagare le utenze
in base a quanti rifiuti vengono prodotti grazie alla tariffazione puntuale;
- continuano a farla da padrone in diversi
territori i “signori” dello smaltimento rifiuti - proprietari o gestori di mega
impianti come discariche o inceneritori - che anestetizzano e ingessano ogni
ipotesi di sviluppo di un ciclo virtuoso dei rifiuti fondato su riciclaggio e
prevenzione;
- dopo il referendum abrogativo sui controlli
ambientali del 1993, il nostro Paese si è dotato di un sistema di Agenzie
regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Negli anni la rete dei
controlli si è andata strutturando in maniera non omogenea sul territorio
nazionale, con alcuni casi di eccellenza e altri caratterizzati da una pesante
inadeguatezza.
LE PROSSIME SFIDE
Combattere le lobby ancorate al
passato
Ci sono due potenti lobby che lavorano per fermare la rivoluzione dei
rifiuti in atto nel paese: ci sono i "signori delle discariche" che
continuano a condizionare pesantemente le politiche locali e nazionali per
continuare a smaltire in grandi quantità i rifiuti sotto terra, spesso a prezzi
stracciati che sbaragliano ogni altra ipotesi di gestione, e i “signori
dell'incenerime nto” che vorrebbero
continuare a costruire nuovi impianti, o ad
ampliare e ammodernare i vecchi, in uno scenario nazionale ormai completamente
cambiato e saturo sotto questo punto di vista.
Contro il modello praticato da queste due lobby, e dalla politica
locale e nazionale che le supporta, che dovremo concentrare la nostra azione
associativa, lavorando nel frattempo anche per concretizzare una volta per
tutte le politiche nazionali di prevenzione e la massimizzazione del
riciclaggio dei rifiuti.
Rottamare le discariche con la
leva economica
Tutti si stracciano le vesti perché continuiamo a smaltire in
discarica sostanzialmente la metà dei rifiuti urbani prodotti nel nostro Paese
(con punte del 90% come in Sicilia). Ma nessuno fa nulla. Anzi si sono
approvate addirittura leggi per favorire
questa opzione di smaltimento (come le tante proroghe concesse dal Parlamento
negli ultimi 15 anni al divieto di smaltire in discarica rifiuti non
pretrattati che era previsto addirittura dal decreto Ronchi del 1997).
Per combattere davvero la discarica l'unica opzione da praticare,
oltre al rispetto della direttiva europea (ampiamente disattesa dall'Italia in
alcune centinaia di impianti che hanno portato il nostro paese al conflitto con
l'Europa con una procedura d'infrazione in stato avanzatissimo che ci espone al
rischio di sanzioni), è la leva economica: serve imporre un aumento dei costi
di conferimento, imponendo il rispetto della direttiva europea sulle discariche,
sfruttando appieno l’attuale versione dell’ecotassa regionale per lo
smaltimento in discarica (definita dalla legge 549 del 1995), fissando al
limite massimo di 25 euro a tonnellata l’entità del tributo regionale così come
previsto dalla legge attuale, e lavorare contemporaneamente perché il ministero
dell’Ambiente e il Parlamento approvino le modifiche normative necessarie ad
aggiornare quello strumento pensato 18 anni fa e ormai assolutamente datato.
Solo in questo modo potremo rottamare il modello fondato sull’attività
delle discariche come l’abbiamo visto fino ad oggi.
Stop alla costruzione di nuovi
inceneritori, chiudendo subito i più obsoleti
Il successo della raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di
questi anni ha determinato due conseguenze: ha sostenuto sempre di più la
filiera industriale del recupero delle materie prime seconde, uno dei pilastri
della nostra green economy, e ha notevolmente ridimensionato il bisogno, per la
chiusura del ciclo nei vari territori, del recupero energetico dai rifiuti urbani
non altrimenti riciclabili.
Alla crescita importante del recupero di materia si sta aggiungendo,
finalmente, anche la novità della riduzione della produzione dei rifiuti. Negli
ultimi anni c’è stata una riduzione che non auspicavamo, quella causata dalla
crisi economica che ha avuto conseguenze anche sui consumi e quindi sulla
produzione dei rifiuti. Nel frattempo però si cominciano a vedere i primi
effetti delle politiche di prevenzione locale messe in campo da alcuni enti
locali (Regioni, Province, Comuni) con un contenimento, in alcuni casi con una
riduzione, dei quantitativi di rifiuti prodotti. E tutto questo è avvenuto in
attesa che il ministero dell’Ambiente adotti un vero programma nazionale di
prevenzione entro la fine del 2013, obbligando in primis le aziende della
produzione e della distribuzione, oltre a tutti gli altri soggetti
(commercianti, agricoltori, artigiani, oltre agli enti locali e alle società di
igiene urbana) a cambiare rotta su questo fronte, come avvenuto con successo in
Germania negli ultimi 20 anni. Anche il trend di riduzione dei rifiuti renderà
problematica l’alimentazione di impianti “rigidi” come gli inceneritori che
notoriamente non possono essere modulati nel flusso di rifiuti alimentati al
forno e che quindi sono un evidente problema per l’auspicata massimizzazione
del riciclo e dello sviluppo delle politiche di prevenzione.
Il quadro impiantistico sull’incenerimento in Italia è ormai saturo:
- ci sono regioni dove la potenzialità impiantistica
di combustione dei rifiuti è sovradimensionata e quindi va ridotta,
dismettendo, senza sostituirli, gli impianti più vecchi (è il caso della Lombardia
o dell’Emilia Romagna);
- ci sono regioni, soprattutto al centro sud, dove
sono stati costruiti negli ultimi 10-15 anni impianti per bruciare i rifiuti,
colmando un deficit impiantistico che per anni è stato raccontato furbescamente
come uno dei motivi alla base delle emergenze rifiuti;
- ci sono regioni dove i risibili quantitativi di
rifiuti in gioco rendono superfluo realizzare un impianto dedicato (è il caso
della Valle d’Aosta, dove è servito un recente referendum regionale - che
abbiamo sostenuto con forza e vinto - per fermare la realizzazione di un
pirogassificatore, che non avendo una produzione regionale di rifiuti tale da
giustificarne la costruzione, si basava su una legge regionale che fissava il
tetto delle raccolte differenziate al 50% e su un sostanziale rifiuto della
Regione di promuovere la raccolta separata dell’organico).
