Rapporto Ue - Società del riciclo? Work in progress
Se alcuni stati membri hanno fatto passi da gigante nel campo della prevenzione e del riciclo dei rifiuti, è anche vero che la strada per costruire l’auspicata “società del riciclo”, nella quale i rifiuti diventino una vera risorsa, è ancora lunga. Da Bruxelles arriva uno studio che presenta i risultati raggiunti dagli Stati membri e mette in luce i limiti da superare. Il rapporto evidenzia che nella maggior parte dei paesi la produzione di rifiuti è in crescita oppure stabile, ma aumenta a un ritmo inferiore rispetto alla crescita economica. Nell’arco degli ultimi dieci anni, la quantità di rifiuti solidi urbani (rsu) generati si è stabilizzata attorno ai 524 chilogrammi annui a persona, anche se nello stesso periodo i consumi sono aumentati del 16% circa. Per sottolineare il potenziale di riduzione della quantità di rifiuti, nel rapporto è citato l’esempio degli sprechi alimentari: il 25% del cibo acquistato dalle famiglie in Ue viene gettato nell’immondizia, uno spreco che potrebbe essere evitato almeno nel 60% dei casi, con un risparmio anche economico di circa 500 euro all’anno per famiglia.
I dati diffusi dalla Commissione mostrano grandi differenze tra un paese e l’altro, con tassi di riciclo che vanno da pochi punti percentuali fino al 70%. In alcuni stati membri il ricorso alle discariche è stato quasi azzerato, in altri invece più del 90% dei rifiuti finisce ancora sottoterra. Fra i paesi che hanno raggiunto i migliori risultati nella gestione dei rifiuti spiccano - senza sorprese - Svezia, Norvegia, Germania, Austria, Paesi Bassi e Danimarca. Risultati scarsi invece per l’Europa dell’Est e la Penisola iberica. L’Italia rientra nella categoria intermedia, fra i paesi che hanno mostrato una tendenza positiva ma che hanno ancora molta strada da fare per raggiungere la “società del riciclo”.
La Commissione ritiene da incoraggiare l’adozione di strategie che associano strumenti economici a strumenti legislativi, come negli stati membri che hanno ottenuto i migliori risultati. Ne sono un esempio il divieto di smaltire in discarica rifiuti non trattati e un’efficiente applicazione del concetto di responsabilità del produttore. Inoltre, per favorire il riciclo è necessaria una maggiore coerenza tra il design dei prodotti e le politiche in materia di rifiuti. Infine è fondamentale la sensibilizzazione di tutte le parti della società, perché il rispetto degli obiettivi di riciclo e prevenzione dei rifiuti richiede la collaborazione di tutti.
Riguardo all’attuazione delle direttive europee, dal rapporto emerge che circa il 20% delle procedure d’infrazione avviate contro gli stati membri riguarda proprio il settore dei rifiuti. In più, molti paesi non hanno ancora trasposto nella legislazione nazionale la nuova direttiva quadro, anche se il termine è scaduto il 12 dicembre 2010. La direttiva introduce una chiara gerarchia delle opzioni per la gestione dei rifiuti, mettendo al primo posto la prevenzione, seguita da riutilizzo, riciclo e altre attività di recupero, considerando lo smaltimento in discarica come ultima spiaggia. Gli stati membri sono tenuti ad ammodernare i propri piani di gestione dei rifiuti e ad avviare programmi di prevenzione entro il 2013. Gli obiettivi di riciclo sono fissati al 50% per i rsu e al 70% per i rifiuti del settore edile e devono essere raggiunti entro il 2020.
I dati diffusi dalla Commissione mostrano grandi differenze tra un paese e l’altro, con tassi di riciclo che vanno da pochi punti percentuali fino al 70%. In alcuni stati membri il ricorso alle discariche è stato quasi azzerato, in altri invece più del 90% dei rifiuti finisce ancora sottoterra. Fra i paesi che hanno raggiunto i migliori risultati nella gestione dei rifiuti spiccano - senza sorprese - Svezia, Norvegia, Germania, Austria, Paesi Bassi e Danimarca. Risultati scarsi invece per l’Europa dell’Est e la Penisola iberica. L’Italia rientra nella categoria intermedia, fra i paesi che hanno mostrato una tendenza positiva ma che hanno ancora molta strada da fare per raggiungere la “società del riciclo”.
La Commissione ritiene da incoraggiare l’adozione di strategie che associano strumenti economici a strumenti legislativi, come negli stati membri che hanno ottenuto i migliori risultati. Ne sono un esempio il divieto di smaltire in discarica rifiuti non trattati e un’efficiente applicazione del concetto di responsabilità del produttore. Inoltre, per favorire il riciclo è necessaria una maggiore coerenza tra il design dei prodotti e le politiche in materia di rifiuti. Infine è fondamentale la sensibilizzazione di tutte le parti della società, perché il rispetto degli obiettivi di riciclo e prevenzione dei rifiuti richiede la collaborazione di tutti.
Riguardo all’attuazione delle direttive europee, dal rapporto emerge che circa il 20% delle procedure d’infrazione avviate contro gli stati membri riguarda proprio il settore dei rifiuti. In più, molti paesi non hanno ancora trasposto nella legislazione nazionale la nuova direttiva quadro, anche se il termine è scaduto il 12 dicembre 2010. La direttiva introduce una chiara gerarchia delle opzioni per la gestione dei rifiuti, mettendo al primo posto la prevenzione, seguita da riutilizzo, riciclo e altre attività di recupero, considerando lo smaltimento in discarica come ultima spiaggia. Gli stati membri sono tenuti ad ammodernare i propri piani di gestione dei rifiuti e ad avviare programmi di prevenzione entro il 2013. Gli obiettivi di riciclo sono fissati al 50% per i rsu e al 70% per i rifiuti del settore edile e devono essere raggiunti entro il 2020.
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