Carosino (Taranto) Un anno fa nasceva Donne in Fermento....
un anno fa la nascita del comitato antiviolenza
"donne in fermento" con sede a carosino, corso umberto 104. i
riunisce il gruppo di Carosino in data 2 agosto 2017 per trattare uno degli 8
argomenti dei tavoli di lavoro nazionali del movimento mondiale di “Non una di
meno”. Già nella riunione di maggio come microgruppo avevamo individuato come
elemento comune di discussione il tavolo numero 5: "Percorsi di
fuoriuscita dalla violenza" perché ci porta a parlare di violenza fisica
immediata, che lascia segni indelebili, e quella psicologica, più subdola, che
annienta la vittima a poco a poco, devastandone il fisico e la mente.
Nell’incontro vi erano 8 donne sia di Carosino che dei paesi vicino Taranto, e
donne della stessa città dei due mari. Dalle prime battute è stato messo in
evidenza che alcune del gruppo hanno avuto difficoltà a spiegare ai propri
compagni cosa ci andassero a fare alla riunione. “Cosa ci vai a fare, noi non
abbiamo problemi”, come se i fatti di cronaca e del quotidiano non ci
appartenessero. Non sono casi isolati, c’è spesso questo step da superare per
partecipare a riunioni con temi legati alla violenza sulle donne. sono
argomenti spinosi, danno fastidio, molto fastidio. Discutendo poi sui fatti di
cronaca drammatici viene fuori il luogo comune che commenta casi di donne
uccise o maltrattate: “Non era cattivo, forse lei lo ha provocato, stuzzicato a
tal punto da fargli perdere la ragione”. Per una donna anche alzare la voce è
inadeguato, per un uomo anche uccidere può essere giustificato. Bisogna agire
sull’autostima, si è detto in riunione. Il nostro compagno che ci molesta con
le sue attenzioni eccessive, che noi chiamiamo amore, altro non sono che
controllo presso il nostro luogo di lavoro, cosa facciamo, con chi stiamo fuori
dalle pareti domestiche, fuori dal suo cono visuale; altra strategia è
anticipare le nostre esigenze e ci fa sentire delle persone esclusive, amate
coccolate. Ha invece messo in atto azioni di potere, visto che conosce a
memoria le nostre fragilità. Ha una memoria forte il compagno che manipola, una
intelligenza vigorosa, capace di far crollare a poco a poco le nostre ultime
certezze. Anche con azioni apparentemente stupide: Cosa? Io questa cosa non te
l’ho mai detta” . Invece è stata più volte ripetuta, ma è un modo come un altro
per destabilizzare la vittima. Questo esempio e altri che abbiamo citato
vengono fuori da esperienze realmente vissute da alcune donne del gruppo. Che
altre donne hanno ascoltato e discusso insieme con forte senso di solidarietà e
ricerca di possibili soluzioni. Nelle foto scattate alla fine dell’incontro
emerge in ognuna il sorriso pronto ad accogliere. Sorrisi concentrati e
mescolati con la forza e voglia di lottare per i nostri diritti. Perché ce lo
meritiamo. Ci siamo portate a casa le vite di ognuna di noi, che sono le vite
di tutte con il desiderio di rompere le catene e agire per la trasformazione e
il cambiamento. Non permetteremo a nessuno, ha detto una del gruppo, di rubarci
il sorriso. Un bene che chi vede tutto negativo ci vuole scippare. chi è felice
deve trainare l'altro, non il contrario. Affiora il desiderio di fare, di non
restare in silenzio a guardare, di non arrendersi alla radicata indifferenza,
ai condizionamenti, ai falsi stereotipi. Dice una del gruppo al termine della
discussione e confronto “ é stato un bellissimo incontro, ancora oggi continuo
a riflettere su tutto ciò che ci siamo dette; c è un duro lavoro da fare, noi
ci proviamo. Si colora di luce quel piccolo universo, di donne in fermento, nel
cuore e nelle idee.

grazie all'amico roberto de giorgi
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