In questo nuovo scenario dobbiamo dire chiaramente che si deve
cambiare registro anche su questa forma di gestione rifiuti e che d’ora in poi non
si dovranno più costruire nuovi impianti di incenerimento/ gassificazione
per
rifiuti, che gli inceneritori esistenti a fine vita vanno smantellati e
sostituiti da impianti per il recupero di materia e da digestori anaerobici per
l’organico selezionato, optando solo a determinate condizioni e in modo
temporaneo per il recupero energetico negli impianti industriali esistenti
(come riportato nel paragrafo che segue), per lasciare spazio solo alle
politiche legate alla riduzione, al riuso e al riciclaggio.
La gestione del transitorio
verso la società italiana del riciclaggio
La messa a punto di una politica che arrivi a svilupparsi attorno a prevenzione- riuso-riciclo
per rendere l’Italia protagonista di quella società europea del riciclaggio descritta
dalla direttiva europea sui rifiuti del 2008 richiederà ovviamente alcuni anni
e per questo occorrerà gestire il regime transitorio.
Gestire il transitorio significa tre cose:
- sulla prevenzione la diffusione delle buone
pratiche locali è molto importante, ma da sola non basta. E’ necessario
promuovere iniziative strutturali di carattere nazionale, che devono
coinvolgere in primis il mondo della produzione e quello della distribuzione,
come richiesto anche dalla nuova direttiva europea sui rifiuti. Devono essere
anche coinvolti tutti gli altri attori del ciclo dei rifiuti (governo, enti
locali, commercianti, agricoltori, artigiani, aziende di igiene urbana, ambientalisti,
consumatori, etc) per arrivare alla definizione del Programma sulla prevenzione
per premettere di ridurre la produzione dei rifiuti anche in Italia come già
fatto in altri Paesi come la Germania. Ovviamente i primi risultati concreti e
strutturali sulla riduzione si potranno concretizzare solo dopo alcuni anni
dall’entrata in vigore delle nuove regole;
- sul fronte del riciclaggio occorre stimolare nei
prossimi anni la creazione di imprese per la gestione delle materie prime
seconde in particolare di quelle per le quali non esiste un’industria matura.
Ci sono settori come il riciclo del vetro che conta molte vetrerie (siamo il
Paese europeo con il più alto numero di vetrerie), ma che deve anche importare
rottame perché raramente è raccolto per colore; oppure la catena del freddo che
ha impianti di riciclo dei frigoriferi per il doppio dell’immesso al consumo,
mentre altre filiere sono assolutamente carenti (lampadine, terre rare,
plastiche eterogenee, etc) oppure sono mal dislocati sul territorio nazionale;
- trattare la parte residua massimizzando il
recupero di materia (con selettori ottici, rulli a stella, pretrattamenti di
pulizia si possono recuperare vetro, plastica, metalli dalla frazione
indifferenziata in buona percentuale) e diminuendo il ricorso allo smaltimento.
Su questo punto la rete internazionale Zero
Waste teorizza la discarica temporanea sul modello statunitense. In Italia
l’attuale impianto normativo al momento non consente lo smaltimento in
discarica di frazioni ad alto potere calorifico (si può sempre cambiare la
norma, anzi sarebbe opportuno visto che questa distinzione non è prevista dalla
direttiva europea e che da quando è stata inserita nel dlgs 152/2006 è stata
ogni anno prorogata perché di fatto inapplicabile) . Quella
proposta internazionale
si basa però su un territorio ricco di spazi come quello degli Usa, modello
improponibile nel nostro Paese. Massimizzando il riciclaggio e le politiche di
prevenzione, e cominciando a dismettere gli inceneritori più obsoleti, nella
fase di transizione sarà necessario utilizzare il combustibile da rifiuti (css)
in parziale co-combustione negli impianti industriali esistenti (cementifici,
centrali a carbone, etc.), per sostituire una parte dei combustibili fossili e inquinanti
utilizzati fino ad oggi (petcoke, polverino di carbone, etc). Questa opzione andrà
praticata solo laddove strettamente necessario (non ha senso prevederla dove ci
sono già impianti di incenerimento a meno che non li si voglia dismettere), per
quantitativi limitati a quello che non è altrimenti riciclabile, in un quadro
regolamentario di cessione del materiale flessibile, evitando rigidi obblighi
di conferimento con contratti a breve termine (per molti cementifici la
priorità su cui lavorare è la loro chiusura, visti il surplus nazionale di
offerta, l’inquinamento causato e la loro localizzazione ormai sbagliata,
evitando la loro delocalizzazione all’estero). Solo in questo modo si può
evitare di “ingessare” il ciclo dei rifiuti per troppi anni, come accade con gli
impianti di incenerimento, che ovviamente devono funzionare tutto il giorno e
tutto l’anno al massimo della potenzialità, ipotecando ogni possibilitàdi sviluppo del riciclaggio o delle politiche di
prevenzione.
Innalzare il livello dei
controlli ambientali in Italia
Il processo di rafforzamento della rete delle Agenzie (nazionale,
regionali e provinciali) per la protezione dell’ambiente passa attraverso una
ridefinizione legislativa del loro ruolo (arenatasi nel precedente Parlamento)
oltre che attraverso la valorizzazione e la condivisione delle buone pratiche
messe in campo finora in diverse parti d’Italia (a tal proposito si deve
partire dalle migliori esperienze di monitoraggi ambientali per promuovere la
replicazione in altri territori italiani con problematiche simili).
