Trent'anni dalla caduta del muro di Berlino, il nostro ricordo di quello c'era prima
Si festeggia il trentennale
della caduta del muro di Berlino, una città che, grazie alle mie amicizie
giovanili nei primi anni ’80 del secolo scorso, visitai per ben sei volte. E
per due volte attraversai quel muro per passare dall'altra parte.
Quasi otto o nove anni prima
della sua caduta. Al suo posto, come si può vedere i copertina ci sono
frammenti colorati e fotografati dai turisti che raccontano la storia, quasi un
treno della memoria
Sono dunque testimone di una
divisione che a parole non si può comprendere.
ùNon solo una presenza inquietante, come lo sono
tutti i muri che ci separano da qualcosa, il muro di Berlino era il fallimento
della storia, simbolo di una frattura dell’Europa, la divisione del mondo. E
come questo fosse evidente lo percepivi vivendo a Berlino Ovest. Città oramai
metropolitana chiusa come una sorta di enorme isola felice, con laghi
artificiali, boschi inventanti, moderna e piena di luci, suoni, negozi.
C’era il quartiere turco con i
suoi bazar, tappeti, colori rossi e amaranto, c’era quello americano che fece
dire a Kennedy Ich bin berlin; poi c’era il muro. La prima volta che lo passai
dovetti pagare 30 mila lire, per i diritti di confine, poi il passaporto fu
timbrato ma lo ritirai alla fine dei controlli. Dovevo passare camminando di
lato in un corridoio stretto ed ero fotografato davanti e da dietro. Come se
fossi in una sorta di scanner.
L’impressione che mi colse passando dall’altra
parte fu il silenzio, un contraccolpo che prende quando si spegne una radio ad
alto volume. Poca gente per strada, come se fosse la controra anche se era
ancora mattino. La parte est era rimasta integra, coi suoi palazzi austeri
dell’impero di Bismark, i suoi teatri, la sua storia. Come nella foto accanto.
Ecco i russi avevano preso la
parte più storica della città. I negozi erano uno solo in ogni strada, senza
insegne. In vetrina uno stivale indicava l’unico oggetto in vendita. Dire che
si trattava di una parte del mondo fermo trent’anni addietro non è un
eufemismo.
Un ragazzo che conobbi mi
raccontava che stava crescendo una gioventù del muro, nel senso che quel
superamento era un obiettivo che, nel delirio giovanile, appariva più alla loro
portata. Loro erano e furono più concreti rispetto al nostro pessimismo
storico. Difatti nel 1989, trent’anni fa il muro cadeva a Berlino, ma era la
cortina di ferro in Europa che venne meno.
Il mio resta un ricordo, come
di quelle donne che vidi sempre al tramonto vicino al muro; aspettavano i
mariti che godevano del permesso di lavoro in occidente, qualcuna però era
seduta più dietro aspettava da anni un marito che non era più tornato. Il muro
in quel caso era diventato ruffiano e separava le alcove. Ma dopo nacque
l’Europa.
Roberto De Giorgi


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