Caporalato come si sconfigge, vent'anni dopo Cira e le altre



Le immagini sono su tutti i tabloid, nei TG nazionali...i fatti tragici di Foggia, ripropongono il tema dello sfruttamento della manodopera in agricoltura.

Cambiano i protagonisti, ora sono gli extracomunitari a stare sotto la schiavitù del bisogno, ma per i lavori più pesante delle raccolte di pomodori e patate, per esempio; mentre acinellatura o raccolta fragole ancora vede ragazzine italiane stipare pullman dei caporali. 

Nel 2016, ora sono 22 anni fa, pubblicai il romanzo sociale "Cira e le altre, braccianti e caporali". Un racconto completo che spiega il fenomeno nelle sue radici economiche, descrive il caporale maestro, antesignano dei caporali di oggi, più anarchico e per nulla legato alla malavita che può ben richiamare quelli descritti da Carlo Levi nel suo "Cristo si è fermato a Eboli".  Un caporale che è uno di famiglia, lavora con i braccianti, spiega, forma, li difende dalla tracotanza dei padroni, sono cosa sua.

Un romanzo verista che mostra la beata ignoranza di chi non sa com'è fatto il mondo, come può essere nel caso di Cira, la protagonista, una diciottenne che chiede continuamente notizie sul lavoro, la previdenza, il sindacato. E qui in modo quasi didascalico si comprende il fenomeno anche nella sua evoluzione con l'intervento della malavita organizzata. 

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