LA RIVOLUZIONE IN CINQUE MOSSE:
LA CAMPAGNA DI LEGAMBIENTE PER VINCERE SUI RIFIUTI
Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, dobbiamo attivarci in
tutto il Paese per rilanciare il dibattito pubblico sulle politiche virtuose per
i rifiuti, organizzare azioni e iniziative a livello nazionale, regionale,
locale per fare passi concreti nella direzione da noi auspicata. Per muoverci
in modo coerente e incisivo, Legambiente avvia una campagna politica in cinque
mosse:
1. Ridurre la produzione dei
rifiuti
Aprire un fronte sull’assenza di politiche nazionali sulla
prevenzione
Dovremo mettere in campo una azione politica vertenziale contro la
mancata redazione del programma nazionale di prevenzione da parte del ministero
dell’Ambiente e per fare di quel lavoro una svolta nelle pratiche e nei numeri
conseguenti.
Sul fronte industriale ad esempio ci sono imprese italiane che
lavorano sul mercato italiano ed esportano anche in Germania e che imballano lo
stesso prodotto in due modi completamente diversi. È ora di finirla con questo
paradosso. Bisognerebbe aprire un fronte anche con queste aziende chiedendo
loro di uniformare il packaging, ma anche con il mondo industriale degli
imballaggi più in generale per recuperare vecchie pratiche virtuose come il
cauzionamento e il vuoto a rendere o per facilitare la vita ai cittadini al
momento del conferimento dei rifiuti obbligandole ad esplicitare sulle
confezioni a quale circuito di raccolta differenziata vanno conferite.
Va rilanciato il lavoro fatto negli ultimi 15 anni sul ritorno del
vuoto a rendere e vanno potenziate le campagne sulla riduzione degli imballaggi
(la storica “disimballiamoci”, il più recente concorso fotografico NO PACK sui
prodotti imballati in modo assurdo, etc).
Il nuovo premio nazionale sulla prevenzione da affiancare al premio
per i Comuni ricicloni
Sul modello del bando regionale sulla prevenzione che organizziamo
dallo scorso anno nelle Marche (con Regione, Upi, Anci), replicheremo a livello
nazionale quel modello con un premio per enti locali, aziende e associazioni,
che organizzeremo insieme a Federambiente, l’associazione delle imprese
pubbliche di igiene urbana. Il bando verrà reso pubblico in estate e la
premiazione avverrà in autunno a Roma.
Sarà inoltre molto utile replicare il bando marchigiano anche in altre
regioni italiane, partendo da quelle in cui organizziamo già l’edizione
regionale di Comuni ricicloni.
2. Ridurre il costo del
riciclaggio e il flusso dei rifiuti indifferenziati
Il disegno di legge sugli incentivi per l’acquisto dei materiali da
riciclaggio dei rifiuti
Sottoporremo ai rappresentanti dei partiti nell’attuale Parlamento il
ddl sugli incentivi ai materiali realizzati con il riciclaggio dei rifiuti già
presentato nella scorsa legislatura. A quel ddl andranno aggiunte le modifiche
normative sul compostaggio collettivo, sulla nuova ecotassa sulle discariche (togliere
il tetto massimo di 25 euro a tonnellata, destinare i proventi dell’ecotassa solo
a progetti di prevenzione e riciclaggio) ,
sull’obbligo di marchiatura degli
imballaggi per facilitare il corretto conferimento alla raccolta differenziata e
tutte le altre iniziative legislative che abbiamo già promosso nelle scorse
legislature.
Una nuova campagna sul riciclaggio da rifiuti e sugli acquisti
verdi
Stiamo lavorando alla definizione di un nuovo progetto globale che
racchiude le nostre iniziative sui rifiuti. Dopo il flop del decreto 203 del
2003 sugli acquisti verdi e nonostante il contesto normativo inadeguato, il gpp
(green public procurement) ha in qualche modo preso piede trovando spazio anche
nel settore privato. Dovremo giocare un ruolo in questa partita strategica per attivare
nuovi mercati ai materiali riciclati e a basso impatto ambientale.
Iniziative sul territorio per promuovere le nuove filiere del
riciclaggio
Nell’ambito della campagna Recall che promuoviamo con AzzeroCO2, oltre
alle attività informative sui digestori anaerobici per trattare anche la
frazione organica dei rifiuti, attiveremo nuove azioni che mira a sollecitare gli
enti locali alla nuova frontiera del riciclaggio di rifiuti considerati fino ad
oggi non riciclabili, come ad esempio i tradizionali pannolini usa e getta o le
plastiche miste.
Dovremo
anche monitorare il rispetto del divieto sui sacchetti non biodegradabili e compostabili
anche alla luce dell’entrata in vigore delle sanzioni che partiranno da agosto.
3. Ridurre il peso della nuova
tassazione rifiuti sulle famiglie
Vogliamo una Tares equa e puntuale
C’è in corso una grande polemica sulla nuova Tares perché viene
descritta come una nuova tassa che aumenterà il peso fiscale sulle famiglie (lo
sarà anche perché passando da Tarsu a Tares il costo del servizio dovrà essere
interamente coperto dal gettito del tributo e molti comuni non hanno fatto
molto fino ad oggi per stanare gli evasori della vecchia tassa rifiuti).
Faremo una campagna in difesa dei cittadini virtuosi per pretendere che
la nuova Tares sia solo puntuale nel rispetto del principio “Chi inquina deve
pagare”. Attiveremo anche una raccolta firme massiccia sul territorio,
utilizzando anche gli strumenti informatici (sito, newsletter, social network,
etc), indirizzata al governo e al parlamento per chiedere che il nuovo tributo
sia commisurato solo sulla produzione di rifiuti indifferenziati di ciascuna
utenza per permettere alle famiglie più virtuose di pagare meno.
Questa petizione sulla Tares equa e puntuale si affiancherà alla
raccolta delle firme del disegno di iniziativa popolare Rifiuti zero (descritta
nell’ultimo paragrafo), per incrociare in modo efficace i bisogni sociali dei
cittadini e per continuare la nostra vertenza storica per passare da tassa a
tariffa in tutti i Comuni italiani.
