Sognando un “Concertone” amico della biodiversità

 

“Era bello il Primo Maggio di una volta”, scrive Rocco Tancredi, certamente diverso dai Concertoni attuali di Roma e quello ancor più bello dei “Lavoratori Liberi e Pensanti” di Taranto. 

C’erano manifestazioni di piazza e sfilate in città, con papavero in mano e sull’asola della giacca, condito da qualche comizio del politico o sindacalista di turno, con finale festoso di pranzi collettivi a base di vino e panini e qualche banda musicale cittadina 

Piazze, strade cittadine e circoli ARCI, con interventi di politici e sindacalisti, ma tutto si concludeva a vantaggio delle persone, senza alcun danno per organismi viventi, mi permetto di dire. 

Sì, perché il Concertone di Taranto da 13 anni a questa parte si celebra ormai in un parco cittadino chiamato “Archeologico delle Mura Greche”, oggi parco naturale per effetto della piantumazione di centinaia e centinaia di alberi ed arbusti che insieme ad una pletora infinita di erbacee fiorite in primavera sortiscono un ecosistema con buon livello di biodiversità. 

Gli insetti, in particolare, rilevati in gran numero, tra cui lepidotteri, ditteri, coleotteri, ma soprattutto api, apidi, bombi e api solitarie, pronubi e utili all’uomo e all’agricoltura, nel loro insieme formano una “tavola imbandita” per ogni catena alimentare: per gli uccelli, anzitutto, che in primavera se ne cibano in gran numero anche per la presenza di nidiacei. 

Nidi e nidiacei ormai protetti dalle leggi al punto, occorre ricordare, che la distruzione anche di un solo nido con nidiacei potrebbe prefigurare un reato penale. 

Di qui l’equazione: presenza di tanto verde ed insetti = presenza di nidificazioni e nidiacei = incremento per la salute dei cittadini e della biodiversità. 

La reale condizione degli ecosistemi naturali, agrari e cittadini oggi è ben diversa da quella che dipingeva il buon Tancredi, temperature record, ghiacciai che fondono, incendi violenti e distruttivi, perdita di biodiversità, innalzamento del livello dei mari con le nostre coste che vengono erose, alberi della nostra valorosa macchia mediterranea che inaridiscono per le eccessive calure estive, e quant’alto, hanno indotto l’ONU ad emanare un Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), seguito dal Regolamento UE 2024/1991 che mira a ripristinare il 20% delle zone terrestri e marine (pensate) entro il 2030, e tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. 

Di qui il Piano Nazionale di Ripristino (PNR), lo strumento operativo italiano per attuare il predetto Regolamento UE, che il Ministero dell’Ambiente (MASE) dovrà definire a mezzo di una bozza entro settembre 2026: prevede infatti la riqualificazione di aree degradate, l’aumento del verde urbano (a questo proposito noi del CO,RI,TA, ci siamo mossi anzitempo), il rispristino ecologico dei fiumi (lo dobbiamo al nostro Tara…) e delle zone umide, la tutela della biodiversità.  

Desidero qui precisare qual è il valore della biodiversità: questa è il patrimonio delle diverse risorse genetiche che costituisce lo strumento attraverso cui la natura assicura gli equilibri ambientali necessari per la vita e la sopravvivenza sulla Terra, la nostra e quella di tutto ciò che vive. 

Dal recente Word Economic Forum di Davos (Svizzera) arrivano elementi che dovrebbero farci riflettere sia come individui ma anche come Paese e UE, per capire come svolgere al meglio un ruolo che possa ridurre i rischi globali di cui sopra e incrementare le prospettive positive, che pure esistono (questa è la buona notizia) per un futuro, il più sostenibile che si può. 

Quella meno buona è che per circa il 57% degli esperti globali tra 10 anni il mondo sarà in una condizione che definiscono senza mezzi termini “catastrofica” per l’intera umanità, un’indagine questa a cui partecipano ben 1300 esperti del mondo accademico, dei governi, della società civile, persino delle imprese. 

In ordine di rilevanza anzitutto il tema del clima e degli eventi climatici estremi, cui segue quello della perdita di biodiversità e del collasso degli ecosistemi, poi quello del confronto tra aree geopolitiche e le guerre rovinose cui stiamo assistendo, legate ad una fortissima incertezza politica, economica e sociale, seguito a sua volta da quello della polarizzazione tra ricchi e poveri, una condizione umana odiosa e inaccettabile all’interno dei diversi (troppi) Paesi. 

Se poi a tutto questo si aggiungono l’indisponibilità di risorse naturali, la disinformazione e soprattutto i risultati negativi dell’uso dell’intelligenza artificiale, il quadro è (quasi) completo. 

Vorrei chiudere con l’assicurare i miei concittadini, il buon Rocco Tancredi incluso, che nel conferire sommessamente un giudizio negativo alla celebrazione del Concertone in Parco Archeologico, ho cercato solo di far capire come svolgere al meglio un ruolo che possa ecologicamente ridurre i rischi di cui s’è parlato sopra, dando motivo e ragione alle prospettive positive che s’è detto “esistono” per il futuro, nostro e della nostra preziosa Città. 

Valentino Valentini

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