Taranto - Diritti senza Confini, il resoconto della manifestazione


Sarà pure una sinistra un po' vintage, ma ritrovare un po' di tarantini nell'ultimo scirocco di agosto nella manifestazione per il casus della Nave Diciotti, sembrava una scommessa persa, eppure qualcosa è successo.

Una dirigente della Cgil, che raggiungiamo nel corteo, ci spiega un paio di cose; intanto il senso di questa protesta che era collegata quale risposta al dramma della nave parcheggiata nel porto di Catania, per di più aggravata dall'orrore che tracimava dai primi racconti dei migranti. Ma dopo la soluzione, con l'intervento della Chiesa, l'urgenza era finita e forse la manifestazione poteva essere organizzata più in là e meglio.

L'altro aspetto riguarda la composizione della rete antirazzista, nella quale lo stesso sindacato è promotore, che è aperta a tutti e la sindacalista parla delle assurde polemiche sui social per la partecipazione della Chiesa e del Pd. Vecchio armamentario del settarismo che rappresenta una delle falle di una sinistra radicale che non s'aggrega attorno a una qualche idea di opposizione, ognuno va per conto suo e la rappresentante della Cgil salutandoci ci passa un volantino di una sedicente e antagonista organizzazione con due firme che partecipa…promuovendo sé stessa. 

Questo il tenore che raccogliamo pensando a quello che sta avvenendo nel corpo del Paese: un lento decadimento culturale e politico che ti arriva vicino, anche tra le persone che frequenti nella quotidianità e non c’è vera opposizione al governo. Finora…

Un vulnus delle sinapsi che parte soprattutto dalla confusione che c’è nella politica. Per esempio, non è solo il balletto di posizioni sui migranti dove c’è differenza tra Salvini e M5s, almeno nell’animus più profondo di quest’ultimo movimento che mai avrebbe pensato di bloccare il paese per mesi sui migranti, mentre lo spread aumenta e la manovra economica in mano a Tria si fa pesante e apre scenari sconfortanti: la spesa per le promesse elettorali rinviate di un anno!
Ma c’è differenza, o se volete, timidi tentativi di smorzare i toni, nel leghista Giorgetti, definito dal Sole24ore “il bocconiano grande mediatore” che ammette che sull’affidamento a Benetton, la lega di Maroni votò l’affidamento, “se fossi stato in aula avrei votato anch’io, perché era per impegno elettorale, e su Salvini dice: “i 500 mila rimpatri dei migranti? Sono battute elettorali, sarei contento che non ne arrivino più”. 

Poi, tornando alla manifestazione ci sta tutto, anche gli slogan contro Salvini, affiancato nel nome a ‘Governo’, il che la dice lunga sul tentativo del premier Conte di convocare l’organo previsto dal contratto per rinnovare il comune impegno e smetterla con la sovra esposizione dei ministri. La manifestazione diventa colorata, arriva in Via D’Aquino, c’è il balletto dei ragazzi neri che apre il corteo, ci sono coppie multicolore e neonati mulatti; due anziani che osservano dall’esterno e forse non sentendo bene le parole si dicono fra loro: “ma che sono?” “fascisti” risponde l’altro, forse il suffisso ‘anti’ non gli era arrivato. Resto basito. Ma è la conferma del tenore del Paese che stiamo narrando. La fine della manifestazione è in Piazza Garibaldi. Ci sediamo per riposare e veniamo raggiunti da una famigliola, madre, padre e una ragazza alta dallo sguardo attento. “Siete di Taranto?” Domanda la signora venendo verso di noi con lo sguardo di una persona che sembrava di essersi persa e invece la domanda era per quell’imponente edificio che sovrasta la piazza. Parliamo loro della ferita nel cuore della città, poi ci chiede, se c’è qualcosa da vedere, dopo il ponte girevole, gli parliamo del Castello da visitare gratis. Ci salutano, mentre la giovane ci sorride per ringraziarci dell’informazione. Mentre lontano, dal fondo della piazza, da quello che resta della manifestazione si ascolta ancora qualcosa, si sente la parola Salvini, ma la cronaca, forse per colpa del palazzone che piomba nei nostri pensieri ci riporta a casa con un magone. Tutto qui.


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