4. Ridurre il recupero
energetico dai rifiuti
La black list degli
inceneritori vecchi e inquinanti
Dovremo individuare alcuni casi di inceneritori obsoleti e inquinanti
che a nostro avviso vanno chiusi, sostituendoli con impianti della filiera del
riciclaggio (digestori anaerobici per l’organico, impianti per la
valorizzazione spinta dei rifiuti, etc).
5. Ridurre lo smaltimento in
discarica
Modificare in Parlamento la normativa sull’ecotassa regionale sulle
discariche
Va promosso anche presso l’attuale parlamento il nostro ddl per far
cambiare al Parlamento la legge sull'ecotassa approvata nel lontano 1995.
Pressing sulle Regioni per il rispetto dell’obbligo di
pretrattamento e per l’aumento dell’ecotassa regionale
Dovremo fare una campagna di pressione sulle Regioni perché venga
rispettato da subito l’obbligo di pretrattamento (prevedendo impiantistica flessibile
e di veloce realizzazione) e per far rimodulare l'ecotassa in base al
raggiungimento degli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata o sulla
produzione di rifiuto indifferenziato residuo.
Prepareremo un dossier su come le Regioni fanno pagare l’ecotassa per
lo smaltimento in discarica, sul modello dei due dossier sui canoni di
concessione sulle acque in bottiglia e sulle cave che pubblichiamo ormai da
qualche anno.
Il disegno di legge di
iniziativa popolare Rifiuti zero
Nella campagna politica “Cinque mosse per vincere sui rifiuti”, con
nostri appuntamenti nazionali e locali e le nostre parole d’ordine, è
importante partecipare alla raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero,
come una delle nostre attività da affiancare alla raccolta firme per una Tares
che premi i cittadini virtuosi, in modo da poter aprire il dibattito anche sui
punti della legge che riteniamo sbagliati, creando alleanze e schieramenti
vasti e popolari, e avanzare le nostre proposte a scala regionale e
territoriale per raggiungere gli obiettivi che riteniamo praticabili nella
politica dei rifiuti.
La proposta di legge di iniziativa popolare può rappresentare un
acceleratore del dibattito locale e nazionale sui rifiuti tra cittadini, enti
locali e operatori e va utilizzata al meglio per costruire alleanze e orientare
la discussione sui temi più cari alla nostra associazione, senza schiacciarci
su opzioni ideologiche e senza senso che equiparano ad esempio l’opzione
“rifiuti zero” a quella “impianti zero”.
La strategia Rifiuti zero infatti è molto utile dal punto di vista
della ricerca delle soluzioni tecniche ed è molto utile per far crescere il
consenso alle ragioni dell'ambientali smo se è vista, raccontata e approfondita
come strategia credibile e seria a lungo termine. Ma è invece una pericolosa
semplificazione se attraverso questa formula si sostiene la possibilità di
raggiungere quell'obiettivo immediatamente e, così facendo, si rischia di
legittimare battaglie locali che nascono spesso solo dalla paura di avere un
impianto a poca distanza da casa.
Ci sono alcune parti di questa legge che condividiamo profondamente
e che vanno valorizzate al massimo nel dibattito dei prossimi mesi (come ad
esempio la forte spinta alle politiche di riduzione - meno 20% della produzione
rifiuti entro il 2020, meno 50% entro il 2050 rispetto al 2000 - e di
massimizzazione del riciclaggio grazie alla raccolta porta a porta; la progressiva
dismissione del recupero energetico a vantaggio del riciclaggio e della
prevenzione; l’autosufficienza impiantistica di tutte le regioni per tutte le
tipologie di rifiuti in rispetto del principio di prossimità; una proposta di
rimodulazione dell’ecotassa per lo smaltimento rifiuti differenziata in base
alla scala gerarchica del ciclo dei rifiuti o alle performance di riciclaggio
dei Comuni; tariffe differenziate per il conferimento agli impianti in base
alle performance di riciclaggio da parte dei Comuni; distinzione dei ruoli tra
società di raccolta e di smaltimento per ridurre i “conflitti di interesse” nel
ciclo; priorità di attenzione alla distribuzione del biometano in rete;
l’obbligo di tariffazione puntuale; una rimodulazione degli incentivi che vanno
spostati dalle opzioni di smaltimento quando previsti alle opzioni di
prevenzione, riuso e riciclaggio; l’incentivo al ritorno del vuoto a rendere; la previsione di un piano di
monitoraggio sanitario legato all’inquinamento locale e di un piano nazionale
per la riduzione degli sprechi alimentari; lo sviluppo del compostaggio di
comunità e dei centri del riuso; un programma serio per garantire la
partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e di controllo).
Ci sono infine altre parti del disegno di legge che non
condividiamo e che a nostro avviso dovranno essere emendate o soppresse nella
fase di discussione parlamentare che dovrebbe cominciare dopo il raggiungimento
dell’obiettivo del numero minimo di firme (solo per citarne alcune: la
domiciliarizzazione della raccolta differenziata va compiuta prima dei due anni
previsti dalla proposta di legge; è sbagliato prevedere lo stop agli incentivi
per la digestione anaerobica o gli impianti a biomasse a filiera corta o
addirittura vietare la combustione del biogas per produrre elettricità da
immettere in rete; è sbagliata la sospensione di ogni nuova autorizzazione a
discariche per smaltire amianto, vista la grave carenza di questi impianti sul
territorio nazionale; prevedere una moratoria tal quale sull’uso del css può
essere un errore in alcuni specifici territori come già evidenziato nel
presente documento; pensare di revocare gli incentivi per impianti di recupero
energetico già autorizzati o attivi porterebbe ad una grande quantità di
conteziosi difficili da vincere).
- le buone pratiche sulla raccolta differenziata
finalizzata al riciclaggio non si sono ancora diffuse su tutto il territorio
nazionale (sono pochissime in regioni meridionali in emergenza come la Sicilia,
la Puglia o la Calabria ma lo stesso si può dire anche di alcune regioni del
nord come la Liguria o la Valle d'Aosta)
- le politiche nazionali sulla prevenzione da
parte del Ministro dell'ambiente sono assolutamente assenti, nonostante
dovessimo approvare il programma nazionale di prevenzione entro il dicembre
2012 (inspiegabilmente abbiamo voluto anticipare di un anno la scadenza
prevista dalla direttiva europea e, come spesso accade, abbiamo disatteso
questo termine);
- soprattutto nel centro sud c’è ancora una
carenza di impianti per trattare l’organico da raccolta differenziata che
alimenta lungo tutto lo stivale il trasporto su gomma di rifiuti da trattare;
- la tassazione rifiuti a carico delle famiglie
continua ad essere iniqua e a ignorare il principio "chi inquina
paga", visto che solo una migliaio di Comuni italiani fa pagare le utenze
in base a quanti rifiuti vengono prodotti grazie alla tariffazione puntuale;
- continuano a farla da padrone in diversi
territori i “signori” dello smaltimento rifiuti - proprietari o gestori di mega
impianti come discariche o inceneritori - che anestetizzano e ingessano ogni
ipotesi di sviluppo di un ciclo virtuoso dei rifiuti fondato su riciclaggio e
prevenzione;
- dopo il referendum abrogativo sui controlli
ambientali del 1993, il nostro Paese si è dotato di un sistema di Agenzie
regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Negli anni la rete dei
controlli si è andata strutturando in maniera non omogenea sul territorio
nazionale, con alcuni casi di eccellenza e altri caratterizzati da una pesante
inadeguatezza.
LE PROSSIME SFIDE
Combattere le lobby ancorate al
passato
Ci sono due potenti lobby che lavorano per fermare la rivoluzione dei
rifiuti in atto nel paese: ci sono i "signori delle discariche" che
continuano a condizionare pesantemente le politiche locali e nazionali per
continuare a smaltire in grandi quantità i rifiuti sotto terra, spesso a prezzi
stracciati che sbaragliano ogni altra ipotesi di gestione, e i “signori
dell'incenerime
ampliare e ammodernare i vecchi, in uno scenario nazionale ormai completamente
cambiato e saturo sotto questo punto di vista.
Contro il modello praticato da queste due lobby, e dalla politica
locale e nazionale che le supporta, che dovremo concentrare la nostra azione
associativa, lavorando nel frattempo anche per concretizzare una volta per
tutte le politiche nazionali di prevenzione e la massimizzazione del
riciclaggio dei rifiuti.
Rottamare le discariche con la
leva economica
Tutti si stracciano le vesti perché continuiamo a smaltire in
discarica sostanzialmente la metà dei rifiuti urbani prodotti nel nostro Paese
(con punte del 90% come in Sicilia). Ma nessuno fa nulla. Anzi si sono
approvate addirittura leggi per favorire
questa opzione di smaltimento (come le tante proroghe concesse dal Parlamento
negli ultimi 15 anni al divieto di smaltire in discarica rifiuti non
pretrattati che era previsto addirittura dal decreto Ronchi del 1997).
Per combattere davvero la discarica l'unica opzione da praticare,
oltre al rispetto della direttiva europea (ampiamente disattesa dall'Italia in
alcune centinaia di impianti che hanno portato il nostro paese al conflitto con
l'Europa con una procedura d'infrazione in stato avanzatissimo che ci espone al
rischio di sanzioni), è la leva economica: serve imporre un aumento dei costi
di conferimento, imponendo il rispetto della direttiva europea sulle discariche,
sfruttando appieno l’attuale versione dell’ecotassa regionale per lo
smaltimento in discarica (definita dalla legge 549 del 1995), fissando al
limite massimo di 25 euro a tonnellata l’entità del tributo regionale così come
previsto dalla legge attuale, e lavorare contemporaneamente perché il ministero
dell’Ambiente e il Parlamento approvino le modifiche normative necessarie ad
aggiornare quello strumento pensato 18 anni fa e ormai assolutamente datato.
Solo in questo modo potremo rottamare il modello fondato sull’attività
delle discariche come l’abbiamo visto fino ad oggi.
Stop alla costruzione di nuovi
inceneritori, chiudendo subito i più obsoleti
Il successo della raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di
questi anni ha determinato due conseguenze: ha sostenuto sempre di più la
filiera industriale del recupero delle materie prime seconde, uno dei pilastri
della nostra green economy, e ha notevolmente ridimensionato il bisogno, per la
chiusura del ciclo nei vari territori, del recupero energetico dai rifiuti urbani
non altrimenti riciclabili.
Alla crescita importante del recupero di materia si sta aggiungendo,
finalmente, anche la novità della riduzione della produzione dei rifiuti. Negli
ultimi anni c’è stata una riduzione che non auspicavamo, quella causata dalla
crisi economica che ha avuto conseguenze anche sui consumi e quindi sulla
produzione dei rifiuti. Nel frattempo però si cominciano a vedere i primi
effetti delle politiche di prevenzione locale messe in campo da alcuni enti
locali (Regioni, Province, Comuni) con un contenimento, in alcuni casi con una
riduzione, dei quantitativi di rifiuti prodotti. E tutto questo è avvenuto in
attesa che il ministero dell’Ambiente adotti un vero programma nazionale di
prevenzione entro la fine del 2013, obbligando in primis le aziende della
produzione e della distribuzione, oltre a tutti gli altri soggetti
(commercianti, agricoltori, artigiani, oltre agli enti locali e alle società di
igiene urbana) a cambiare rotta su questo fronte, come avvenuto con successo in
Germania negli ultimi 20 anni. Anche il trend di riduzione dei rifiuti renderà
problematica l’alimentazione di impianti “rigidi” come gli inceneritori che
notoriamente non possono essere modulati nel flusso di rifiuti alimentati al
forno e che quindi sono un evidente problema per l’auspicata massimizzazione
del riciclo e dello sviluppo delle politiche di prevenzione.
Il quadro impiantistico sull’incenerimento in Italia è ormai saturo:
- ci sono regioni dove la potenzialità impiantistica
di combustione dei rifiuti è sovradimensionata e quindi va ridotta,
dismettendo, senza sostituirli, gli impianti più vecchi (è il caso della Lombardia
o dell’Emilia Romagna);
- ci sono regioni, soprattutto al centro sud, dove
sono stati costruiti negli ultimi 10-15 anni impianti per bruciare i rifiuti,
colmando un deficit impiantistico che per anni è stato raccontato furbescamente
come uno dei motivi alla base delle emergenze rifiuti;
- ci sono regioni dove i risibili quantitativi di
rifiuti in gioco rendono superfluo realizzare un impianto dedicato (è il caso
della Valle d’Aosta, dove è servito un recente referendum regionale - che
abbiamo sostenuto con forza e vinto - per fermare la realizzazione di un
pirogassificatore, che non avendo una produzione regionale di rifiuti tale da
giustificarne la costruzione, si basava su una legge regionale che fissava il
tetto delle raccolte differenziate al 50% e su un sostanziale rifiuto della
Regione di promuovere la raccolta separata dell’organico).
In questo nuovo scenario dobbiamo dire chiaramente che si deve
cambiare registro anche su questa forma di gestione rifiuti e che d’ora in poi non
si dovranno più costruire nuovi impianti di incenerimento/
rifiuti, che gli inceneritori esistenti a fine vita vanno smantellati e
sostituiti da impianti per il recupero di materia e da digestori anaerobici per
l’organico selezionato, optando solo a determinate condizioni e in modo
temporaneo per il recupero energetico negli impianti industriali esistenti
(come riportato nel paragrafo che segue), per lasciare spazio solo alle
politiche legate alla riduzione, al riuso e al riciclaggio.
La gestione del transitorio
verso la società italiana del riciclaggio
La messa a punto di una politica che arrivi a svilupparsi attorno a prevenzione-
per rendere l’Italia protagonista di quella società europea del riciclaggio descritta
dalla direttiva europea sui rifiuti del 2008 richiederà ovviamente alcuni anni
e per questo occorrerà gestire il regime transitorio.
Gestire il transitorio significa tre cose:
- sulla prevenzione la diffusione delle buone
pratiche locali è molto importante, ma da sola non basta. E’ necessario
promuovere iniziative strutturali di carattere nazionale, che devono
coinvolgere in primis il mondo della produzione e quello della distribuzione,
come richiesto anche dalla nuova direttiva europea sui rifiuti. Devono essere
anche coinvolti tutti gli altri attori del ciclo dei rifiuti (governo, enti
locali, commercianti, agricoltori, artigiani, aziende di igiene urbana, ambientalisti,
consumatori, etc) per arrivare alla definizione del Programma sulla prevenzione
per premettere di ridurre la produzione dei rifiuti anche in Italia come già
fatto in altri Paesi come la Germania. Ovviamente i primi risultati concreti e
strutturali sulla riduzione si potranno concretizzare solo dopo alcuni anni
dall’entrata in vigore delle nuove regole;
- sul fronte del riciclaggio occorre stimolare nei
prossimi anni la creazione di imprese per la gestione delle materie prime
seconde in particolare di quelle per le quali non esiste un’industria matura.
Ci sono settori come il riciclo del vetro che conta molte vetrerie (siamo il
Paese europeo con il più alto numero di vetrerie), ma che deve anche importare
rottame perché raramente è raccolto per colore; oppure la catena del freddo che
ha impianti di riciclo dei frigoriferi per il doppio dell’immesso al consumo,
mentre altre filiere sono assolutamente carenti (lampadine, terre rare,
plastiche eterogenee, etc) oppure sono mal dislocati sul territorio nazionale;
- trattare la parte residua massimizzando il
recupero di materia (con selettori ottici, rulli a stella, pretrattamenti di
pulizia si possono recuperare vetro, plastica, metalli dalla frazione
indifferenziata in buona percentuale) e diminuendo il ricorso allo smaltimento.
Su questo punto la rete internazionale Zero
Waste teorizza la discarica temporanea sul modello statunitense. In Italia
l’attuale impianto normativo al momento non consente lo smaltimento in
discarica di frazioni ad alto potere calorifico (si può sempre cambiare la
norma, anzi sarebbe opportuno visto che questa distinzione non è prevista dalla
direttiva europea e che da quando è stata inserita nel dlgs 152/2006 è stata
ogni anno prorogata perché di fatto inapplicabile)
si basa però su un territorio ricco di spazi come quello degli Usa, modello
improponibile nel nostro Paese. Massimizzando il riciclaggio e le politiche di
prevenzione, e cominciando a dismettere gli inceneritori più obsoleti, nella
fase di transizione sarà necessario utilizzare il combustibile da rifiuti (css)
in parziale co-combustione negli impianti industriali esistenti (cementifici,
centrali a carbone, etc.), per sostituire una parte dei combustibili fossili e inquinanti
utilizzati fino ad oggi (petcoke, polverino di carbone, etc). Questa opzione andrà
praticata solo laddove strettamente necessario (non ha senso prevederla dove ci
sono già impianti di incenerimento a meno che non li si voglia dismettere), per
quantitativi limitati a quello che non è altrimenti riciclabile, in un quadro
regolamentario di cessione del materiale flessibile, evitando rigidi obblighi
di conferimento con contratti a breve termine (per molti cementifici la
priorità su cui lavorare è la loro chiusura, visti il surplus nazionale di
offerta, l’inquinamento causato e la loro localizzazione ormai sbagliata,
evitando la loro delocalizzazione all’estero). Solo in questo modo si può
evitare di “ingessare” il ciclo dei rifiuti per troppi anni, come accade con gli
impianti di incenerimento, che ovviamente devono funzionare tutto il giorno e
tutto l’anno al massimo della potenzialità, ipotecando ogni possibilitàdi sviluppo del riciclaggio o delle politiche di
prevenzione.
Innalzare il livello dei
controlli ambientali in Italia
Il processo di rafforzamento della rete delle Agenzie (nazionale,
regionali e provinciali) per la protezione dell’ambiente passa attraverso una
ridefinizione legislativa del loro ruolo (arenatasi nel precedente Parlamento)
oltre che attraverso la valorizzazione e la condivisione delle buone pratiche
messe in campo finora in diverse parti d’Italia (a tal proposito si deve
partire dalle migliori esperienze di monitoraggi ambientali per promuovere la
replicazione in altri territori italiani con problematiche simili).
LA RIVOLUZIONE IN CINQUE MOSSE:
LA CAMPAGNA DI LEGAMBIENTE PER VINCERE SUI RIFIUTI
Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, dobbiamo attivarci in
tutto il Paese per rilanciare il dibattito pubblico sulle politiche virtuose per
i rifiuti, organizzare azioni e iniziative a livello nazionale, regionale,
locale per fare passi concreti nella direzione da noi auspicata. Per muoverci
in modo coerente e incisivo, Legambiente avvia una campagna politica in cinque
mosse:
1. Ridurre la produzione dei
rifiuti
Aprire un fronte sull’assenza di politiche nazionali sulla
prevenzione
Dovremo mettere in campo una azione politica vertenziale contro la
mancata redazione del programma nazionale di prevenzione da parte del ministero
dell’Ambiente e per fare di quel lavoro una svolta nelle pratiche e nei numeri
conseguenti.
Sul fronte industriale ad esempio ci sono imprese italiane che
lavorano sul mercato italiano ed esportano anche in Germania e che imballano lo
stesso prodotto in due modi completamente diversi. È ora di finirla con questo
paradosso. Bisognerebbe aprire un fronte anche con queste aziende chiedendo
loro di uniformare il packaging, ma anche con il mondo industriale degli
imballaggi più in generale per recuperare vecchie pratiche virtuose come il
cauzionamento e il vuoto a rendere o per facilitare la vita ai cittadini al
momento del conferimento dei rifiuti obbligandole ad esplicitare sulle
confezioni a quale circuito di raccolta differenziata vanno conferite.
Va rilanciato il lavoro fatto negli ultimi 15 anni sul ritorno del
vuoto a rendere e vanno potenziate le campagne sulla riduzione degli imballaggi
(la storica “disimballiamoci”, il più recente concorso fotografico NO PACK sui
prodotti imballati in modo assurdo, etc).
Il nuovo premio nazionale sulla prevenzione da affiancare al premio
per i Comuni ricicloni
Sul modello del bando regionale sulla prevenzione che organizziamo
dallo scorso anno nelle Marche (con Regione, Upi, Anci), replicheremo a livello
nazionale quel modello con un premio per enti locali, aziende e associazioni,
che organizzeremo insieme a Federambiente, l’associazione delle imprese
pubbliche di igiene urbana. Il bando verrà reso pubblico in estate e la
premiazione avverrà in autunno a Roma.
Sarà inoltre molto utile replicare il bando marchigiano anche in altre
regioni italiane, partendo da quelle in cui organizziamo già l’edizione
regionale di Comuni ricicloni.
2. Ridurre il costo del
riciclaggio e il flusso dei rifiuti indifferenziati
Il disegno di legge sugli incentivi per l’acquisto dei materiali da
riciclaggio dei rifiuti
Sottoporremo ai rappresentanti dei partiti nell’attuale Parlamento il
ddl sugli incentivi ai materiali realizzati con il riciclaggio dei rifiuti già
presentato nella scorsa legislatura. A quel ddl andranno aggiunte le modifiche
normative sul compostaggio collettivo, sulla nuova ecotassa sulle discariche (togliere
il tetto massimo di 25 euro a tonnellata, destinare i proventi dell’ecotassa solo
a progetti di prevenzione e riciclaggio)
imballaggi per facilitare il corretto conferimento alla raccolta differenziata e
tutte le altre iniziative legislative che abbiamo già promosso nelle scorse
legislature.
Una nuova campagna sul riciclaggio da rifiuti e sugli acquisti
verdi
Stiamo lavorando alla definizione di un nuovo progetto globale che
racchiude le nostre iniziative sui rifiuti. Dopo il flop del decreto 203 del
2003 sugli acquisti verdi e nonostante il contesto normativo inadeguato, il gpp
(green public procurement) ha in qualche modo preso piede trovando spazio anche
nel settore privato. Dovremo giocare un ruolo in questa partita strategica per attivare
nuovi mercati ai materiali riciclati e a basso impatto ambientale.
Iniziative sul territorio per promuovere le nuove filiere del
riciclaggio
Nell’ambito della campagna Recall che promuoviamo con AzzeroCO2, oltre
alle attività informative sui digestori anaerobici per trattare anche la
frazione organica dei rifiuti, attiveremo nuove azioni che mira a sollecitare gli
enti locali alla nuova frontiera del riciclaggio di rifiuti considerati fino ad
oggi non riciclabili, come ad esempio i tradizionali pannolini usa e getta o le
plastiche miste.
Dovremo
anche monitorare il rispetto del divieto sui sacchetti non biodegradabili e compostabili
anche alla luce dell’entrata in vigore delle sanzioni che partiranno da agosto.
3. Ridurre il peso della nuova
tassazione rifiuti sulle famiglie
Vogliamo una Tares equa e puntuale
C’è in corso una grande polemica sulla nuova Tares perché viene
descritta come una nuova tassa che aumenterà il peso fiscale sulle famiglie (lo
sarà anche perché passando da Tarsu a Tares il costo del servizio dovrà essere
interamente coperto dal gettito del tributo e molti comuni non hanno fatto
molto fino ad oggi per stanare gli evasori della vecchia tassa rifiuti).
Faremo una campagna in difesa dei cittadini virtuosi per pretendere che
la nuova Tares sia solo puntuale nel rispetto del principio “Chi inquina deve
pagare”. Attiveremo anche una raccolta firme massiccia sul territorio,
utilizzando anche gli strumenti informatici (sito, newsletter, social network,
etc), indirizzata al governo e al parlamento per chiedere che il nuovo tributo
sia commisurato solo sulla produzione di rifiuti indifferenziati di ciascuna
utenza per permettere alle famiglie più virtuose di pagare meno.
Questa petizione sulla Tares equa e puntuale si affiancherà alla
raccolta delle firme del disegno di iniziativa popolare Rifiuti zero (descritta
nell’ultimo paragrafo), per incrociare in modo efficace i bisogni sociali dei
cittadini e per continuare la nostra vertenza storica per passare da tassa a
tariffa in tutti i Comuni italiani.
4. Ridurre il recupero
energetico dai rifiuti
La black list degli
inceneritori vecchi e inquinanti
Dovremo individuare alcuni casi di inceneritori obsoleti e inquinanti
che a nostro avviso vanno chiusi, sostituendoli con impianti della filiera del
riciclaggio (digestori anaerobici per l’organico, impianti per la
valorizzazione spinta dei rifiuti, etc).
5. Ridurre lo smaltimento in
discarica
Modificare in Parlamento la normativa sull’ecotassa regionale sulle
discariche
Va promosso anche presso l’attuale parlamento il nostro ddl per far
cambiare al Parlamento la legge sull'ecotassa approvata nel lontano 1995.
Pressing sulle Regioni per il rispetto dell’obbligo di
pretrattamento e per l’aumento dell’ecotassa regionale
Dovremo fare una campagna di pressione sulle Regioni perché venga
rispettato da subito l’obbligo di pretrattamento (prevedendo impiantistica flessibile
e di veloce realizzazione) e per far rimodulare l'ecotassa in base al
raggiungimento degli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata o sulla
produzione di rifiuto indifferenziato residuo.
Prepareremo un dossier su come le Regioni fanno pagare l’ecotassa per
lo smaltimento in discarica, sul modello dei due dossier sui canoni di
concessione sulle acque in bottiglia e sulle cave che pubblichiamo ormai da
qualche anno.
Il disegno di legge di
iniziativa popolare Rifiuti zero
Nella campagna politica “Cinque mosse per vincere sui rifiuti”, con
nostri appuntamenti nazionali e locali e le nostre parole d’ordine, è
importante partecipare alla raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero,
come una delle nostre attività da affiancare alla raccolta firme per una Tares
che premi i cittadini virtuosi, in modo da poter aprire il dibattito anche sui
punti della legge che riteniamo sbagliati, creando alleanze e schieramenti
vasti e popolari, e avanzare le nostre proposte a scala regionale e
territoriale per raggiungere gli obiettivi che riteniamo praticabili nella
politica dei rifiuti.
La proposta di legge di iniziativa popolare può rappresentare un
acceleratore del dibattito locale e nazionale sui rifiuti tra cittadini, enti
locali e operatori e va utilizzata al meglio per costruire alleanze e orientare
la discussione sui temi più cari alla nostra associazione, senza schiacciarci
su opzioni ideologiche e senza senso che equiparano ad esempio l’opzione
“rifiuti zero” a quella “impianti zero”.
La strategia Rifiuti zero infatti è molto utile dal punto di vista
della ricerca delle soluzioni tecniche ed è molto utile per far crescere il
consenso alle ragioni dell'ambientali
come strategia credibile e seria a lungo termine. Ma è invece una pericolosa
semplificazione se attraverso questa formula si sostiene la possibilità di
raggiungere quell'obiettivo immediatamente e, così facendo, si rischia di
legittimare battaglie locali che nascono spesso solo dalla paura di avere un
impianto a poca distanza da casa.
Ci sono alcune parti di questa legge che condividiamo profondamente
e che vanno valorizzate al massimo nel dibattito dei prossimi mesi (come ad
esempio la forte spinta alle politiche di riduzione - meno 20% della produzione
rifiuti entro il 2020, meno 50% entro il 2050 rispetto al 2000 - e di
massimizzazione del riciclaggio grazie alla raccolta porta a porta; la progressiva
dismissione del recupero energetico a vantaggio del riciclaggio e della
prevenzione; l’autosufficienza impiantistica di tutte le regioni per tutte le
tipologie di rifiuti in rispetto del principio di prossimità; una proposta di
rimodulazione dell’ecotassa per lo smaltimento rifiuti differenziata in base
alla scala gerarchica del ciclo dei rifiuti o alle performance di riciclaggio
dei Comuni; tariffe differenziate per il conferimento agli impianti in base
alle performance di riciclaggio da parte dei Comuni; distinzione dei ruoli tra
società di raccolta e di smaltimento per ridurre i “conflitti di interesse” nel
ciclo; priorità di attenzione alla distribuzione del biometano in rete;
l’obbligo di tariffazione puntuale; una rimodulazione degli incentivi che vanno
spostati dalle opzioni di smaltimento quando previsti alle opzioni di
prevenzione, riuso e riciclaggio; l’incentivo al ritorno del vuoto a rendere; la previsione di un piano di
monitoraggio sanitario legato all’inquinamento locale e di un piano nazionale
per la riduzione degli sprechi alimentari; lo sviluppo del compostaggio di
comunità e dei centri del riuso; un programma serio per garantire la
partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e di controllo).
Ci sono infine altre parti del disegno di legge che non
condividiamo e che a nostro avviso dovranno essere emendate o soppresse nella
fase di discussione parlamentare che dovrebbe cominciare dopo il raggiungimento
dell’obiettivo del numero minimo di firme (solo per citarne alcune: la
domiciliarizzazione della raccolta differenziata va compiuta prima dei due anni
previsti dalla proposta di legge; è sbagliato prevedere lo stop agli incentivi
per la digestione anaerobica o gli impianti a biomasse a filiera corta o
addirittura vietare la combustione del biogas per produrre elettricità da
immettere in rete; è sbagliata la sospensione di ogni nuova autorizzazione a
discariche per smaltire amianto, vista la grave carenza di questi impianti sul
territorio nazionale; prevedere una moratoria tal quale sull’uso del css può
essere un errore in alcuni specifici territori come già evidenziato nel
presente documento; pensare di revocare gli incentivi per impianti di recupero
energetico già autorizzati o attivi porterebbe ad una grande quantità di
conteziosi difficili da vincere).

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